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“Ho perso il conto di tutte le poesie che intanto scrivevo a Julie. Alcune divertenti per farla ridere, altre più malinconiche per farla tornare. Lei ogni tanto metteva in ridicolo la letteratura stessa dicendo che avevo del talento e che ero un poeta. Ma io ridevo, ridevo a crepapelle e le dicevo di non chiamarmi più così. I veri poeti erano quelli che non avevano la più pallida idea di cosa fosse la poesia, mentre io ero fin troppo consapevole che la poesia era lei. Ma era così dolce che non le dissi mai nulla.” — Marco Gregò
Ho perso il conto di tutte le poesie che intanto scrivevo a Julie. Alcune divertenti per farla ridere, altre più malinconiche per farla tornare. Lei ogni tanto metteva in ridicolo la letteratura stessa dicendo che avevo del talento e che ero un poeta. Ma io ridevo, ridevo a crepapelle e le dicevo di non chiamarmi più così. I veri poeti erano quelli che non avevano la più pallida idea di cosa fosse la poesia, mentre io ero fin troppo consapevole che la poesia era lei. Ma era così dolce che non le dissi mai nulla.