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“Su piazza Giachery batte il sole, quel pomeriggio. È giugno inoltrato, ed è da aprile che non piove. Lo scirocco è stato impietoso sulla città sin dall’inizio del mese, portando solo sabbia, rossa e densa e irrespirabile, mai una nuvola carica d’acqua per dare sollievo alla terra. Nonostante il vento oggi si sia calmato, il cielo è di quel colore malato, quel giallo itterico e opaco che lo scirocco porta con sé. Manfredi lo fissa quasi sbigottito, ovviamente la sua prima notte di nuovo al mondo deve per forza essere una serata del cazzo, di quelle in cui non è mai davvero notte, perché il rossore dell’aria rende l’atmosfera viola e cupa e si riesce a malapena a respirare, masticando sabbia fra i denti a ogni boccata.” — Chiara D'Agosto
Su piazza Giachery batte il sole, quel pomeriggio. È giugno inoltrato, ed è da aprile che non piove. Lo scirocco è stato impietoso sulla città sin dall’inizio del mese, portando solo sabbia, rossa e densa e irrespirabile, mai una nuvola carica d’acqua per dare sollievo alla terra. Nonostante il vento oggi si sia calmato, il cielo è di quel colore malato, quel giallo itterico e opaco che lo scirocco porta con sé. Manfredi lo fissa quasi sbigottito, ovviamente la sua prima notte di nuovo al mondo deve per forza essere una serata del cazzo, di quelle in cui non è mai davvero notte, perché il rossore dell’aria rende l’atmosfera viola e cupa e si riesce a malapena a respirare, masticando sabbia fra i denti a ogni boccata.