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“Adesso al check-in, alla domanda "corridoio o finestrino?", rispondo "ovunque, purché non sia vicino a un bambini" e la hostess di terra, vittima anch'ella dietro il suo sorriso, mi guarda con comprensione. Entrambe siamo consapevoli che non c'è alcuna possibilità che una creatura di tre anni non rompa i coglioni a nessuno per la durata di un volo di nove ore e ogni mammina che imbarca un pargolo questo lo sa benissimo. È lei a mettere in conto che, in nome della presunta tenerezza che dovrebbe ispirare il suo bambino, le persone che incontrerà sopporteranno senza lamentarsi una quota di molestie che non hanno scelto. Questo tipo di mammina si incazza quando l'attesa tolleranza non si manifesta e cerca di ribaltare il piano delle cose. Diventa giudicante. Stizzita dice: "Ma è un bambini", come fosse il suo lasciapassare per imporlo al mondo. Lo vedo anch'io che è un bambino, dannata mammina, ma è proprio la ragione per cui non dovrebbe essere qui, tra adulti che non hanno e non vogliono bambini o che li hanno responsabilmente affidati ad altre persone pagate per subirli, invece che pretendere che i presenti di un intero ristorante, di un aereo o di uno scompartimento si imprivvisino gratis puericultrici, nonni e babysitter del tuo pargolo irrequieto.” — Michela Murgia