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Quote by Cate Ashwood

“La pelle gli formicolava ancora per il ricordo di quello che era appena successo nel suo letto. Era stordito, il sesso non era mai stato così, prima. Era stata la prima volta anche per lui, non solo per Evan. La prima volta che aveva davvero sentito qualcosa con qualcuno e la prima volta in cui aveva sperimentato qualcosa di più profondo del semplice insieme di azioni per ottenere l’eiaculazione perfetta, ripresa nei dettagli. Con Evan tutto quello non c’era stato. Bran era rimasto totalmente rapito dal giovane, totalmente consumato dall’enormità di quanto fosse perfetta la loro unione.”

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Work

Keeping Sweets

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Author

Cate Ashwood

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“…ancora una volta lo aveva fatto sentire la persona meno attraente del mondo. Il che lo rendeva molto infelice, perché lui aveva bisogno della rassicurazione di essere desiderato da chiunque incontrasse, a prescindere dal genere. Contava molto sul suo bell’aspetto e in fondo sapeva che era il suo unico pregio. Dexter era attraente. La gente si girava a guardarlo quando camminava per strada. Persino un frocio come Kade Macbeth avrebbe dovuto essere in grado di apprezzare la sua bellezza.”

“«So esattamente di che cosa sto parlando. Io sono una minaccia per te.» «Oh, davvero?» ribatté con scherno Dexter. «Sì, davvero. Amo il mio lavoro e amo la mia solitudine. Non mi serve nessuno che mi faccia sentire bene con me stesso. Non mi serve l’approvazione della gente e non mi serve scopare una persona diversa ogni notte. Tu mi invidi.» «Sono invidioso che lo prendi su per il culo?» «Ed ecco che lo fai di nuovo, qui non si parla della mia sessualità,» disse Kade. «Stiamo parlando di te e della tua piccola e penosa vita.»… Era facile sentirsi inferiore rispetto allo scozzese, con il suo aspetto perfetto, la sua serenità nella vita, la sua natura dolce e generosa e le sue maledette battute. Nel suo profondo, sapeva che si sentiva inferiore perché era inferiore. Era la prima volta che si sentiva così in vita sua.”

“«Non so che cosa vuoi, Dexter. Vorrei saperlo. Hai reso evidente la tua repulsione nei miei confronti. Odi i gay e tuttavia fai una cosa del genere con me e poi vuoi analizzarla fin nel minimo dettaglio.» Neanche Dexter sapeva che cosa voleva. Forse si era aspettato che Kade volesse rimanere sdraiato a coccolarlo per un po’ dopo quello che era successo. Forse si era aspettato che fosse più turbato di quanto non era. O forse era semplicemente terrorizzato da come quell’uomo lo faceva sentire…Si sedette sul letto e aspettò. Poi si chinò in avanti verso le ginocchia e appoggiò la testa tra le mani, preparandosi al dolore nel petto. Si chiese perché avesse dentro tutta quella sofferenza e non riuscì a trovare una risposta. Almeno non una che fosse disposto ad accettare.”

“Se Scott mi avesse annunciato di essere un demone del pianeta Herpes giunto sulla Terra per rapirmi, la cosa mi avrebbe sorpreso poco più di quella improvvisa presa di coscienza. Un momento. I demoni arrivano dai pianeti o dall’inferno? E l’aver chiamato il mio demone immaginario come una malattia sessualmente trasmissibile mi avrebbe fatto avere dei crediti extra al mio corso di educazione sanitaria?”

“A venticinque, avevo una bella cerchia di amici, la mia carriera era sulla strada giusta, le scuole superiori erano finite e non avevo più bisogno di qualcuno che mi proteggesse dal mondo o riempisse il mio tempo, altrimenti vuoto. E, cosa ancora più importante, non volevo fare affidamento su qualcuno per poi vederlo andare via senza guardarsi indietro.”

“…ci furono momenti in cui pensai di potermi intrufolare sotto quel freddo esteriore, in cui pensai che il calore tra noi avrebbe potuto sciogliere tutto il ghiaccio una volta per tutte. Ma quando ripenso a lui in quel momento, quando tutto cominciò, nella mia testa vedo quel ragazzo rude e distante… Le persone come lui erano ciò a cui la mia famiglia pensava quando sentiva la parola “gay”: la risata acuta, le sopracciglia perfettamente arcuate, il corpo esile e sottile in mostra in quei vestiti appariscenti. Odiavo essere accomunato a quel tipo di ragazzi, perché non gli assomigliavo per nulla: io sembravo un ragazzo normale.”