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Quote by L.Z.Marie

“Merkabah is translated as either meaning the throne of god or chariot. Both definitions imply a means of spiritual ascension, not a physical one. They only have it partly right.”

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L.Z.Marie

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“Die Nähe der Katze ist gut für den Menschen von ruhiger, betrachtender Lebensart. Dem musischen Menschen leistet die Katze besser Gesellschaft als der Hund. Sie stört die Gedanken, Traüme, Phantasien nicht. Sie ist ihnen sogar günstig durch eine sphinxhafte Ausstrahlung – sie sind dämonenfeindlich. Die Katze hängt nicht an der Person; sie ist treu wie der Hund. Die Katze ist nicht erwähnt in der Bibel.GES. WERKE. Band 11. 422.”

“L'iniziazione comporta che si faccia il vuoto, mentre la tensione cresce. Alla fine anche un granello si sabbia provoca dolore: cade come sulla pelle tesa di un tamburo. La casa viene imbiancata. Là dove il nuovo sopraggiunge deve esserci il vuoto. Anche il sepolcro viene imbiancato. Morire fa parte dell'iniziazione. È la crisi che precede la trasformazione. Un'approfondita analisi di essa da un punto di vista spirituale e morale conduce soltanto fino all'antisala: bisogna viverla. La morte deve essere attraversata, deve aver consacrato la casa. Il ciclone che si annuncia attraverso una crescente depressione non può essere evitato, né di fatto, né su un piano morale e intellettuale - non importa se si tratti di disgrazia personale o cosmica, ovvero della fine del mondo. Solo così è possibile superare entrambe. La strada da percorrere conduce al di là del punto zero, conduce oltre la linea, oltre il muro del tempo, e attraverso di esso. Nella crisi scompaiono le dimensioni; un'altra illusione ottica. La prossimità della morte modifica spazio e tempo. Anche nella cella spoglia della Tebaide, nella capanna nordica, refugium per la meditazione, nella tenda, circondata dalla gelida tormenta che ulula nella tundra, può prendere voce la formula dell'estremo svuotamento: «Dio è morto».”

“Den Ersten Weltkrieg konnte ich noch absolvieren, ohne zu wissen, wie ein Maschinengewehr funktioniert. Zwei Mal meldete ich zu den Fliegern, einmal, weil ich mich mit dem Oberst verkracht hatte, das zweite Mal honoris causa, als der Untergang des Reiches sich abzeichnete. Gewiss hätte ich damit das Feld meiner Stärke verlassen; der Vater sah das viel besser; er sagte:” Du bist Infanterist und must dabei bleiben. Das ist eine gute Sache; zu Fuss kann man sich immer forthelfen.” Das war richtig und gilt für mich noch heute; hundert Schritt zu Fuss sind besser als tausend Kilometer im Flugzeug oder im Automobil.”