Quotessence
Home / Quotes / Quote by A.R. Gurney

Quote by A.R. Gurney

“Andy: Andrew Makepeace Ladd, the Third, accepts with pleasure the kind invitation of Mr. and Mrs. Gilbert Channing Gardner for a birthday party in honor of their daughter Melissa on April 19th, 1937 at half past three o'clock. Melissa: Dear Andy: Thank you for the birthday present. I have a lot of Oz books, but not 'The Lost Princess of Oz.' What made you give me that one? Sincerely yours, Melissa. Andy: I'm answering your letter about the book. When you came into second grade with that stuck-up nurse, you looked like a lost princess. Melissa: I don't believe what you wrote. I think my mother told your mother to get that book. I like the pictures more than the words. Now let's stop writing letters.”

Quote by A.R. Gurney

Work

Love Letters

Browse quotes and source details for this work. more

Author

A.R. Gurney

Browse famous quotes and profile details for A.R. Gurney. more

You May Also Like

“The old man raised both hands, palms toward her. “No, miss, don’t you give it a second thought. The kind of ‘present’ I have in mind is not something tangible, not something with a price tag. To put it simply”—he placed his hands on the desk and took one long, slow breath—”what I would like to do for a lovely young fairy such as you is to grant a wish you might have, to make your wish come true. Anything. Anything at all that you wish for—assuming that you do have such a wish.”

“Passò per vie rumorose piene di luce, per gallerie dalla risonanza profonda, su cui, con rumore di tuono, rotolavano pesantemente i treni e che eran tutte tappezzate di annunzi reclamistici dai colori vistosi, vide splendidi palazzi, e case a quattro piani, strette, con finestre polverose che ammiccavan sulla via sporca; risalì file di strade che si somigliavano come orfanelle o ciechi, condotti in fila. Infine si svegliò lentamente alla realtà, e si sentì vecchia, triste e stanca, per aver vegliato e corso. Miserabili bottegucce si schiacciavano l'un l'altra per mettersi in evidenza: abiti vecchi per i più poveri, biancheria grigia per gli operai, e per tutti viveri a buon mercato. Ceste di pere, dure e verdi, e di prugne, nere e secche, aspettavano di sedurre una clientela infantile, coperte da una rete a maglie strette che le salvava dai ladruncoli. In una botteguccia vide una donna obesa, che con le mani tremanti, secche e gialle, accendeva una lampada a petrolio. Ai suoi piedi un ragazzino la guardava con curiosità, con una carota, mezzo rosicchiata, nella sua mano di bambino sporco. Le strade, i cumuli di mercanzie, le camicie grigie, le pere, la rete, i visi stanchi delle persone, tutto era annerito dalla fuliggine grassa delle locomotive che passavano, brontolando, e dal fumo di tutti i camini degli stabilimenti che erano là, stretti gli uni vicino agli altri, come alberi di una foresta. “Ecco il tuo giorno di festa” pensava Franzi. Ella era ferita e inasprita fino al pianto, come se tutto: la strada grigia, la bruttezza della miseria, la tristezza della povertà, fossero state accumulate in quest'angolo di città straniera per disprezzarla. “Ecco il tuo giorno di festa” diceva in lei una voce chiara. E questa creatura che detestava sognare, che non comprendeva la morte, che non si attaccava che alla realtà, che non voleva conquistare e non desiderava che ciò che si può afferrare, ciò che è vibrante di vita: questa creatura si svegliava qui, nella grigia strada di un quartiere popolare di Praga, Zizkov, che nel crepuscolo confuso di una sera di primavera si prolungava a perdita d'occhio. “Ecco il tuo giorno di festa” pensava Franzi. Ella sentiva che non era solo questo giorno che la condannava, ma la troppo lunga fila di giorni di lavoro, fra cui essa aveva il suo posto: ancora grigio su grigio, come un orfanello in una lunga fila, come un seguito di ore vuote in un mondo vuoto. Vuoto? Non stava più la sua vita sulle ali della musica, la più umana di tutte le arti? Perchè dunque il suo passato restava così freddo, così paurosamente squallido, senza un sorriso, senza un ricordo, senza altro che tante pagine voltate, in un gran quaderno di musica? Aveva sempre suonato per se stessa e per la propria soddisfazione. A finestre e porte chiuse si era ubriacata di musica come di un vizio segreto. Che significato aveva per lei? Tanto? Ancora ieri ella vi aveva trovato consolazione, speranza, entusiasmo e pace, terra e cielo, letizia e dolore. Oggi tutto era lontano. Nessuno mai l'aveva ascoltata; mai nessuna delle sue parole si era riflessa nel sorriso di un'altra creatura; mai nessuno era stato dietro a lei e le aveva passato la mano sulla spalla all'ultimo accordo del pianoforte...”