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“La domanda a questo punto è d'obbligo: perché una parte della comunità LGBTQIA+, esclusa la componente riunita sotto la lettera q, dovrebbe fare resistenza a chi esprime la propria queerness? Il primo motivo è che, se vivi in un mondo che ti nega o ti definisce come anomalia del sistema, gridare «io esisto ed esisto cosí» è un imprescindibile atto di autodeterminazione e di protesta. Da tale bisogno sono nati il Pride e il coming out come pratiche politiche e non è strano che chi ha vissuto la rivelazione di sé come una conquista faccia poi fatica a capire che la non-rivelazione di sé possa esserlo altrettanto. [...] Il secondo motivo l'ha messo a fuoco Chiara Valerio affermando che avere un nome per qualcosa non significa perforza includerla, anzi spesso è il contrario: «Non esistono linguaggi inclusivi. Parlare significa nominare, nominare significa escludere». Anche la parola «queer» esclude dunque qualcosa: è la necessità delle altre definizioni. L'espressione della queerness, considerando superate le categorie del binarismo, sottintende che siano limitanti, e ciò, ovvio, non può piacere a nessunə che se le sia attribuite, specie se per farlo ha dovuto compiere un percorso doloroso.” — Michela Murgia

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La domanda a questo punto è d'obbligo: perché una parte della comunità LGBTQIA+, esclusa la componente riunita sotto la lettera q, dovrebbe fare resistenza a chi esprime la propria queerness? Il primo motivo è che, se vivi in un mondo che ti nega o ti definisce come anomalia del sistema, gridare «io esisto ed esisto cosí» è un imprescindibile atto di autodeterminazione e di protesta. Da tale bisogno sono nati il Pride e il coming out come pratiche politiche e non è strano che chi ha vissuto la rivelazione di sé come una conquista faccia poi fatica a capire che la non-rivelazione di sé possa esserlo altrettanto. [...] Il secondo motivo l'ha messo a fuoco Chiara Valerio affermando che avere un nome per qualcosa non significa perforza includerla, anzi spesso è il contrario: «Non esistono linguaggi inclusivi. Parlare significa nominare, nominare significa escludere». Anche la parola «queer» esclude dunque qualcosa: è la necessità delle altre definizioni. L'espressione della queerness, considerando superate le categorie del binarismo, sottintende che siano limitanti, e ciò, ovvio, non può piacere a nessunə che se le sia attribuite, specie se per farlo ha dovuto compiere un percorso doloroso.
— Michela Murgia