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“Irani, la madre di Kulìa, si avviò a passo deciso verso il centro del villaggio, portando una coppa di infuso del mattino, bollente. Si sedette a fianco alla Madre, la salutò con gentilezza e le offrì la bevanda. - Ti sei svegliata presto, Madre. Bevi. - Avrei voluto svegliarmi prima, figlia. - Perché? - Avrei smesso di sognare. Non era un buon sogno. Tutto era alla rovescia e nessuno rimetteva le cose a posto. - Alla rovescia? Cosa? - Tutto, Irani, tutto era alla rovescia. Le persone, la vita, gli alberi. Le persone giacevano a terra ferite e morte, le donne venivano portate via per i capelli, i bambini sudavano tutto il giorno costretti a lavorare, gli alberi erano grigi e morti, il fumo era dappertutto. - La Madre continuava a stringersi la testa con le mani. Irani non l’aveva mai vista così - Cosa pensi che significhi, Madre? Intorno tutto era così verde, le persone erano in giro per il villaggio o sulla spiaggia, i bambini giocavano, a nessuno sarebbe passato per la testa di trascinare una donna per i capelli. La visione della Madre era la visione dell’impossibile. - Non lo so. Sembra impossibile ma pareva che tutti fossero abituati a vivere alla rovescia, come se fosse normale. Ho visto persone riccamente che davano ordini a persone vestite di stracci e queste si inchinavano. Ho visto donne chiuse da maschi in luoghi da cui non si poteva uscire. Bambini che non avevano cibo. - Madre, ciò è impossibile. Le donne sono le creatrici rispettate da tutti, i bambini mangiano sempre per primi, nessuno si inchina a nessun altro, siamo un popolo di gente libera. - Non capisci, era tutto alla rovescia. Tutto, ti dico. I villaggi non erano villaggi, non finivano mai, continuavano sempre. La campagna era lontana giorni e giorni di marcia. Non c’era un fiume in cui lavarsi, non c’erano orti da coltivare, le persone morivano e altre persone gli passavano accanto senza vederle, le persone non si salutavano, Irani. Le persone non si conoscevano. - Hai sognato ciò che non può essere, Madre. Hai sognato il contrario della vita, della libertà, della gioia. Perché dovrebbe succedere una cosa simile? Chi vorrebbe vivere così? Nessuno, Madre, e non può succedere. - Succederà, l’ho visto e l’ho sentito, le ossa mi fanno male da quanto sto soffrendo. La testa mi scoppia per quello che sto pensando. Non credo che vivrò ancora a lungo, non credo che potrò più dormire. Convoca il consiglio.” — Sara Morace