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“Non è mica la fine del mondo se perdiamo," disse Francis. "Non perderci il sonno." Era questo ciò che odiava di lui - il suo accettare la sconfitta ancora prima che fosse avvenuta. Era il suo modo di consolare il team, supponeva: lui era convinto fosse meglio aspettarsi il peggio e rimanere piacevolmente sorpresi piuttosto che rimanere devastati da una sconfitta inaspettata. Dan pensava che un allenatore non avesse alcun diritto di essere così pessimista. Lei non voleva un allenatore in grado di indorarle la pillola. Ne voleva uno che credesse nell'impossibile. "Non posso permettermi di perdere," gli disse Dan. "Devo arrivare alle finali se spero di attirare l'attenzione di un reclutatore." "Danielle, voglio che tu comprenda una cosa." "Io sono brava," insistette Dan. "Lo sono abbastanza da superare la selezione." "Tu hai molto talento..." "Non sia condiscendente con me, Coach." "Tu sei straordinaria," le disse, "ma essere bravi non è sufficiente. Tu sei una ragazza." "Non significa niente." "Significa tutto, invece. Forse non è giusto, ma così stanno le cose. Gli uomini sono più veloci e hanno più forza. Possono colpire più duramente e lanciare più lontano. E nulla potrà cambiare questo pregiudizio. Se un allenatore fosse costretto a scegliere tra un uomo e una donna, sceglierebbe sempre l'uomo." "Ci sono diverse donne che giocano in squadre universitarie." "Non ho detto che non ci sono," obiettò Francis. "Ho detto che loro sono l'eccezione.” — Nora Sakavic