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“Shun la stava ascoltando, però oltre la finestra, sul marciapiede, c’era un uomo che passeggiava. Lo guardò meglio e vide che aveva qualcosa al guinzaglio. Guardò ancora meglio e capì che si trattava di una pannocchia. La trascinava lasciandosi dietro un solco misto a impronte nella neve. «Lo vedi anche tu?» chiese. «Che cosa?» «Il tizio con la pannocchia.» Miyamura-san guardò. «Non reggono tutti l’alcol come noi.» Shun non riuscì a distogliere lo sguardo. «Lo so che hai ragione», disse infine, «è solo che… beh, è questo il massimo in cui posso sperare?» Stava guardando anche lei fuori, ma ora accigliata, sinceramente confusa. «Perché, Shun, in che cosa speravi?»” — Eleonora C. Caruso
Shun la stava ascoltando, però oltre la finestra, sul marciapiede,
c’era un uomo che passeggiava. Lo guardò meglio e vide che aveva
qualcosa al guinzaglio. Guardò ancora meglio e capì che si trattava
di una pannocchia. La trascinava lasciandosi dietro un solco misto a
impronte nella neve.
«Lo vedi anche tu?» chiese.
«Che cosa?»
«Il tizio con la pannocchia.»
Miyamura-san guardò.
«Non reggono tutti l’alcol come noi.»
Shun non riuscì a distogliere lo sguardo.
«Lo so che hai ragione», disse infine, «è solo che… beh, è questo
il massimo in cui posso sperare?»
Stava guardando anche lei fuori, ma ora accigliata, sinceramente
confusa.
«Perché, Shun, in che cosa speravi?»