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“«Signora, le posso parlare un attimo?» [...] C'era un problema con Gatsby. Lo diceva per il mio bene. Per il mio bene? Che strana espressione. Con tutto il rispetto che aveva nei miei riguardi [...] aveva una lamentela da fare. Contro chi, e perché a me? Contro Gatsby. Gli domandai se avesse per caso sporto una formale denuncia contro il signor Gatsby, e gli rammentai che in ogni caso sarebbe stato inutile, dato che la morte estingue il reato. Ma c'era poco da scherzare. «No, professoressa, non contro il signor Gatsby; contro il romanzo». Era immorale. Insegnava ai giovani le cose sbagliate; avvelenava la loro mente - dovevo essermene senz'altro accorta anch'io. Veramente no, gli dissi. Gli rammentai che Gatsby era un'opera di narrativa, non un manuale di istruzioni per la vita. Di sicuro mi rendevo conto, insistette, che c'era chi prendeva a modello quei romanzi e quei personaggi. Forse il signor Gatsby andava bene per gli americani, ma non per la nostra gioventù rivoluzionaria. [...] Per Nyazi fra la realtà di tutti i giorni e quella immaginata da Fitzgerald non c'era differenza. Il grande Gatsby era un'opera emblematica, parlava dell'America, e l'America per noi era come il veleno. Era così e basta. Dovevamo insegnare agli studenti iraniani a combattere l'immoralità americana. Era serissimo, e in assoluta buona fede.” — Azar Nafisi

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«Signora, le posso parlare un attimo?» [...] C'era un problema con Gatsby. Lo diceva per il mio bene. Per il mio bene? Che strana espressione. Con tutto il rispetto che aveva nei miei riguardi [...] aveva una lamentela da fare. Contro chi, e perché a me? Contro Gatsby. Gli domandai se avesse per caso sporto una formale denuncia contro il signor Gatsby, e gli rammentai che in ogni caso sarebbe stato inutile, dato che la morte estingue il reato. Ma c'era poco da scherzare. «No, professoressa, non contro il signor Gatsby; contro il romanzo». Era immorale. Insegnava ai giovani le cose sbagliate; avvelenava la loro mente - dovevo essermene senz'altro accorta anch'io. Veramente no, gli dissi. Gli rammentai che Gatsby era un'opera di narrativa, non un manuale di istruzioni per la vita. Di sicuro mi rendevo conto, insistette, che c'era chi prendeva a modello quei romanzi e quei personaggi. Forse il signor Gatsby andava bene per gli americani, ma non per la nostra gioventù rivoluzionaria. [...] Per Nyazi fra la realtà di tutti i giorni e quella immaginata da Fitzgerald non c'era differenza. Il grande Gatsby era un'opera emblematica, parlava dell'America, e l'America per noi era come il veleno. Era così e basta. Dovevamo insegnare agli studenti iraniani a combattere l'immoralità americana. Era serissimo, e in assoluta buona fede.
— Azar Nafisi