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Quote by Paul Bamikole

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Paul Bamikole

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“Far to our left I could see a commercial airliner on final approach to Soekarno-Hatta. Far to our right I could see the outline of tall city buildings. The imagery was hard to ignore. In the midst was an impoverished world filled with dangerous radicals. Some believed it was God’s will to crash airplanes into buildings. Some recruited children to self-detonate on buses and in coffee shops. It must be incredibly difficult to hold fast to hope when you live in such a world. It’s also hard to keep faith with humanity when religious ideology is used as an impetus for war. But I also believe that for every war there is a hero … and for me, Jakarta will always be Indira’s city.”

“Oggi penso talvolta che il vicino dell’Elefante poteva essere il futuro ufficiale della Gestapo che lo avrebbe torturato durante gli interrogatori. L’Elefante non era fatto per stare in prigione perché membro di una qualche organizzazione clandestina, non era fatto per sopportare la slogatura delle articolazioni e gli schiaffi né poi, con le gambe rotte dopo un tentativo di fuga nel suicidio, per capire con sollievo, in un resto di consapevolezza, che il suo povero corpo stava morendo. Ma il gioviale Elefante era nato per vivere in armonia e pace, tra gli scherzi bonari e le chiacchierate con gli amici davanti a un bicchiere di vino. Era liberale, scettico e restio alle tentazioni dell’eroismo. A mio parere, la sua morte e quella dei suoi simili grava sui Wandervögel nostri coetanei assai di più della morte di molti giovani fanatici.”