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“Avevano deciso di vedersi direttamente davanti Di Martino 3. “Tre” perché il locale, storico ritrovo palermitano della periferia triste dell’era del sacco della città, era stato incendiato e ricostruito tre volte, fino ad adesso. Le motivazioni intuibili. Il posto, in questa sua terza versione anni duemiladieci, non era altro che un locale ampio, mal illuminato, con una cucina al coperto e tanti tavolini con la tovaglia di carta sotto un gazebo di plastica, riparo per la pioggia e per il sole, a seconda della stagione. Nonostante l’aspetto sempre più trasandato, quello di come se i proprietari si fossero ormai rotti i coglioni di mettere dell’impegno in una cosa che tanto fra un po’ verrà distrutta, il cibo da Di Martino è sempre una garanzia, sin dalla prima apertura. Panini giganteschi, grondanti ogni ben di Dio, frittura asciutta e sporca, come ogni palermitano la gradisce. Proprio quello di cui ha voglia, tanto non gli fa male mettere un po’ di carne sulle ossa.” — Chiara D'Agosto