“Dietro, un villaggio scuro, capanne interamente ricoperte di zolle erbose: sono i primi lapponi che abbiamo incontrati; sono sedentari, ma la loro è una miseria terribile: quanti bambini, tutti rachitici e timidi come leprotti. Quelle capanne hanno uno scheletro di assi sul quale si cominciano ad ammucchiare le zolle, rinforzando il tutto con pietre e paletti. Ci infilano un tubo di lamiera, ed è fatta: dentro ci abita almeno una dozzina di persone. Di cosa vivano non so, ma non mendicano, né rubano; sono biondi e con gli occhi chiari, ma dal taglio degli occhi e dagli zigomi ci si può render conto che questo ormai è un altro mondo. Il timoniere ha ragione: il bosco nordico non ha fine e anche se si tratta di betulle storte e ingobbite, un po' spettrali con i propri tronchi bianchi, o di pinastri radi e nodosi, o di cespugli di ontani e salici nani, anche se si tratta di ceppi e moncherini, un tempo tutto questo è stato un bosco, prima dell'arrivo dell'uomo, di una slavina o di qualche altra catastrofe. A dire il vero è più tundra che bosco; c'è così poca terra che i pali del telegrao non possono essere piantati e devono circondarli di una massicciata per ternerli in piedi. Per miglia di viaggio (parlo naturalmente di miglia marine) non c'è traccia dell'uomo, solo qualche capanna lappone in rovina; eppure al margine della tundra, a un tronco di betulla, è appesa una cassetta postale. Se sapessi chi va a ritirarvi la posta gli manderei gli auguri di Natale e cartoline da diverse città e paesi, per il piacere di farli arrivare a quella casetta solitaria nel bosco nordico” LettersMailTravelling Book:Cesta na sever Source: Cesta na sever