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Un amore di fine secolo

Book by Viviana Giorgi · 2 quotes · New York, New York City, Periodo Vittoriano

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Un amore di fine secolo Quotes

“Dio, che stupido era stato a lasciarsi andare alla collera! Non era così che sarebbe riuscito a proteggerla. Perché, se non poteva averla, almeno avrebbe fatto di tutto per tenerla sotto la sua ala protettrice, come un pulcino indifeso. Per la verità, più che un pulcino indifeso in quel momento gli parve una gatta pronta a graffiare. Quando si decise a parlare, la sua voce uscì controllata e bassa. «Camille, state prendendo questa storia del giornalismo troppo seriamente…» La lingua di lei scattò come una lama acuminata. «Dal momento che mi pagate per farlo, dovreste esserne soddisfatto.» Già. Frank scosse la testa, irritato dalla logica inattaccabile di lei, poi si alzò e si sedette al suo fianco, abbastanza da poterne respirare il calore e il profumo. Per un istante temette che se ne andasse, ma invece rimase ferma, le mani in grembo, lo sguardo basso. «Voi non potete capire, Mr Raleigh…» «Cosa, di grazia?» «Cosa questo lavoro significhi per me…» Lui deglutì, cercando di non rispondere in modo affrettato, cercando di assorbire ogni più piccolo particolare di lei. Le mani sottili, la nuca bianca disegnata da alcuni riccioli sfuggiti allo chignon, il profilo perfetto, le lunghe ciglia, il seno armonioso che si muoveva al ritmo del respiro accelerato. Sospirando, si passò la mano fra i capelli e distolse lo sguardo prima che gli saltassero in testa delle pessime idee. «In effetti, non riesco a capire cosa significhi per voi. Non è che un lavoro, in fondo. Spiegatemelo, vi prego, Miss Brontee.» Con lentezza Camille si girò verso di lui, gli occhi che brillavano. «Ecco… significa tutto.»”

“Da Un Amore di Fine Secolo. In un palco di proscenio alla Metropolitan Oper House di New York. Frank Raleigh sedeva alle spalle di Camille e, come ipnotizzato, faceva correre con lentezza gli occhi su quanto la sua vantaggiosa posizione gli offriva. Capelli di seta, una nuca da accarezzare, spalle tonde e perfette, una schiena elegante e sinuosa avvolta in un abito che, nella sua mente, Camille avrebbe dovuto indossare solo per lui e poi togliersi, solo per lui. Ma era sul collo di Camille che il desiderio di Frank Raleigh si era soffermato durante il primo atto di Traviata: così delicato e bianco, un’irresistibile tentazione per le sue labbra. Il valzer finì, l’atto finì, il sipario si chiuse. E, per una frazione di secondo, il teatro fu avvolto da un buio morbido come il velluto. Fu in quel momento di totale, invitante oscurità, che Frank Raleigh agì con l’istinto aggressivo del predatore che era. Calò le labbra sul collo di Camille e ne assaporò senza delicatezza la morbidezza e il profumo, lasciandole un segno rosso e umido di desiderio sulla pelle. Nel buio del teatro risuonò un esterrefatto e alquanto sgomento «Oh!» E quando dai globi di cristallo la luce riapparve tremula a illuminare la grande platea, Frank Raleigh sorrise fra sé, soddisfatto del suo gesto sconsiderato e poco signorile. Perché, nell’espressione di Camille, che ora lo fronteggiava rossa in viso, furiosa e intimorita, aveva percepito la luce inconfondibile del piacere. «Non osate mai più fare una cosa del genere» sibilò lei a labbra strette, mentre con la stola di seta tentava di celare il marchio che le labbra di Raleigh le avevano impresso sulla pelle. «Al contrario, oserò ancora» sussurrò lui, piegandosi appena appena verso di lei mentre applaudendo fingeva entusiasmo per gli artisti. «E non immaginate neppure quanto vi piacerà.»”