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Quote by Yagisawa Satoshi

“Quando avevo poco meno di vent’anni, conducevo un’esistenza apatica, senza scopo. Mi sentivo fuori posto a scuola come a casa, ed ero sempre chiuso nel mio guscio. Ero troppo sensibile, e questo mi portava a pretendere troppo dagli altri e da me stesso, e al contempo, forse proprio per questo, avevo la sensazione di essere totalmente vuoto. Ero fatto così. Pensavo che al mondo non ci fosse un posto adatto a me.”

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Yagisawa Satoshi

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“Lui inizia a correre in direzione della bestia e poi si ferma e spara ancora, spara e spara e non prende niente, e io penso che se ci fosse stato un lupo arrabbiato lo avrebbe già morso alla faccia, alla gola, all’altezza del mento, allora mi avvicino e lo supero, cerco il cinghiale come se cercassi me stessa. Mi vedo a quattro zampe nel bosco, che tento la fuga dalle responsabilità dei miei quasi delitti, dalle male parole, dai gesti furibondi, dalle dolcezze che non ho saputo dare, dalla tenerezza che non ho potuto ricevere, dal mio futuro, sono io che arranco e mi accuccio e ho il pelo irto e duro, una corazza di animalità coriacea, io grugnisco, io annuso, io non voglio che nessuno mi fermi, mi processi, mi accusi, poi alzo il fucile, che è corpo per me, oggetto vivo, capacità, e prendo la mira, una delle poche cose che so fare e che saprò sempre fare.”

“Di quei dieci comandamenti – volontà di tregua e pace perpetua – io non ne ho rispettato nessuno, ho avuto mesi e anni per mettermi in pari, recuperare gli errori commessi, ma ho procrastinato gli eventi, ogni giorno poteva essere quello dopo, ogni tramonto lo avremmo potuto guardare la sera seguente, ogni perdono poteva restare implicito, nessuno avrebbe prosciugato il lago o avrebbe sradicato il molo, e il coniglio era morto da tempo e tale sarebbe rimasto: morto e sepolto nel giardino sul retro, tra le lattughe e qualche melanzana. [...]non le ho narrato della mia scarsa autostima, la coriacea voglia di offendere e affondare, come se ognuno fosse un pesce e io la mano stretta intorno al suo corpo liscio dentro la grande fontana che è una vita qualunque. Lei ha sempre custodito, nella sua memoria emotiva, la me fantastica e valorosa, la me affabile e sorridente, la me che è vittima e non fa pezzi dei corpi altrui, quella che canta a gola aperta in macchina e legge i libri al fresco dell’ombra, una me fugace, durata il tempo di una stagione, una immagine evanescente, un viso sott’acqua durante una gara di apnee.”