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Autostima Quotes

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Autostima Quotes

“Vuoi deciderti oppure no?" "Ma non posso. Non so perchè mi sento così in colpa..." "Be' è ovvio, ti senti in colpa perchè è la prima volta che fai qualcosa per te e soltanto per te. (...) Almeno tu puoi prendere una decisione. Io no. Come sempre, ho lasciato che la vita decidesse per me. (...) L'unica cosa che ci separa dalla felicità è la paura del cambiamento." (...) "Sapete ragazze? Sono stufa di essere quella forte. A volte ho l'impressione di esistere solo per far sentire meglio gli altri: a partire da mia madre, dalle mie sorelle, dal mio ufficio... Ciao sono Casandra, non preoccuparti, non ti darò problemi, anzi, non ne ho, ma puoi darmi i tuoi".”

“Nessuno si è mai complimentato con me per come mi destreggiavo tra i vari impegni, né l'ho mai preteso. Io stessa, come tutti gli altri, davo per scontata la mia bravura. Se mi sono lasciata prendere da te, e se ho fatto quello che ho fatto, non era perché avevo smesso di amare Guy. Ero solo stanca, avevo smesso di amare tutto ciò che aveva a che fare con la mia bravura. Avevo smesso di amare me stessa.”

“Il successo non è camminare sul tappeto rosso e avere i paparazzi sempre al collo, il successo è un participio passato, è un verbo che semplicemente le dice: è successo! Qualcosa è successo. È possibile! È la dimostrazione che è possibile far succedere le cose, far andare la vita dove vuoi tu. È successo può essere anche solo riuscire a coltivare un bell'orto, o dipingere la casa del colore che vuoi tu, o riuscire a girare l'Europa a piedi. Il successo è solo e soltanto far succedere le cose. Lei si prepari, perché si vede benissimo che ne farà succedere tante.”

“Io...voglio essere come gli altri" risposi. Lui scosse la testa. "Non sono un dottore. E nemmeno un mago. Questo lo sai." "Sì. Però... voglio il rispetto" spiegai. "Voglio che gli altri non vedano il gattino che sono fuori, ma la tigre che sono dentro. Voglio essere rispettato." Kenwa annuì. "Questo lo possiamo fare. Ma ricorda, Shotaro, che la tigre e il gattino dovranno imparare a convivere, o la belva ti divorerà piano piano dall'interno, portandoti all'infelicità.”

“Di quei dieci comandamenti – volontà di tregua e pace perpetua – io non ne ho rispettato nessuno, ho avuto mesi e anni per mettermi in pari, recuperare gli errori commessi, ma ho procrastinato gli eventi, ogni giorno poteva essere quello dopo, ogni tramonto lo avremmo potuto guardare la sera seguente, ogni perdono poteva restare implicito, nessuno avrebbe prosciugato il lago o avrebbe sradicato il molo, e il coniglio era morto da tempo e tale sarebbe rimasto: morto e sepolto nel giardino sul retro, tra le lattughe e qualche melanzana. [...]non le ho narrato della mia scarsa autostima, la coriacea voglia di offendere e affondare, come se ognuno fosse un pesce e io la mano stretta intorno al suo corpo liscio dentro la grande fontana che è una vita qualunque. Lei ha sempre custodito, nella sua memoria emotiva, la me fantastica e valorosa, la me affabile e sorridente, la me che è vittima e non fa pezzi dei corpi altrui, quella che canta a gola aperta in macchina e legge i libri al fresco dell’ombra, una me fugace, durata il tempo di una stagione, una immagine evanescente, un viso sott’acqua durante una gara di apnee.”