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Essere Quotes

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Essere Quotes

“Tu sei venuto per conoscere tutto! Tu sei venuto per amare tutto! Per strappare al gran buco del non-essere, le cose e chiamarle al viaggio, alla luce. Per questo sei qui. Per conoscere tutto: case, strade, corridoi, galere, orologi, vette, animali, batteri, metalli, pietre, amori, ogni moto di un cuore, anche il suo massimo strazio, e poi cattedrali, ponti, numeri, colori, atomi, particelle, velocità, formule. Per questo sei qui. Per amare tutto.”

“Quand'è che quello spirito ha cominciato a cambiare? Quando hanno cominciato a cambiare loro? O hanno semplicemente smesso di essere come avrebbero voluto essere, E sono tornate a essere come sono? A che punto il gioco dell'invenzione si è trasformato in sforzo di costruzione, impegno dopo impegno, vincolo dopo vincolo? Quand'è che la leggerezza si è trasformata in peso?”

“Naturalmente la distinzione/congiunzione tra essere ed esistenza riguarda tutti gli esseri umani, e la potenziale priorità dell'essere concreto per vivere meglio concerne gli uomini non meno che le donne, seppure con diversi accenti. Nulla vieta a noi maschi - le lettrici e i lettori mi permetteranno questa riflessione di genere, in questo caso maschile - di poter riacquistare una giusta postura al riguardo. Nulla lo vieta se non la stessa terribile scelta millenaria di separazione, di oppressione nei confronti del genere femminile di cui siamo, anche inconsapevolmente protagonisti - e l'inconsapevolezza non è mai stata una scusa per un pensiero virtuoso. Allora, nessun senso di colpa: se proviamo a sentire, a pensare, a volere, a poter vivere diversamente la specie e quindi innanzitutto il genere femminile - per noi maschi significa capirne la positività, provare ad imparare da esso suscitandone gli insegnamenti e quindi, perché ne è un aspetto costitutivo, rispettandolo come genere primo -, se riusciremo in questo miglioreremo noi stessi, liberandoci da tare storiche acquisite, di cui non possiamo essere elettivamente responsabili in prima persona ma che tendiamo a riverberare e perpetuare. Conquistare una visione concreta della specie e dei generi, innanzitutto del genere femminile, vuol dire anche, e con crescente importanza, provare ad elaborare un'ontica e un'ontologia femminile (per ontica intendo il concreto dell'essere e per ontologia la potenzialità dell'essere). Elaborare un'ontica e un'ontologia del genere femminile significa andare alle radici di un'ontica e un'ontologia concretamente intese dell'umanità tutta, e concretamente vuol dire inseparabile dall'esistenza e dal vissuto, inseparabile dalle scelte che si operano, dai valori morali ed etici che si scelgono. E perciò stesso certamente è anche un problema filosofico, e non solo: è un problema di teoresi complessiva, un problema - e un bel problema - della vita.”

“Ma questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce. La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri.”

“Chi siamo davvero? E se la verità fosse altrove, diversa rispetto a quello che pensiamo? E se la parte autentica di ognuno di noi fosse nascosta proprio finché ci sforziamo di controllare tutto, perché ci sono tante cose da fare e non possiamo permetterci il lusso di essere, semplicemente essere, stanchi, depressi, svogliato, capricciosi, noiosi, persino sbagliati e dementi, ecco sì, questo: dementi?”

“Tutti noi soffriamo di una malattia, di una malattia di base, per così dire, che è inseparabile da ciò che siamo e che, in un certo modo, fa ciò che siamo, se anzi non è più esatto dire che ciascuno di noi è la propria malattia, per causa sua siamo così poco, così come per causa sua riusciamo ad essere tanto, tra una cosa e l'altra la scelta la faccia il diavolo.”

“Io...voglio essere come gli altri" risposi. Lui scosse la testa. "Non sono un dottore. E nemmeno un mago. Questo lo sai." "Sì. Però... voglio il rispetto" spiegai. "Voglio che gli altri non vedano il gattino che sono fuori, ma la tigre che sono dentro. Voglio essere rispettato." Kenwa annuì. "Questo lo possiamo fare. Ma ricorda, Shotaro, che la tigre e il gattino dovranno imparare a convivere, o la belva ti divorerà piano piano dall'interno, portandoti all'infelicità.”