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Tempo Quotes

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Tempo Quotes

“È tutto cosi strano. Non so come spiegarlo bene. Ma ho la sensazione che manchi qualcosa. Mi sembra che le cose attorno a me comincino a scomparire, eppure c'è tutto. La mia casa è sempre la stessa ma qualcosa non è al suo posto. I miei ricordi hanno delle falle, dei vuoti. Forse mi sto solo creando problemi che non esistono. Oggi pomeriggio devo andare al lavoro, ne ho voglia. È come se oltre ai vuoti di memoria avessi iniziato a perdere anche la voglia di fare, mi appare tutto cosi inutile. Oggi è mercoledì, dopo il lavoro avevo un impegno ma... non ricordo quale.. spero passi in fretta questo periodo. Forse è solo stress. Fa questi brutti effetti lo stress? Mi sento come dentro un'enorme clessidra, il tempo passa ed io non mi sposto di un millimetro e quello che mi lascio alle spalle è semplice sabbia.”

“Mas o tempo… o tempo primeiro fixa-nos e depois confunde-nos. Pensávamos que estávamos a ser adultos quando estávamos só a ser prudentes. Imaginávamos que estávamos a ser responsáveis, mas estávamos só a ser cobardes. Aquilo a que chamávamos realismo acabava por ser uma maneira de evitar as coisas e não de as enfrentar. Tempo… deem-nos tempo suficiente e as nossas decisões mais fundamentadas parecerão instáveis e as nossas certezas, bizarras.”

“Il tempo stava cambiando. Nuvoloni grigi spuntavano minacciosi dietro la cerchia dei monti alle spalle della città; lì il cielo era livido. Una grossa nuvola coprì il sole e la terrazza si oscurò all'improvviso. Il barone sollevò gli occhi malati e li puntò su Monte Pellegrino. Lo vedeva sfocato in lontananza, stagliato contro il cielo: ma il monte aveva già cambiato colore. Nuove sfumature - blu, viola - lo rendevano austero e minaccioso. Quella montagna dalle proporzioni perfette e dalla solida bellezza era il guardiano del golfo: una mitica fiera accovacciata e immersa a metà nel mare - groppa e gambe emergevano nelle loro forme angolose -, ma pronta a trarsi dal sonno e a drizzarsi contro chi osasse avvicinarsi alla città. Domenico Safamita amava Palermo d'una passione quasi fisica. "Si distruggono monasteri, palazzi, si sventrano quartieri. Non importa che manchi l'acqua, che le fognature siano rudimentali o inesistenti, che il popolino viva in tuguri e muoia di fame e malattie: i palermitani vogliono un nuovo grandioso teatro lirico. Sempre più bella e più abietta, mai come ora Palermo si rivela magnifica e compiaciuta di aver mantenuto la sua identità di città superlativamente cortigiana. A Palermo anche le pietre sudano sensualità." Sulla sinistra la nuova strada, larghissima, finiva a mare. Lì sembrava essere calata la notte e l'acqua era cosparsa di puntini luccicanti: le prime lampare dei pescatori. La nuvola scivolò dal sole e tutto ritornò come prima: il mare era una macchia scura senza bagliori, Monte Pellegrino, appena rosato, si stagliava netto e benigno.”

“A forza di soffrire per te ho contratto un debito intellettuale nei confronti del tempo che attraverso. Sono un militante del pensiero critico. Mi attirano libri che fino a qualche tempo fa m’innervosivano solo a leggerne il titolo. Sei compatibile con tutto: con il privato, il pubblico, la politica, l’etica, l’estetica, la religione, la musica, la letteratura, il cinema, il teatro, l’informazione, la tecnologia, la pubblicità dei pannolini e persino quella delle macchine. Ogni cosa è compromessa con te. E io sono obbligato a speculare su tutto, perché tutto ti riguarda. Sei ovunque, tranne dove vorrei che fossi. Indovina dove.”

“Descobri que a minha obsessão de que cada coisa estivesse no seu lugar, cada assunto no seu tempo, cada palavra no seu estilo, não era o prémio merecido de uma mente ordenada mas, pelo contrário, um sistema completo de simulação inventado por mim para ocultar a desordem da minha natureza. Descobri que não sou disciplinado por virtude, mas como reacção contra a minha negligência; que pareço generoso para encobrir a minha mesquinhez, que passo por prudente por ser pessimista, que sou conciliador para não sucumbir às minhas cóleras reprimidas, que só sou pontual para que não se saiba que pouco me importa o tempo alheio. Descobri, por fim, que o amor não é um estado de alma mas um signo do Zodíaco.”

“«Sai niente sulle stelle?» «Intende in astronomia?» Annuì. «Spesso ci dimentichiamo che sono lontane anni luce. La luce delle stelle che ora ammiriamo nel cielo proviene dal passato, è stata emessa migliaia di anni luce fa. Quando le navi solcavano i mari facendosi guidare dalle stelle, i navigatori cercavano letteralmente il futuro studiando il passato.»”

“La sa una cosa? Mi sono sempre chiesta cosa faremo tra mille, duemila, diecimila anni con tutte queste cianfrusaglie. Voglio dire, più passa il tempo e più riusciamo ad andare indietro, a ritrovare oggetti di un passato sempre più lontano cui far posto, e mentre troviamo quelli del passato, produciamo altre tonnellate di cose senza senso da trasformare in oggetti interessanti non appena sarà passato abbastanza tempo da quando sono stati prodotti. Che poi il tempo che deve passare per rendere interessante un oggetto banale oramai è sempre minore. Cento anni, cinquant’anni, vent’anni, un anno, due estati fa. Ora un disco dell’estate scorsa è già un cimelio, c’è già chi lo ha raccolto e chi sta progettando una mostra di dischi di un’estate fa. Ma perché poi? A un certo punto non ci sarà più spazio per il tempo! O no? Voglio dire, come faremo poi a decidere cosa tenere e cosa distruggere quando il nostro passato sarà così lungo e puzzolente da avere occupato ogni spazio possibile? Quando non ci sarà spazio per costruire nuove case perché tutte quelle che ci sono saranno diventate patrimonio dei Beni culturali e di loro non sarà rimasta che la facciata, quando saranno tarlate dalla modernità che scava dentro le case, che le riduce ad asfittici antri levigati che si aprono su balconcini dell’Ottocento, su cavedi ingrigiti dai cadaveri di piccioni? Non converrebbe buttare via tutto subito?”

“Armanoush le guardò una per una una, confusa. Era sollevata nel vedere che non avevano preso male la storia, ma a quel punto cominciava a dubitare che l'avessero davvero compresa. Certo, non si erano rifiutate di crederle e neppure l'avevano attaccata con argomentazioni contrarie: anzi, l'avevano ascoltata con grande attenzione e sembravano colpite, Ma era tutta lì la loro commiserazione? E, di preciso, lei cosa si era spettata da loro? Armanoush non sapeva cosa pensare, e si chiedeva se parlandone con un gruppo di intellettuali avrebbe ottenuto una reazione diversa. Lentamente si rese conto che forse si era aspettata un'ammissione di colpa, se non addirittura delle scuse. Però quelle scuse non erano venute, e non perché le sue ospiti non fossero partecipi, ma perché non vedevano nessun collegamento fra loro e il crimine che era stato perpetrato. Come armena, Armanoush incarnava lo spirito della propria gente da generazioni e generazioni, mentre a quanto pareva il popolo turco non possedeva la stessa nozione di continuità con la propria ascendenza. Armeni e turchi vivevano in ordinamenti temporali diversi. Per i primi, il tempo era un continuum in cui il passato viveva nel presente e il presente generava il futuro. Per i secondi, invece, il tempo sembrava essere una linea spezzata: a un certo punto il passato finiva, e da quel punto cominciava il presente, e in mezzo non c'era altro che uno strappo.”

“Você desencarcera-se da carne vertendo-te da pele em calor e através de ti eu, metal de memória assumo o tempo perdido, prometido e sim. Você desemaranha-se das entranhas vertendo-te da boca aos ouvidos em música e através de ti eu, anfiteatro de sombras estreio o tempo perdido, prometido e sim. Você se desprende do corpo vertendo-te pelos poros em perfume e através de ti eu, abelha operária teço o tempo perdido, prometido e sim. Você se descola da parede celular vertendo-te às bochechas em tempero e através de ti eu, devorador de mundos saboreio o tempo perdido, prometido e sim. Você se desencana do condicionamento te atravessando até mim por entre visões e através de ti eu, visionário das eternidades cegas contemplo o espaço descoberto, realizado e nu e não!”

“Buon giorno», disse il piccolo principe. «Buon giorno», disse il mercante. Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete... Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere. «Perché vendi questa roba?» disse il piccolo principe. «E' una grossa economia di tempo», disse il mercante. «Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmia1no cinquantatré minuti alla settimana». «E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?» «Se ne fa quel che si vuole...» «Io», disse il piccolo principe, «se avessi cinquantatré minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana...»”

“È così semplice con gli oggetti, li puoi sostituire quando sono rotti. Ma con le persone non funziona in questo modo perché, quando vengono distrutte, non hanno un modo per ripararsi, per cambiare i loro pezzi andati in frantumi. Possono solo aspettare che il tempo faccia il suo corso, che lenisca le ferite, ma nel momento in cui perdono troppi frammenti si sentono troppo tristi, troppo stanchi, troppo... hai capito cosa intendo? Non è facile, per noi esseri umani.”

“A imagem imóvel da fotografia — fragmento retido do tempo — provoca outro tipo de envolvimento. Ela nos ilude com a sensação de poder interromper o fluxo do tempo, possibilita o prazer voyeurístico de devassar o passado numa imagem parada, disponível e eterna. Ela nos ilude com a verossimilhança capaz de confundir a imagem com a coisa fotografada. É impossível separar a fotografia do tema fotografado, mas ela não é o tema, é apenas o vestígio deixado por ele no momento mágico do clic”

“Mais que um órgão que toca fundo no peito, Esse sujeito, o coração não é uma couraça Feita de vidraça, Mas uma chama que reclama carinho, respeito, amor... É eterna, é sincera, Mas quando ama, vai laceando e lança um laço Logo ali, bem lá, no compasso, bem feito, E se torna de sujeito a suspeito, e quando sofre se dilacera, em virtudes de vertigens e descompasso... e so sossega, sofrego em sacolejos, no mesmo leito onde o divino com um traço de rebeldia o seu destino entrega. E ali ele sofre em quimeras. E com o passar das eras e das iras eu diria ao mesmo tempo que desacelera ele ganha em sabedoria...”

“È normale,” dice rispondendo alla mia muta richiesta di spiegazioni “non lo sai che le donne incinte hanno voglie e strani pensieri? Il blu non lo posso vedere, fallo sparire da questa casa.” Ora, di cose blu non ce ne sono poi molte – in realtà in questa casa non ci sono molte cose e basta. Ciononostante ho dovuto nascondere il maglione di lana grezza di papà, quello che lui mi aveva messo addosso l’ultima notte della sua vita e che avevo sempre indossato da quel giorno. Adesso sta in fondo a un cassetto, insieme a una tovaglia, una spazzola, due tazze senza manico e una cornice da specchio. Tutti oggetti blu, come le lancette dell’orologio fermo che tuttavia, rischiando, ho lasciato al loro posto. Spero che lei non se ne accorga, e confido che prima o poi quelle dannate lancette riprendano a muoversi.”

“La natura è stata il nostro primo orologio e continua a scandire il tempo per coloro che se ne accorgono. Sono state la convivenza e la frequentazione diretta con la natura a far sì che l’umanità sviluppasse i segnatempo. Se gli orologi scandiscono le ore, allora il nostro primo orologio è stato interno. Potremmo dire che l’orologio è il risultato dello sforzo di allineare la nostra percezione del tempo con ciò che osservavamo nel mondo circostante.”

“Domani, domani e domani, avanza a poco a poco, giorno dopo giorno, verso l’ultima sillaba del copione, e tutti i nostri ieri avranno illuminato a degli sciocchi la polverosa via della morte. Spegniti, spegniti, breve candela! La vita non è che un’ombra che cammina, un povero attore che si pavoneggia e si agita su un palcoscenico per il tempo a lui assegnato, e poi nulla più s’ode: è un racconto narrato da un idiota, pieno di rumori e strepiti che non significano nulla.”

“Se você começar a estalar os dedos agora e estalá-los 98.463.077 vezes sem parar, o sol irá subir e se por, e o céu ficará escuro e a noite vai avançar, e todos estarão dormindo enquanto você continuar estalando os dedos até que, finalmente, um pouco depois do amanhecer, depois de contar o seu 98.463.077º estalar de dedos, você vai experimentar a sensação verdadeiramente íntima de estar consciente e saber exatamente como passou cada momento de um dia de sua vida.' [...] O experimento hipotético que havia proposto era extravagante, mas a premissa era simples. Tudo no universo está em constante mudança, nada fica igual, e nós precisamos compreender a rapidez com que o tempo passa se quisermos despertar e começar a viver realmente as nossas vidas. 'É isso que significa ser um ser-tempo', a velha Jiko me disse, e depois estalou mais uma vez os dedos tortos. 'Até que isso basta e você morre.”