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Sogni Quotes

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Sogni Quotes

“Love thou thy dream All base love scorning, Love thou the wind And here take warning That dreams alone can truly be, For 'tis in dream I come to thee. Ezra Pound, The Song trad. Ungaretti: Ama il tuo sogno Ama il tuo sogno Ogni inferiore amore disprezzando, Il vento ama Ed accorgiti qui Che i sogni solo possono veramente essere, Perciò in sogno a raggiungerti m’avvio.”

“Io non ho amici magici, ne ho di pochi e buoni ed è così che oggi vedo il sogno: un amico sincero che ti dice cose che sai già ma che, forse, alle volte non vuoi vedere”

“Una mattina aveva smesso di parlarne - un bel giorno i sogni li riconosciamo, sappiamo cosa ci dicono, sappiamo a chi si rivolgono dentro di noi. E allora non possiamo più condividerli, stupircene con chi ci è vicino. La sola cosa che possiamo fare è lasciare che l'onda d'urto che producono dentro di noi si diffonda, dilaghi e ci lasci inebetiti, nell'eco delle parole che hanno pronunciato e che agiscono in noi da molto lontano, riportandoci a un periodo della nostra vita che credevamo morto e dimenticato.”

“Da adolescente aspiravo all’infinito. Non lo sapevo, non me lo formulavo così, ma si trattava di questo. Non ho fatto altro che pagare, per tale aspirazione, ciò che la vita mi ha richiesto. Ed è giusto che si paghi per un’illusione così smisurata, per le ansie senza limiti. Solo molto più tardi scoprirò che l’infinito è soltanto la ricerca dell’infinito. E che le mie furono sempre piccole ansie d’infinito.”

“Che cos'è l'insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni? L'uomo che non dorme - da qualche mese a questa parte ho fin troppe occasioni di constatarlo su me stesso - si rifiuta più o meno consapevolmente di affidarsi al flusso delle cose.”

“- Che cosa non darei per tornare alla vostra età - proruppe ella una volta, con un’amarezza che, per quanto diluita nella vastità consueta del suo garbo, non riusciva così a celarsi del tutto. - Se soltanto potessi ricominciare... se potessi aver la vita davanti! - La vita è ancora davanti a voi - rispose Isabel in tono gentile, perché era vagamente sbigottita. - No; la parte migliore se n’è andata, e se n’è andata per niente. - Non per niente, ne sono certa - disse Isabel. - Perché no... che mi resta? Né marito, né figli, né fortuna, né posizione, né le tracce di una bellezza che non ho mai avuto. - Avete molti amici, mia cara. - Non ne sono sicura! - esclamò Madame Merle. - Oh, vi sbagliate. Avete ricordi, pregi, talento...Ma Madame Merle la interruppe. - Che cosa mi ha fruttato il mio talento? Niente, se non la necessità di farne un uso continuo per trascorrere le ore, gli anni, per ingannare me stessa con qualche pretesto di varietà, di oblìo. In quanto ai miei pregi e ai miei ricordi, meno se ne parla e meglio è. Sarete amica mia finché non troverete da fare un uso migliore della vostra amicizia. - Starà a voi badare che non lo faccia - disse Isabel. - Sì; vorrei tentare di non perdervi. - E la sua compagna la fissò gravemente. - Quando dico che mi piacerebbe avere i vostri anni, intendo dire con le vostre qualità: franca, generosa, sincera come voi. In tal caso avrei fatto qualcosa di meglio della mia vita. - Che cosa vi sarebbe piaciuto fare e non avete fatto?[...] - Sono molto ambiziosa! - rispose alla fine. - E le vostre ambizioni non sono state appagate? Dovevano essere grandi. - Erano grandi. Parlandone mi renderei ridicola. Isabel si chiedeva quali mai avessero potuto essere... se Madame Merle avesse aspirato a portare una corona. - Non so quale possa essere la vostra idea del successo, ma a me sembra che lo abbiate avuto. Per me siete proprio una splendida immagine del successo. Madame Merle lasciò cadere la musica con un sorriso. - Qual è la vostra idea del successo? - Ritenete evidentemente che debba essere un’idea molto banale. E di vedere avverarsi qualche sogno di gioventù. - Oh - esclamò Madame Merle - e io non l’ho mai capito! Ma i miei sogni erano così grandi... così assurdi. Il cielo mi perdoni, sto sognando ancora! - E si voltò verso il piano e cominciò a suonare con trasporto. L’indomani disse a Isabel che aveva dato una definizione molto bella ma spaventosamente triste del successo. A misurare con tale metro, chi mai aveva avuto successo? I sogni di gioventù, che cose incantevoli, divine! Chi mai li aveva veduti farsi realtà? - Io stessa... qualcuno l’ho visto avverarsi - si arrischiò a rispondere Isabel. - Di già? Dovevano essere sogni del giorno prima. - Ho cominciato molto presto a sognare - sorrise Isabel. - Oh, se intendete le aspirazioni della fanciullezza... di avere una sciarpa rosa e una bambola che chiude gli occhi... - No, non voglio dir questo. - O un giovane con splendidi baffi che vi cade in ginocchio dinanzi. - No, nemmeno questo - dichiarò Isabel con foga ancor più grande. Madame Merle parve notare il suo ardore. - Sospetto che intendiate proprio questo. Tutte noi abbiamo avuto un giovane coi baffi. È il giovane inevitabile; non conta.”

“Verde è il più piccolo. Ed è pieno di storie. Così tante storie che sarebbe difficile sceglierne una da raccontare. Così tante storie che per lui è difficile scegliere quella da vivere. Potrebbe essere un poeta, o uno scrittore e io allora ti racconterei delle sue poesie e delle sue parole. Potrebbe essere un ingegnere , o un in un esperto di statistica e adesso si alzerebbe per snocciolare a moria tutti i dati che ha raccolto sul mondo e le impressioni che ha. Potrebbe essere un viaggiatore, zaino in spalla, che si è da mesi in un paesino in Siberia e non sa più come, quando e se tornare. Potrebbe essere un ragazzo qualsiasi, come tutti in cerca di una strada e di un futuro. Come tutti impaurito da un mondo cosi grande da far perdere il fiato. Verde di fiato non ne ha. Ha sempre ammirato quelli che avevano davanti una strada sola, quelli convinti, quelli che da grande voglio fare il medico e inizio a studiare anatomia dal primo liceo. È tanto più difficile essere tante cose, essere tante storie. Così difficile che a volte si può decidere di non essere. Per non deludere nessuno, per non deludere il futuro, si può decidere di non far succedere esattamente niente. Questo è Verde. Seduto con le gambe a penzoloni sul ciglio della vita, quello che separa le scarpe da ginnastica, dalle scarpe del completo. Con una birra in mano e una ragazza a fianco che sa accarezzare i suoi dubbi, Verde guarda là in fondo i suoi tre amici che si sbattono, che crescono, cambiano, si sostituiscono a loro stessi ogni giorno ed è un processo affascinante, pericoloso e bello da guardare. Come il nuotare solitario di una balena. Splendida. Enorme. Spaventosa. Il suo incedere smuove l'oceano e tutti i pesci in qualche modo si adeguano. È. cosi bello osservarla da lì su, aspettando il momento giusto per tuffarsi, per perdere sé stessi nella corrente, insieme agli altri. I giorni però passano uguali e il momento non è mai quello giusto.”

“Artisti Italiani, spesso Big, che su canali nazionali s'inventano storie di carriere immaginarie in America, solo perché ci sono stati 7/10 giorni e per lo piu' per vacanza, perché il Mercato Italiano non ha piu niente da offrire se non Sanremo. Ed io che nel frattempo, in America ci torno almeno 15 volte l'anno, da 10 anni, e mentre loro parlano "dicendo cose", io ho completato un altro progetto. Chissà cosa mangiano I sogni che restano dentro, per diventare poi così giganti.”

“Forse la verità è che i sogni non s'infrangono, si sgretolano, e il più delle volte succede per distrazione, perché per qualche ragione ci si dimentica proprio di averli, dei sogni. Allo stesso modo, non c'è un momento in cui i sogni si avverano. Semplicemente si costruiscono, e col tempo ci si accorge che non sono affatto sogni, sono progetti concreti, tutto qui.”

“Sognò alberi che gelavano, che esplodevano nella notte; sognò lupi al galoppo lungo un crinale e labirinti in miniatura sotto la neve. Forse, pensò in seguito, erano in realtà i sogni degli insetti, che percorrevano l’aria gelida tra lui e loro lungo fili invisibili. Forse erano lì da sempre e solo ora riusciva a sintonizzarcisi, come se si trovasse ancora sulla spiaggia e vagasse tra le frequenze con la radiolina a onde corte. I sogni da letargo degli insetti: cristalli di ghiaccio sotto l’esoscheletro, dentro i minuscoli organi, il sangue sospeso in filigrane, coroncine, diademi. Ognuno a sognare il giorno in cui sarebbe arrivato il disgelo, in cui il sole li avrebbe raggiunti nel tronco o bozzolo o galleria e li avrebbe accesi come una lampada.”