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Letteratura Russa Quotes

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Letteratura Russa Quotes

“Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco che sembrava irrevocabile si muta in -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. E' stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; il verdetto del giudice, del dottore, del console, è stato riviato. Una voce ci avverte che non tutto è perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di prima di spedirci nel baratro.”

“Uno che ha ragione non ha niente da raccontare. Quelli che hanno delle cose da raccontare sono quelli che hanno torto. 'Siccome tutti i posti dalla parte della ragione erano occupati, ci siamo seduti dalla parte del torto', deve aver detto nel secolo scorso un commediografo tedesco. E perché tutti noi, lettori di Delitto e Castigo, siamo solidali con Raskolnikov? Perché facciamo il tifo per lui e nessuno si dispiace per la vecchia usuraia? Perché la letteratura, il romanzo, è sempre dalla parte del torto. Non nasce nelle corti, nasce nelle piazze dei saltimbanchi, nelle case dei malati, dei cialtroni, degli zingari, dei ladri, dei truffatori, dei briganti, [...], dei mostri, degli idioti.”

“Il sognatore, se occorre una definizione precisa, non è un uomo ma, sapete, una specie di essere neutro. Si stabilisce prevalentemente in un cantuccio inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno, e ogni volta che si addentra nel suo cantuccio, vi aderisce come la chiocciola al guscio, e diventa simile a quell'animale divertente chiamato tartaruga, che è nello stesso tempo un animale e una casa.”

“«Esistono a Pietroburgo, Nasten'ka, alcuni strani cantucci, anche se voi non li conoscete. In quei luoghi sembra che non giunga quel sole che rifulge per tutti gli abitanti di Pietroburgo, ma un altro sole, come ordinato appositamente per quei cantucci, e risplende di una luce diversa, particolare. In quei cantucci, cara Nasten'ka, sembra svolgersi una vita diversa, non somigliante affatto a quella che ribolle intorno a noi, una vita come potrebbe svolgersi nel trentesimo regno di fiaba e non da noi, nella nostra epoca così seria e così dura. Ecco, questa vita è un miscuglio di elementi puramente fantastici, ardentemente ideali e, ahimè, Nasten'ka, di elementi banalmente prosaici e abitudinari, per non dire inverosimilmente volgari.»”

“Se è da me che sei venuto, perché non mi hai salutato, ex esattore dei tributi?" proferì Woland severamente. "Perché non voglio la tua salute." "Dovrai fartene una ragione," ribatté Woland, e un sorriso di scherno gli torse la bocca. "Non hai fatto in tempo a comparire sul tetto, che già hai commesso uno sciocco errore, e ti dirò qual è: l'intonazione della tua voce. Hai pronunciato le tue parole come se non riconoscessi l'esistenza delle ombre, e nemmeno del male. Non vuoi invece essere così buono da riflettere sulla questione: che cosa avrebbe fatto il tuo bene, se non fosse esistito il male, e che aspetto avrebbe la terra se da lei scomparissero le ombre? Sono le cose e le persone che generano le ombre. Ecco l'ombra della mia spada. Ma ci sono anche le ombre degli alberi e degli esseri viventi. Non vorrai forse scorticare l'intera sfera terrestre, strappandole di dosso tutti gli alberi e tutto ciò che è vivo, per la tua fantasia di abbandonarti al godimento della nuda luce? Sei stupido." "Non starò a discutere con te, vecchio sofista," rispose Levi Matteo. "Non potresti comunque discutere con me, per la ragione che ti ho detto: sei stupido.”

“Rjuchin era chiaramente consapevole che nella sua vita non c'era più niente da modificare, c'erano solo cose da dimenticare. Il poeta aveva sprecato la sua notte mentre gli altri bagordavano e ora capiva che non poteva recuperarla. Era sufficiente avere gli occhi al cielo per avere la certezza che la notte se n'era andata definitivamente. I camerieri strappavano frettolosi le tovaglie dai tavoli. I gatti, che apparivano intorno alla veranda, avevano un'aria mattutina. Il giorno travolgeva spietatamente il poeta.”