Quotessence
Home / Topics / Felicità Quotes

Felicità Quotes

Browse 83 quotes about Felicità.

Felicità Quotes

“Ma io non so’ infelice, non se tratta de felicità, me sembra d’esse l’unico a rendese conto che semo tutti equilibristi, che da un momento a un altro uno smette de respira’ e l’infilano dentro ’na bara, come niente fosse, che er tempo me sembra come ’n insulto, a te, a papà, e me ce incazzo...”

“A volte la vita ti serve la risposta ai tuoi dubbi – o una via d’uscita dall’autodistruzione – su un piatto d’argento. Se sei abbastanza consapevole da cogliere l’opportunità che ti è offerta prenderai una scorciatoia verso la meta più ambita dall’essere umano dall’inizio dei secoli: la serenità. Ma se quell’opportunità non la vedi, prenderai il sentiero degli errori, che è molto più lungo e tortuoso.”

“Coordinate No°33 “In questo mondo bisogna sempre ricominciare da capo… In questo mondo si sceglie da subito se vuoi volare basso, o se vuoi volare alto se vuoi restare “terra-terra”, fai determinate cose se vuoi volare altro allora ci si scorcia le maniche e rinunciamo alle cose facili” Me lo diceva sempre mio Padre Pino, ed io cosí feci, con un morso allo stomaco, mentre ti rimbocchi le maniche, in fila ad aspettare il proprio turno sulla lunga strada verso la felicità.”

“Ormai non mi è rimasto più nulla da fare. Ho esaurito tutte le cose che avevo scritto nella lista. A cosa potrei dedicarmi da qui in avanti?" "Dovresti fare quello che ti piace. Avrai qualche hobby, no?" "Sì, ascoltare musica, leggere libri... Ma a pensarci ora, entrambe le cose erano solo un mezzo per poter continuare a vivere. Li usavo solo per venire a compromessi con una vita altrimenti insostenibile. E ora che non devo più prolungarla a tutti i costi, la musica e i libri non sono più così importanti per me". "Dovresti apprezzarli in modo diverso, sotto un altro punto di vista. Godere della loro bellezza pura e semplice." "Però poi alla fine ricado sempre sulla stessa questione. Qualsiasi cosa ascolti o legga, si crea in me un senso di mancata appartenenza, come se io non c'entrassi nulla. A mio parere, sono opere create nella stragrande maggioranza per chi ha ancora una vita davanti. Del resto è naturale, nessuno scriverebbe per chi sta per morire". [...] Stavo per morire senza lasciare alcuna traccia. Una volta sognavo di essere immortale, ma ora non era più necessario coltivare simili speranze. Non mi interessava più che qualcuno si ricordasse di me. Perchè ora avevo lei accanto, e con lei il suo sorriso. "Allora, caro Kusunoki..." disse a un certo punto Miyagi con un sorriso strepitoso in volto. "Come vogliamo trascorrere i prossimi tre giorni?" Avevo la sensazione che quei tre giorni sarebbero stati per me molto più preziosi dei trent'anni di vita miserabile, e anche di quegli ultimi trenta giorni pur significativi, che avrei altrimenti potuto vivere. Alla fine non ero diventato nè famoso nè ricco. Ma in effetti qualcosa di meraviglioso mi era successo. Ero arrivato a pensare, dal profondo del cuore, che era valsa la pena di vivere.”

“-Ma è mai possibile trovarla? (la felicità) - Si, qualche volta la si può incontrare: un giorno, a un tratto, quando non ci si spera più. Allora si aprono nuovi orizzonti, e una voce pare che gridi "Eccola!". Si sente il bisogno di confidare a quella persona tutta la propria vita, di darle tutto, di sacrificarle tutto. Non c'è bisogno di spiegarsi: ci si capisce. Ci si è intravisti nei sogni. Finalmente, eccolo quel tesoro che si è tanto cercato, è là davanti a noi. Brilla, scintilla, Eppure si dubita ancora: non si osa credere. Si rimane abbagliati, come si uscisse dalla tenebra alla luce.”

“Dimmi il nome di un eroe che è stato felice." Riflettei. Eracle era impazzito e aveva ucciso la sua famiglia; Teseo aveva perso la sua sposa e suo padre; i figli e la nuova consorte di Giasone erano stati uccisi dalla sua prima moglie; Bellerofonte aveva ucciso la chimera ma era caduto dal dorso di Pegaso ed era rimasto storpio. "Non puoi." Si alzò a sedere e si sporse in avanti. "Non posso." "Lo so. Gli Dei non permettono a nessuno di essere famoso e felice." Inarcò un sopracciglio. "Ma voglio confidarti un segreto." "Dimmi." Adoravo quando faceva così. "Io sarò il primo.”

“E il dovere, quello che mi avete inculcato, quello che non ha rispettato Stefano?" Costanza era confusa. "Ah, quello, quello... E' un dilemma. Una scelta. Ognuno lo risolve come può. Io da giovane feci quello che volevo e quando fui richiamato ai doveri verso la famiglia, la discendenza, decisi che 'volevo' il mio dovere. E così è stato. Non è sempre facile, ma si può fare, e si vive meglio." "Lo farò anch'io. Cerco sempre di obbedirti, papà." "Non lo hai fatto, sposandolo." "Papà, ti prometto di obbedirti d'ora in poi, sempre." "No, Costanza, non devi. Desidero che tu faccia quello che vuoi. La contentezza bisogna cercarla, costruirla pietra su pietra, con quelle pietre che si trovano, come se fosse una casa.”

“Isabel s’illudeva di credere che Ralph avesse parlato per astio. Per lei era tanto più facile credere così in quanto, come ho detto, aveva ora poca emozione libera e disponibile per i minori bisogni, e accettava come un caso, in effetti proprio come un ornamento, della sua sorte, l’idea che preferire Gilbert Osmond così come lei aveva fatto voleva dire di necessità rompere tutti gli altri legami. Di questa preferenza gustava le dolcezze, e attraverso queste giungeva con un terrore quasi sacro ad acquistar coscienza dell’onda malefica e priva di rimorsi dell’essere affascinati e posseduti, grande quanto l’onore tradizionale e il supposto stato di grazia dell’essere innamorati. Era la parte tragica della felicità; il proprio bene è sempre stato fatto del male degli altri.”

“Che male c'è a essere normali? Ad avere un'esistenza a cui il mondo non dà valore? Se i miei giorni fossero felice e spensierati, non chiederei proprio nient'altro. Non voglio né una felicità estrema, né una tragedia degna di un dramma. Di fronte all'armonia quotidiana, che c'è di male a essere uno fra tanti?”

“Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell'altro, incertezza del domani. Vi si oppone la sicurezza della morte, che impone un limite a ogni gioia, ma anche a ogni dolore. Vi si oppongono le inevitabili cure materiali, che, come inquinano ogni felicità duratura, cosi distolgono assiduamente la nostra attenzione dalla sventura che ci sovrasta, e ne rendono frammentaria, e perciò sostenibile, la consapevolezza. Sono stati proprio i disagi, le percosse, il freddo, la sete, che ci hanno tenuti a galla sul vuoto di una disperazione senza fondo, durante il viaggio e dopo.”

“Cosa sono venuta a fare? Che senso ha avuto venire dal passato? Adesso sembra tutto così insensato... L'unica cosa che ho ottenuto è far soffrire Miki ancora di più. Quando tornerò nel passato, la sofferenza di Miki non cambierà comunque, qualsiasi cosa faccia. Questo non si può cambiare. Prendi Kotake, ad esempio: è tornata nel passato, ma Fusagi non è guarito. E allo stesso modo Hirai non ha potuto impedire che la sorella morisse. Non c'è niente che possa fare per cambiare i quindici anni che Miki ha vissuto nella sofferenza". [...] "Grazie", disse Miki con il suo sorriso più grande e le dita a V, "grazie per avermi fatto nascere, grazie..." "Miki" "Mamma..." Finalmente ho capito. "Il presente non cambia". La condizione di Fusagi non era cambiata di una virgola, ma Kotake aveva imparato a godersi le conversazioni con lui. Hirai aveva perso la sorella, ma la foto che aveva mandato al caffè la mostrava felice e sorridente insieme ai genitori. Il presente non era cambiato, ma quelle due persone sì. Kotake e Hirai erano tornate nel presente con il cuore trasformato. Kei chiuse dolcemente gli occhi. "Ero così concentrata su ciò che non potevo cambiare da dimenticare la cosa più importante." (...) Capì che attorno a Miki c'erano state tutte queste persone amorevoli per quindici anni, senza desiderare altro che la sua felicità. (...) Kazu è ancora convinta che, se vuole, la gente troverà sempre la forza di superare tutte le difficoltà che si presenteranno. Serve solo cuore. L'importante è bere il caffè finchè è caldo.”

“Non sono i grandi piaceri quelli che contano di più nella vita. È il saper approfittare delle piccole cose. Io, Papà, ho scoperto il vero segreto della felicità, che consiste nel vivere l'adesso, nel non rimpiangere in continuazione il passato o nell'anticipare il futuro, ma nel trarre il massimo possibile proprio dall'istante che stiamo vivendo. È come lavorare la terra: puoi avere un tipo di coltura estensiva o intensiva; be', io preferisco avere un tipo di vita "intensiva". Voglio godermi ogni secondo e sapere per certo di goderlo esattamente nel momento in cui lo godo.”

“La vita è imprevedibile, non segue mai i binari, non si sa mai cosa ci riservi, ci trascina da un luogo all’altro, come oggetti trasportati dalla corrente, ci fa conoscere diverse persone, ci avvicina e ci allontana. Ci fa andare in contro a problemi, come navi verso gli scogli, ci fa attraversare tempeste, nubi di incertezza, venti gelidi di tristezza.”

“Godete dunque dei piaceri della vita: amate un uomo, una donna. Andate a vedere le Dolomiti. Baciatevi sotto la pioggia. Scrivete le vostre memorie. Leggete qualche testo di filosofia o, ancor meglio, leggete o rileggete qualche famoso libro per bambini. Nuotate lasciandovi andare. Non mollate. Lottate. Perdonate. Cantate sotto la doccia. Fermatevi a guardare i ciliegi in fiore. Studiate la matematica. Imparate una lingua straniera. Indignatevi. Arrabbiatevi. Concedetevi qualche momento di malinconia e tristezza. Siate felici. Ammirate. Stupitevi. Pregate. Ciò che la vostra mano è in grado di fare, fatelo con tutta la vostra forza.”

“La sofferenza è insita nella natura umana; ma non soffriamo mai, o almeno molto di rado, senza nutrire la speranza della guarigione; e la speranza è un piacere. Se talvolta l'uomo soffre senza speranza di guarire, la sicurezza matematica che l'esistenza finirà deve essere un piacere; perchè, nella peggiore delle ipotesi, la morte sarà un sonno pesante, durante il quale saremo consolati da sogni felici, oppure la perdita della conoscenza; ma quando godiamo, la riflessione che il nostro godimento sarà seguito dalla sofferenza non viene mai a turbarci. Il piacere, quindi, mentre ce lo procuriamo, è sempre puro; il dolore è sempre temperato. [...] L'uomo saggio, credetemi, non potrà mai essere completamente infelice; sono propenso a credere al mio amico Orazio, il quale afferma che il saggio è sempre felice: nisi quum pituita molesta est. Ma qual è il mortale che ha sempre il catarro?”

“Il massimo bene è la prudenza. Per questo la prudenza è anche più pregevole della filosofia, e da essa hanno origine anche tutte le altre virtù, perché insegna come non è possibile una vita felice che non sia una vita saggia, bella e giusta, e non è possibile una vita saggia, bella e giusta che non sia felice. Le virtù sono infatti connaturate alla vita felice e la vita felice è da esse inseparabile.”