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Simonetta Agnello Hornby Quotes

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Simonetta Agnello Hornby Quotes

“La vita è come una treccia, ogni ciocca è importante e ha un significato. La prima è quella del dovere, che abbiamo tutti e che significa obbedienza; la seconda è quella della roba – chi l'ha deve stare attento a non farsela arrubbare e chi non l'ha ha soltanto la fame nelle budella e la vulissi assai – e la terza è quella dell'amore. E se una ha tutte e tre le ciocche belle forti, la treccia è bellissima e vive felice. Ma assai fimmine hanno la prima ciocca bella folta, mentre le altre due sono sottili. Se riescono a intrecciarsi la treccia bella non è, ma tiene, e la vita continua. Se invece la ciocca dell'amore addiventa troppo forte e quella del dovere è debole, la treccia non regge e si disfa: tre devono essere le ciocche, così è”

“Amai tua madre assai, ma lei non fu mai il mio grande amore,il più importante. Quello non mi abbandona ancora e alleggerisce il peso degli anni. Quando avverrà sarà il momento di morire......L'amore per se stessi. Il rispetto per se stessi. Tu devi amarti. Piacerti. Soltanto allora gli altri ti ameranno. A casa tua l'ospite migliore sei tu, prima di tutti gli altri. Quelli vengono dopo.”

“E il dovere, quello che mi avete inculcato, quello che non ha rispettato Stefano?" Costanza era confusa. "Ah, quello, quello... E' un dilemma. Una scelta. Ognuno lo risolve come può. Io da giovane feci quello che volevo e quando fui richiamato ai doveri verso la famiglia, la discendenza, decisi che 'volevo' il mio dovere. E così è stato. Non è sempre facile, ma si può fare, e si vive meglio." "Lo farò anch'io. Cerco sempre di obbedirti, papà." "Non lo hai fatto, sposandolo." "Papà, ti prometto di obbedirti d'ora in poi, sempre." "No, Costanza, non devi. Desidero che tu faccia quello che vuoi. La contentezza bisogna cercarla, costruirla pietra su pietra, con quelle pietre che si trovano, come se fosse una casa.”

“Costanza non capiva sino in fondo, ma non poneva domande, tanto le piacevano quelle passeggiate in carrozza, seduta orgogliosa accanto al fratello maggiore, su e giù per il lungomare. Da un lato c'erano i grandi palazzi nobiliari con le loro terrazze lussureggianti. Sul marciapiede gremito di gente benvestita per la passeggiata si aprivano i caffè della Marina, davanti ai quali si fermavano le carrozze per il gelato. La strada costeggiava il mare limpido, tranquillo, su cui si rifletteva a occidente, magnifico, il lare protettore: Monte Pellegrino. I camerieri li servivano in carrozza. Si facevano strada in mezzo ai clienti seduti ai tavolini e alla gente che passeggiava davanti a loro tenendo in bilico sul braccio teso in alto, sulle teste dei passanti, grandi vassoi rotondi con sopra bicchieri d'acqua e coppette di metallo argentato piene di gelato rasato al bordo. Su ognuna era infilzato un biscotto tubolare, croccante. Costanza era golosa: assaporava con voluttà persino l'acqua dolce e rinfrescante, che sorbiva a piccoli sorsi dopo il gelato.”

“Al sorgere del sole le ombre umide della notte si ritiravano dal le falde deserte, lasciandovi pennellate azzurre; le messi ristorate frusciavano e gli uccelli vi svolazzavano in cerca di cibo. Il cielo acquisiva profondità e diventava blu intenso. Poi sbiancava, incandescente. Il sole a picco dominava e folgorava ogni cosa, inesorabile. Gli uccelli, stanchi e accecati dalla luce sfavillante, si rifugiavano dietro le pietre; erbe e piante ai bordi dei sentieri tratteneva no i profumi e abbassavano le foglie arse. Le ombre assetate della sera - lunghe, nette, rosse - risvegliavano insetti, uccelli e odori campestri. Il sole tramontava dietro le colline in una fantasmagorìa di rosso, giallo, amaranto, violetto. Poi la calma.”