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Primavera Quotes

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Primavera Quotes

“Sentindo-se desde algum tempo indisposto e melancólico, principalmente depois que Odette apresentara Forcheville aos Verdurin, desejaria ir descansar um pouco no campo. Mas não teria coragem de deixar Paris um único dia enquanto Odette ali estivesse. A atmosfera estava quente; eram os mais belos dias de primavera. E muito embora atravessasse uma cidade pétrea para meter-se nalgum recinto fechado, o que sempre tinha diante dos olhos era um parque que possuía perto de Combray, onde, desde as quatro horas, antes de chegar à horta de aspargos, graças ao vento que sopra dos campos de Méséglise, se podia, debaixo de uma latada, gozar de tanta frescura como à beira do tanque bordado de miosótis e palmas-santa-rita, e onde, quando ele jantava, corriam em torno da mesa, afestoados pelo jardineiro, os ramos de groselhas e rosas.”

“I fiori di pero sconsolatamente sciupati dalla pioggia ispirano una sensazione di pietà, i fiori di aronia illuminati freddamente dalla luna suscitano un’impressione di tenerezza. Del tutto differente è la vista delle ombrose camelie. Hanno un aspetto tenebroso, velenoso, terrificante. Proprio perché superficialmente sono abbigliate con tinte sgargianti. Inoltre non sembrano voler civettare con gli uomini né attirarli. Vivono quietamente nell’ombra dei monti, lontane dagli sguardi umani, per centinaia d’anni, e all’improvviso sbocciano e cadono, cadono e sbocciano. Basta uno sguardo per essere perduti. Chi posa i suoi occhi su di loro non potrà più sfuggire alla magia. Quella tinta non è un semplice rosso. È uno strano rosso, come il sangue di un prigioniero giustiziato, che spontaneamente attrae gli sguardi degli astanti e sgomenta i loro cuori. Mentre le contemplo, una rossa corolla cade sull’acqua. Nella tranquilla primavera solo lei si muove. Poco dopo ne cade un’altra. Quel fiore non perde mai i suoi petali. Più che spampanarsi, scivola dal gambo ancora intero. E, di colpo, apparentemente senza rimpianti; vederlo intero anche sul suolo incute una sinistra impressione6. Cade un altro fiore: se continuano a cadere così, penso, l’acqua dello stagno diventerà rossa. Mi sembra che intorno ai fiori che galleggiano serenamente ci sia un alone vermiglio. Ne cade un altro. Rimane così quietamente sospeso che quasi non si capisce se sia caduto sul terreno o sull’acqua.”

“Durham sentou-se no chão fora do seu alcance. Era fim de tarde. Os sons de Maio, os aromas de Cambridge em flor, entravam flutuando pela janela e diziam a Maurice, «Tu não nos mereces.» Sentia-se meio morto, um estranho, um labrego em Atenas. Não tinha nada que estar aqui, ou ter um amigo assim. - Durham. Durham aproximou-se. Maurice estendeu uma mão e sentiu a cabeça aconchegar-se nela. Esqueceu-se do que ia dizer. Os sons e os aromas segredavam, «Tu és nós, nós somos a juventude.»”

“Insomma, la primavera è la stagione piú bella, con il suo carico di vita e speranza che rigenera corpo e spirito. Ma si porta dietro, ahimè, anche una serie infinita di fobie contro le quali diventa difficile difendersi. Allora forse è meglio l’inverno, la stagione piú abitudinaria; perché in fondo noi di quello abbiamo bisogno, delle nostre piccole e inutili certezze con cui ci illudiamo di avere tutto sotto controllo. D’estate regnano anarchia e imprevedibilità, siamo costretti ad allontanarci dalle nostre cose, anche dai medici e dai farmacisti (che se la godono alle nostre spalle), e semmai ci ritroviamo su un’isola meravigliosa, certo, ma il primo ospedale dista un’ora di elicottero. Soffriamo l’estate, le stagioni di mezzo contribuiscono a risvegliare fastidiosi sintomi, resta l’inverno, come dicevo, il lungo inverno fatto di giornate buie e corte, di pioggia e serate in casa. Se sei meteoropatico, problemi tuoi, per un ipocondriaco fobico l’inverno rappresenta forse il giusto compromesso. A meno che non soffri anche di quionofobia, la paura dell’inverno e della neve, o di frigofobia, il terrore irrazionale di avere freddo. Ognuno ha le sue paure, ci scherzo su, ma in verità rispetto tutti. E come potrei proprio io non farlo? È che il mondo è come te lo metti in testa. Sapete vero che le immagini della realtà ci arrivano dritte sulla retina, ma questa le capovolge? È il cervello ogni volta a dover intervenire per mettere a posto le cose, a ribaltare la visuale per mostrarci il mondo per ciò che in effetti è. È la ragione a instradarci, l’istinto (il corpo) invece sa benissimo che non c’è niente di dritto e niente di vero, non c’è un solo modo di vedere le cose, e ciò che ad alcuni sembra in equilibrio, altri lo ritengono storto, ciò che a molti appare normale, tanto normale per altri non è. Ci illudiamo di controllare la vita, di conoscere la strada, spesso siamo convinti di avere la verità in tasca, e che la nostra visione, la nostra esperienza, sia la verità assoluta, quando invece si tratta solamente di un’opinione. Siamo tutti prigionieri dentro una caverna, come ci ricorda Platone, e quello che ci è permesso vedere il piú delle volte è solo la proiezione della realtà, l’ombra della verità. Pochi riescono a uscire da questa visione limitata che rende schiavi, e questi pochi non sono poi creduti da tutti gli altri, che continuano beati a pensare di star guardando il reale. Siamo limitati, e poco inclini a un livello superiore di conoscenza, convinti che ciò che ci dice la testa sia la strada. Ogni capa è nu’ tribunale, diceva un altro grande filosofo, mio nonno.”

“Cobria-se a Serra de flores. Correu primeiro um balbucio de primavera. Seria já a florada? Botões, aqueles pequenos sinais? No meio dos bosques escondidos entre os montes, o amarelo e o vermelho salpicavam, abriam no verde sorridente espanto. Em lugares mais resguardados, mais favorecidos, em breve surgia a neve florida cobrindo as pereiras e transformando, enriquecendo a paisagem. E logo também floriam os pessegueiros. Junto das favelas, nos parques dos sanatórios, rodeando os bangalôs, à beira das águas mansas, a florada em rosa e branco apontou finalmente, luminosa, irreal. Perto do pequeno lago em que se debruçavam as pereiras alvas, encantadas, o pintor armou o cavalete. Tocados de primavera, os galhos roçavam a água que reproduzia a fila das árvores. Amarrada à margem a pequena canoa envernizada, vazia, estava juncada de flores que o vento carregara.”

“Salire i gradini della scalinata del Kankaiji equivale a sentirsi liberi, in armonia con il nostro destino. Dopo aver composto il verso: «Solleva lo sguardo e conta le stelle di primavera: una, due, tre», e aver salito la scalinata, contemplo il mare primaverile, soffuso di una luce velata, simile a un obi. Attraverso il portale del tempio. Non ho più voglia di completare con altri versi la mia quartina cinese. Ho deciso improvvisamente di smettere.”

“Lì dinanzi c’è una grande magnolia. Il tronco è tanto grosso che un uomo stenterebbe a circondarlo con le braccia. È più alta del tetto del monastero. Alzo lo sguardo e vedo i suoi rami protesi sulla mia testa. E sopra a quelli altri rami. E sopra tutti i rami la luna. Di solito guardando dal basso in un simile intrico, non si riesce a scorgere il cielo. Ancor più se sono fioriti. Ma i rami di magnolia, per quanto si sovrappongano, mantengono tra l’uno e l’altro un nitido spazio. Quest’albero non protende vanamente sottili ramificazioni che confondono la vista di chi si trova a guardare dal basso. Persino i fiori sono ben spaziati. Si distinguono corolla per corolla, nettamente, anche se contemplati da lontano. Non s’intuisce fin dove la fioritura delle corolle si estenda e si raduni. Posseggono un’identità ben definita e tra l’una e l’altra s’intravvede distintamente il limpido azzurro del cielo. Naturalmente non sono fiori candidi. Un bianco immacolato sarebbe un colore troppo freddo. Soprattutto il bianco uniforme possiede un fascino astuto che incanta gli occhi umani. Non è questo il colore delle magnolie. Si sono elegantemente umiliate indossando un caldo color crema ed evitando intenzionalmente un estremo candore. Fermo sul lastricato contemplo con estasi questi soavi fiori, tentando di indovinare fin dove si estendano nel cielo tutti questi rami. Vedo solo fiori. Neanche una foglia. Sorgono nel mio animo i versi: Contemplo il cielo colmo solo di fiori di magnolia.”