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Quote by Dinah Silveira de Queiroz

“Cobria-se a Serra de flores. Correu primeiro um balbucio de primavera. Seria já a florada? Botões, aqueles pequenos sinais? No meio dos bosques escondidos entre os montes, o amarelo e o vermelho salpicavam, abriam no verde sorridente espanto. Em lugares mais resguardados, mais favorecidos, em breve surgia a neve florida cobrindo as pereiras e transformando, enriquecendo a paisagem. E logo também floriam os pessegueiros. Junto das favelas, nos parques dos sanatórios, rodeando os bangalôs, à beira das águas mansas, a florada em rosa e branco apontou finalmente, luminosa, irreal. Perto do pequeno lago em que se debruçavam as pereiras alvas, encantadas, o pintor armou o cavalete. Tocados de primavera, os galhos roçavam a água que reproduzia a fila das árvores. Amarrada à margem a pequena canoa envernizada, vazia, estava juncada de flores que o vento carregara.”

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Work

Floradas Na Serra

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Author

Dinah Silveira de Queiroz

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“Salire i gradini della scalinata del Kankaiji equivale a sentirsi liberi, in armonia con il nostro destino. Dopo aver composto il verso: «Solleva lo sguardo e conta le stelle di primavera: una, due, tre», e aver salito la scalinata, contemplo il mare primaverile, soffuso di una luce velata, simile a un obi. Attraverso il portale del tempio. Non ho più voglia di completare con altri versi la mia quartina cinese. Ho deciso improvvisamente di smettere.”

“Lì dinanzi c’è una grande magnolia. Il tronco è tanto grosso che un uomo stenterebbe a circondarlo con le braccia. È più alta del tetto del monastero. Alzo lo sguardo e vedo i suoi rami protesi sulla mia testa. E sopra a quelli altri rami. E sopra tutti i rami la luna. Di solito guardando dal basso in un simile intrico, non si riesce a scorgere il cielo. Ancor più se sono fioriti. Ma i rami di magnolia, per quanto si sovrappongano, mantengono tra l’uno e l’altro un nitido spazio. Quest’albero non protende vanamente sottili ramificazioni che confondono la vista di chi si trova a guardare dal basso. Persino i fiori sono ben spaziati. Si distinguono corolla per corolla, nettamente, anche se contemplati da lontano. Non s’intuisce fin dove la fioritura delle corolle si estenda e si raduni. Posseggono un’identità ben definita e tra l’una e l’altra s’intravvede distintamente il limpido azzurro del cielo. Naturalmente non sono fiori candidi. Un bianco immacolato sarebbe un colore troppo freddo. Soprattutto il bianco uniforme possiede un fascino astuto che incanta gli occhi umani. Non è questo il colore delle magnolie. Si sono elegantemente umiliate indossando un caldo color crema ed evitando intenzionalmente un estremo candore. Fermo sul lastricato contemplo con estasi questi soavi fiori, tentando di indovinare fin dove si estendano nel cielo tutti questi rami. Vedo solo fiori. Neanche una foglia. Sorgono nel mio animo i versi: Contemplo il cielo colmo solo di fiori di magnolia.”

“They will tell you that to be political is to be merely angry, and therefore artless, depthless, "raw," and empty. They will speak of Santa Claus or the Easter Bunny. They will tell you that great writing "breaks free" from the political, thereby "transcending" the barriers of difference, uniting people toward universal truths. They'll say this is achieved through craft above all. Let's see how it's made, they'll say- as if how something is assembled is alien to the impulse that created it. As if the first chair was hammered into existence without considering the human form.”

“As a chief ingredient in the mythology of science, the accumulation of objective facts supposedly controls the history of conceptual change–as logical and self-effacing scientists bow before the dictates of nature and willingly change their views to accommodate the growth of conceptual knowledge. The paradigm for such an idealistic notion remains Huxley’s famous remark about “a beautiful theory killed by a nasty, ugly little fact.” But single facts almost never slay worldviews, at least not right away (and properly so, for the majority of deeply anomalous observations turn out to be wrong)... Anomalous facts get incorporated into existing theories, often with a bit of forced stretching to be sure, but usually with decent fit because most worldviews contain considerable flexibility. (How else could they last so long, or be so recalcitrant to overthrow?)”