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Letteratura Quotes

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Letteratura Quotes

“[...] e coloro che sono innamorati hanno sempre piacere sia a parlare dell'oggetto amato, sia a disegnarlo, sia a comporre qualcosa: ricordandosene infatti con tutti questi mezzi, ritengono quasi di avvertire la presenza dell'amato. E questa è per tutti l'origine dell'amore, quando non solo si prova piacere nella presenza dell'amato, ma anche quando, ricordandosi di lui quando non c'è, si aggiunge il dolore per il fatto che sia assente.”

“Quando il connubio tra uomini, donne e macchine sarà completo, questo genere di letteratura diventerà obsoleto perché allora ci comprenderemo troppo bene. Abiteremo una comunità di intelligenze a cui avremo accesso immediato. La connessione avrà raggiunto livelli tali che i grumi isolati di soggettività si dissolveranno in un oceano di pensieri, di cui internet, per come la conosciamo, non è che la rudimentale anticipazione. Arrivando a poter dimorare nella mente gli uni degli altri, perderemo la capacità di mentire. I nostri racconti cesseranno di essere interminabili cronache di malintesi. La letteratura perderà la propria malsana fonte di nutrimento. E l'haiku, nella sua lapidaria, immobile e tersa percezione e celebrazione delle cose per quello che sono, rimarrà l'unica forma imprescindibile. Sono sicuro che faremo tesoro della letteratura del passato, per quanto possa inorridirci. Ci guarderemo indietro, meravigliandoci della bravura con cui individui di tempi remoti hanno saputo descrivere i loro difetti, di come hanno ideato geniali favole non senza speranza, a partire dai loro conflitti, dalle loro mostruose inadeguatezze e dalla reciproca incomprensione.”

“Cominciò a dire “Chi?...Che cosa?”, ma la risposta fu un rantolo prolungato, seguito da una serie di conati, mentre il corpo che teneva tra le braccia tremava in modo incontrollabile. Piano piano cominciò a notare il soprabito sporco di un colore indefinibile, i piedi nudi, i capelli raggrumati in configurazioni improbabili. Allora, con estremo sforzo, con le due mani a metà tra le guance ed il collo provò a sollevare lentamente il viso di questo corpo. Vide due immensi occhi gialli, persi nel nulla, secchi, la pupilla nera dilatata all'impossibile. Le guance scavate con le ossa del cranio che premevano sulla pelle rinsecchita dove le rughe si diramavano dagli occhi e dalle labbra come le crepe di un deserto. E ancora disse e continuò a ripetere: “Chi sei? Cosa vuoi? Perché?” Ma infine la risposta che non voleva accettare si fece strada nel caos. No, non era possibile. No, non era un mostro venuto dallo spazio, né l'incubo di qualcun altro, ma semplicemente era suo figlio.”

“Dopo avere letto decine di migliaia di libri, non è possibile non chiedersi: dov’è stata la mia vita in tutto questo tempo? Hai inghiottito alla rinfusa le vite altrui, sempre con una dimensione in meno rispetto al mondo in cui esisti, per quanto stupefacenti tour de force artistici esse fossero. Hai visto i colori altrui e hai provato l’asprezza e il dolce e il possibile e lo spropositato di altre coscienze, che hanno eclissato e spinto nell’ombra le tue stesse sensazioni. E se fossi almeno penetrato nello spazio tattile di altri esseri come te, sei stato però in permanenza raggirato fra le dita della letteratura. Ti è stata sempre promessa, mediante mille voci, l’evasione, e invece ti è stato rubato anche quel briciolo di realtà che è in te. […] Molteplici mondi, mentre il tuo proprio mondo basterebbe a riempire miliardi di vite.”

“I libri scritti per pura bontà sono rarissimi. Sono opere che si creano in abiezione e in solitudine, ben sapendo che dopo averle scagliate in faccia al mondo si sarà ancora più soli e più abietti. È normale, la principale caratteristica della gentilezza disinteressata è di essere irriconoscibile, inconoscibile, invisibile, insospettabile, perché un beneficio che dica il suo nome non è mai disinteressato.”

“L'amore per la letteratura, per il linguaggio, per il mistero della mente e del cuore che si rivelano in quella minuta, strana e imprevedibile combinazione di lettere e parole, di neri e gelidi caratteri stampati sulla carta, l'amore che aveva sempre nascosto come se fosse illecito e pericoloso, cominciò a esprimersi dapprima in modo incerto, poi con coraggio sempre maggiore. Infine con orgoglio.”

“Gargiulo, scarpe bianche, cravatta bianca, camicia bianca, e quella faccia di levantino sopra, nera come una cozza. «Tu conosci l'inglese, non è vero? Bravo, bravo, allora è inutile che lo traduco: sometìng old e sometìng niu, un po' di vecchio e un poco di nuovo, eh, quelli non li fai fessi, 'ste cose le sanno. Le dosi a discrezione personale, e là ti voglio. Ma mai, ma-i, tutto nuovo. E invece guarda a Gargiulo come si è combinato stamattina. Non sa che l'eleganza è tutta questione di dosaggio, come in politica. E si vede che ci ha pensato, il poveretto. Oggi sono pochi quelli che sanno portare il frac senza fare la figura di camerieri. Eh, 'ste cose tuo padre le sa.»”

“«Senta, io capisco che per lei la notizia può essere sconvolgente, ma non deve preoccuparsi. Io e Sergej siamo due professionisti. Lui ha corretto le bozze di Tolstoj!». «Le bozze di Tolstoj? Ma se è morto nel 1910! Cosa vi siete bevuti?». «Adesso la Sigma ripubblica tutti i successi del grande scrittore russo». «I successi?» disse sbalordito Giorgio. «E che è, una compilation?». «Sì. Vojna i mir esce settimana prossima. Ma senza inizio in francese... senza Waterloo, più corto. Solo 300 pagine». Sergej sorrise contento e fiero. «Vojna i mir... Guerra e pace?». «Solo pace. Guerra la tagliamo tutta».”

“Dopo che V. pronunciò le ultime parole, la percezione del mondo di B. ruotò su se stessa. Le loro ombre si tramutarono in due corpi di carne viva che si affrontavano in due dimensioni sulle piastrelle livide della terrazza. L'immagine di lei che aveva davanti si trasformò invece in un'ombra dai contorni netti, anzi piuttosto una falla, un buco a forma di donna nello spazio-tempo che lasciava trapelare il nulla assoluto che stava al di là. La mano di B. si alzò come se possedesse una volontà propria e indipendente, nera si confondeva con l'assenza di lei, così fece anche l'altra mano, si portò lentamente all'altezza dove prima stavano gli occhi e sentì, senza vederlo, che le punte delle dita si stavano sfiorando nel buio. La scintilla della coscienza di B. ardeva di una fiamma nera, incontrollabile, silenziosa, che bruciava lo sbocciare di un fiore ai limiti dell'alba, il palpitare di un cuore caldo sotto la mano, il bacio umido di una notte d'estasi, senza fumo e cenere, lasciando solo un vuoto privo di alcun ricordo. La morte scese, dolce come la primavera dell'infanzia, un lieve accenno di sorriso a un angolo della bocca, timida, pietosa come mai era stata una madre, lo strinse a sé calda come zucchero, gli sussurrò parole inudibili dietro l'orecchio che lo fecero rabbrividire come mai un'amante aveva mai fatto. Lo strinse così forte che diventò lui stesso, B. ricambiò la stretta così disperatamente che divenne lei stessa, il due diventò uno, l'amore impossibile diventò vero, ed amaro come il frutto delizioso della conoscenza. Le mani che non poteva vedere, le sue mani, si avvicinarono in una lenta danza, si strinsero una contro l'altra sempre più forte, per afferrare l'ineffabile, stringere l'amore prima che scappasse via, cogliere quell'attimo che non sarebbe mai più ritornato, la verità nella sua inconcepibile bellezza che palpitava viva tra le dita come carne viva, urlo, sudore, liscia pelle, calore bruciante, ruotare della terra nel nero assoluto del cosmo. Fu un attimo, e la percezione del mondo ruotò nuovamente su se stessa, ritornando là dove doveva stare. B. guardò le sue mani che tremavano sospese nell'aria e poi abbassò lo sguardo verso terra e lì, la vide, abbandonata sulla superficie fredda, un corpo gelido ed immobile che non respirava più, il torace che non si alzava né si abbassava, gli occhi fissi ed immobili che non lo vedevano più, una bambola di una bellezza indescrivibile abbandonata da lui stesso e dal mondo.”

“Mi sono iscritto a lettere perché mi piace leggere, analizzare i libri, scoprire autori sconosciuti, rivisitare i classici di ogni tempo e paese. L'insegnamento sembrava l'unica applicazione pratica della mia laurea. Ho anche pensato di cercare in altri settori: il mondo editoriale, il giornalismo, le scuole di scrittura. Ma per entrare in quegli ambienti bisognava avere dei contatti e io non ne ho. Sono stato uno di quei romantici che scelgono l'indirizzo di studi pensando solo ai loro gusti e alle loro inclinazioni, non a guadagnarsi da vivere. Devo essere tra gli ultimi imbecilli rimasti sulla terra.”

“S’era messo a leggere Dante. Aveva scoperto che era bellissimo. S’era messo anche a studiare il greco, e a leggere Erodoto, e Omero. Invece non poteva soffrire Pascoli, né Carducci. Carducci poi lo mandava in bestia. – Era monarchico! – diceva. – Era prima repubblicano, e poi è diventato monarchico, perché s’è innamorato di quella scema della regina Margherita! – E pensare che è dello stesso tempo di Baudelaire, dello stesso secolo! Leopardi, sí, era un grande poeta. I soli poeti moderni sono Leopardi e Baudelaire! È ridicolo che nelle scuole italiane si studi ancora Carducci!”

“La foresta d'argento al di là delle prime quinte. I veli trasparenti. Se si vuole, l'opposto della stanza rossa. Nessuna camera è ancora stata predisposta per la scena. Capelli biondi fatti crescere per anni, al solo scopo di ammaliare. Donne d'oro, dalla pelle bianca sotto fari bianchi. "Cielo, apri aria." "Non è davvero interessante l'audio originale. È la ripetizione che dà voce al senso." La notte le avrebbe baciate sulle sponde del mare di luna. "La bellezza si fa da sé. Tutto il resto lo chiameremo critica." E intanto giravano ancora i ventilatori. La ballerina non ballava, in attesa di un nuovo Io. Le attrici ripetevano le stesse battute, coi capelli all'indietro. Se mancava loro il fiato, c'era comunque il vento.”

“Lampadine blu su alberi di rame nero, scolpiti spogli, come fossero fiori. Oltre le tende, ed il vetro della grande finestra, il porto illuminato. Il regista e la sua assistente siedono poggiati con la schiena su di un tronco freddo, al centro della stanza, immersi nella piccola foresta a cerchio. Le paillette del vestito lungo che il regista ancora indossa riflettono tanti piccoli bagliori blu elettrico, come congelate scintille sul suo corpo modellato da donna. Due calici di vino rosso poggiati per terra nel triangolo di spazio vuoto tra la coscia sinistra di lui e la coscia destra scoperta dell'assistente. Di sottofondo un leggero ronzio, simile a quello di un amplificatore. Le facce placide come nel sonno, se non per gli occhi di entrambi dondoli tra la porta d'ingresso ed i petali di luce sopra le loro teste. Sulla parete opposta alla finestra un letto matrimoniale con coperte a rombi bianco perla. "È stata una bella giornata, come di primavera" dice a bassa voce il regista, con la voce resa grave dal vino. "Qualcosa ti ha ispirato?" "Le ombre, per adesso, sotto alla giostra." "Qualcosa ti turba?" Il regista non risponde, guarda il blu sulle sue ginocchia. "Il trenino è stato fantastico. Ho riso molto, ma ho anche pianto." "Tutti mi chiedono della stanza rossa.”

“In un’epoca in cui altri media velocissimi e di estesissimo raggio trionfano, e rischiano d’appiattire ogni comunicazione in una crosta uniforme e omogenea, la funzione della letteratura è la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza, secondo la vocazione propria del linguaggio scritto.”

“Una delle più grandi disgrazie della verità, è di essere inverosimile. Per questo la si nasconde ai re con la lusinga, e ai lettori col romanzo, che non è, come alcuni credono, l'esagerazione del possibile, ma una pallida parodia della realtà. Un giorno, quando saremo stanchi di fare i romanzieri, forse diventeremo storici, e racconteremo delle avventure autentiche e contemporanee così vere che nessuno vorrà crederci. Aspettando quel giorno, e poiché la nostra raccolta già così copiosa non può che accrescersi in futuro, sceglieremo, per quei lettori che vogliono solo cose vissute, una storia semplice dove non cambieremo che i nomi. Dopo la nostra morte, si troveranno fra le nostre carte i nome veri dei personaggi principali.”

“Siamo stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni.”

“Nella vita di ognuno esistono momenti - quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco che sembrava irrevocabile si muta in -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. E' stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; il verdetto del giudice, del dottore, del console, è stato riviato. Una voce ci avverte che non tutto è perduto. E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di prima di spedirci nel baratro.”

“Provava un senso di orrore all'idea di dover mettere la sua amata solitudine e i suoi pensieri più intimi a disposizione di un giovanotto che, in qualità di marito, sarebbe stato autorizzato a sconvolgere tutta quella sua vita interiore. È vero, con la solitudine non aveva raggiunto la felicità, ma almeno era arrivata a evitare le sensazioni troppo dolorose.”

“Uno che ha ragione non ha niente da raccontare. Quelli che hanno delle cose da raccontare sono quelli che hanno torto. 'Siccome tutti i posti dalla parte della ragione erano occupati, ci siamo seduti dalla parte del torto', deve aver detto nel secolo scorso un commediografo tedesco. E perché tutti noi, lettori di Delitto e Castigo, siamo solidali con Raskolnikov? Perché facciamo il tifo per lui e nessuno si dispiace per la vecchia usuraia? Perché la letteratura, il romanzo, è sempre dalla parte del torto. Non nasce nelle corti, nasce nelle piazze dei saltimbanchi, nelle case dei malati, dei cialtroni, degli zingari, dei ladri, dei truffatori, dei briganti, [...], dei mostri, degli idioti.”

“In generale, ricevetti critiche da sinistra e da destra: i miei lettori di destra (perché anche le persone di destra leggono) si offesero molto, perché lo scrittore che aveva sempre consegnato loro dei libri apolitici, questa volta aveva pubblicato un libro che non condividevano ideologicamente. D'altra parte, anche i miei compagni di sinistra si arrabbiarono, perché credevano che non fosse giusto scrivere un romanzo su cose così gravi come quelle che accadevano in quei frangenti (p. 83).”