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Racconti Quotes

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Racconti Quotes

“A real garden is what I would call a parcel of land - any size, anywhere, with any plants or no plants - that is loved and nurtured. It's a personal place, probably enclosed in some way, and imbued with a person's spirit, a gardener's spirit. I'm sure many people think being a gardener sounds like a horrible job. I think it's one of the most rewarding occupations anyone could have – I mean to physically make gardens, not just sit down and design one (let's leave that to the designers), and not just take care of grass and plants (maintenance workers can do that). To dedicate your entire being and all the passion and time and knowledge you have to working with plants and shaping them into a living, personal artwork. That's what a real gardener does, and that's why “half-gardener” is already a compliment.”

“Cominciò a dire “Chi?...Che cosa?”, ma la risposta fu un rantolo prolungato, seguito da una serie di conati, mentre il corpo che teneva tra le braccia tremava in modo incontrollabile. Piano piano cominciò a notare il soprabito sporco di un colore indefinibile, i piedi nudi, i capelli raggrumati in configurazioni improbabili. Allora, con estremo sforzo, con le due mani a metà tra le guance ed il collo provò a sollevare lentamente il viso di questo corpo. Vide due immensi occhi gialli, persi nel nulla, secchi, la pupilla nera dilatata all'impossibile. Le guance scavate con le ossa del cranio che premevano sulla pelle rinsecchita dove le rughe si diramavano dagli occhi e dalle labbra come le crepe di un deserto. E ancora disse e continuò a ripetere: “Chi sei? Cosa vuoi? Perché?” Ma infine la risposta che non voleva accettare si fece strada nel caos. No, non era possibile. No, non era un mostro venuto dallo spazio, né l'incubo di qualcun altro, ma semplicemente era suo figlio.”

“Fin da quando avevo imparato a leggere, mi avevano sempre infastidito le storie che contenevano un insegnamento morale, un tentativo educativo o comunque un secondo significato celato dietro avvincenti prolusioni o sotto le mentite spoglie di una fiaba. Avevo sempre avuto l'impressione che questo uso improprio della parola mirasse a ingannarmi, e d'istinto smettevo di leggere o di ascoltare non appena cominciavo a sospettare che la narrazione avesse lo scopo d'instillarmi una saggezza che qualcun altro riteneva importante, una virtù che a qualcun altro sembrava bella - invece di raccontarmi una storia, dato che le storie sono la cosa più splendida che si possa raccontare.”

“Dice Yggdrasil: l’Imperatore ha messo da parte tanta carta come non s’è mai vista, una montagna, che a mettere i fogli uno sopra l’altro si può raggiungere la luna, eppure tutti quei fogli non gli serviranno, ora che i boschi sono stati abbattuti. Nemmeno i menestrelli, i letterati e i cantastorie possono farci nulla, perché di storie da ricopiare nella grafia degli amanuensi, leggende di dèi ed eroi, favole antiche e recenti, di tutto questo non è rimasto nulla, nè ricordo, né memoria, né origine.”

“Mi ero svegliato stanco come mi ero addormentato, una luce tagliente che entrava dalla finestra creando dal nulla nuvole dorate di polvere. Non era la luce di tutti gli altri giorni, non era bianca o rosa, allegra o triste, rinfrescante, bagnata o calda, ma era più potente di tutte le luci di tutte le albe che avevo vissuto, riusciva a entrare fin negli angoli più nascosti, riusciva a curvare e percorrere i disegni dei più oscuri labirinti fino a svelare quegli interstizi dove mai luce era arrivata, dove forse mai lo sguardo si era posato. Guardando i suoi occhi neri e grandi non potevo fare a meno di pensare a quella luce verde che aveva inondato tutti gli oggetti, che era scesa dolorosamente negli occhi e che ora scorreva ineliminabile nelle vene. Di fronte al suo specchio di carne mi capitò di dire le cose verdi che non avrei mai pensato di poter dire e che forse non dovrebbero mai essere pronunciate”

“Diceva il mio amico Mario Badalassi che i vecchi del quartiere Alessandrino – questo quartiere di povere palazzine basse color diarrea, aggruppate schiena a schiena sul traffico – hanno tutti la stessa camminata da ministeriale. Diceva che è un fatto biologico, proprio. Cioè, la schiena si incurva naturalmente nei trent'anni di scrivania, di genuflessioni sui lombi del settorista, e i piedi anno dopo anno, infimo scatto di carriera dopo infimo scatto di carriera, ti diventano a papera.”