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Narrativa Italiana Quotes

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Narrativa Italiana Quotes

“Diceva il mio amico Mario Badalassi che i vecchi del quartiere Alessandrino – questo quartiere di povere palazzine basse color diarrea, aggruppate schiena a schiena sul traffico – hanno tutti la stessa camminata da ministeriale. Diceva che è un fatto biologico, proprio. Cioè, la schiena si incurva naturalmente nei trent'anni di scrivania, di genuflessioni sui lombi del settorista, e i piedi anno dopo anno, infimo scatto di carriera dopo infimo scatto di carriera, ti diventano a papera.”

“Questa volta li avevo affrontati tutti i mostri. Avevo combattuto contro i miei demoni, da sola. Non avevo vinto; ci sono guerre che nessuno può vincere. Però mi ero battuta. A ognuno avevo strappato un pezzo di carne con i denti. A ciascuno avevo strappato la maschera. Li avevo guardati dentro le orbite vuote e dentro ci avevo visto l'inferno. Ne ero stata risucchiata e, lì in fondo, avevo incontrato le mie paure. Le avevo affrontate, tutte. Non avevo vinto. Ma non avevano vinto nemmeno loro. Ero qui. Una sopravvissuta, ancora una volta.”

“Dimmi in quale occasione ti sono parsa complicata!" "Tu non l'appari, ma lo sei. Dentro, nel profondo di te. Intuisco in te come un continuo scontro contraddittorio che riesci a nascondere assai bene. Dentro di te c'è un vero e proprio labirinto, Arianna, pieno d'angoli oscuri, di viottoli ciechi, d'abissi e di caverne." "Addirittura!" "Tu non puoi o non vuoi rendertene conto. Sappi comunque che io non mi ci avventurerei nemmeno se mi fornissi il tuo filo, Arianna. Avrei paura a incontrare il tuo Minotauro. Non sono mica Teseo.”

“Le sue mani scorrevano su di me come quelle di un attento artista. Ogni suo tocco mi avvolgeva come un manto. Un altro bacio ancora e divorò del tutto il mio cuore, mentre intagliava nel mio ventre forme d’amore. Gli affondi lenti mi mozzarono il respiro, mentre con le dita disegnavo volute sulla sua schiena. Il mio seno divenne letto delle sue palpebre.”

“Al Paese ci conoscevano tutti. I Senzaniente, continuavano a chiamarci, per via dei miei nonni, i genitori di mio padre, che dopo la guerra il poco che avevano se l’erano perso. No che non te lo do un litro, aveva detto la vecchia della latteria a Rocco. Mio fratello ha tre giorni e mia madre non ha latte. Le tette secche si curano, basta massaggiarle con un panno d’acqua calda. C’ha provato, non esce niente, c’ha la febbre alta. MI dispiace, io il latte però non te lo posso da’, sennò finisce come quand’era nata l’altra sorella tua, latte e latte per voi e mai una lira per me. Ha detto papà che entro domenica ti fa ave’ tutti i soldi, pure quelli di due anni fa. Allora quando li vedo ti do il latte e un’altra bottiglia ve la regalo io. Dopo tre giorni la madre di Rocco sarebbe morta e Rocco dopo ventidue anni sarebbe diventato mio padre, allora ne aveva nove. Da quelli non si entra, mi diceva, quando passavamo davanti allo spaccio in cui si era trasformata la latteria. A costo di non fare la spesa lì, se l’altro spaccio del Paese per qualche motivo era chiuso, prendevamo la corriera e andavamo al Paese Vicino. La macchina era arrivata quando facevo la prima elementare, un giorno sono tornata da scuola e l’ho trovata parcheggiata davanti a casa nostra, blu.”