Quotessence
Home / Topics / Narrativa Quotes

Narrativa Quotes

Browse 65 quotes about Narrativa.

Narrativa Quotes

“Irani, la madre di Kulìa, si avviò a passo deciso verso il centro del villaggio, portando una coppa di infuso del mattino, bollente. Si sedette a fianco alla Madre, la salutò con gentilezza e le offrì la bevanda. - Ti sei svegliata presto, Madre. Bevi. - Avrei voluto svegliarmi prima, figlia. - Perché? - Avrei smesso di sognare. Non era un buon sogno. Tutto era alla rovescia e nessuno rimetteva le cose a posto. - Alla rovescia? Cosa? - Tutto, Irani, tutto era alla rovescia. Le persone, la vita, gli alberi. Le persone giacevano a terra ferite e morte, le donne venivano portate via per i capelli, i bambini sudavano tutto il giorno costretti a lavorare, gli alberi erano grigi e morti, il fumo era dappertutto. - La Madre continuava a stringersi la testa con le mani. Irani non l’aveva mai vista così - Cosa pensi che significhi, Madre? Intorno tutto era così verde, le persone erano in giro per il villaggio o sulla spiaggia, i bambini giocavano, a nessuno sarebbe passato per la testa di trascinare una donna per i capelli. La visione della Madre era la visione dell’impossibile. - Non lo so. Sembra impossibile ma pareva che tutti fossero abituati a vivere alla rovescia, come se fosse normale. Ho visto persone riccamente che davano ordini a persone vestite di stracci e queste si inchinavano. Ho visto donne chiuse da maschi in luoghi da cui non si poteva uscire. Bambini che non avevano cibo. - Madre, ciò è impossibile. Le donne sono le creatrici rispettate da tutti, i bambini mangiano sempre per primi, nessuno si inchina a nessun altro, siamo un popolo di gente libera. - Non capisci, era tutto alla rovescia. Tutto, ti dico. I villaggi non erano villaggi, non finivano mai, continuavano sempre. La campagna era lontana giorni e giorni di marcia. Non c’era un fiume in cui lavarsi, non c’erano orti da coltivare, le persone morivano e altre persone gli passavano accanto senza vederle, le persone non si salutavano, Irani. Le persone non si conoscevano. - Hai sognato ciò che non può essere, Madre. Hai sognato il contrario della vita, della libertà, della gioia. Perché dovrebbe succedere una cosa simile? Chi vorrebbe vivere così? Nessuno, Madre, e non può succedere. - Succederà, l’ho visto e l’ho sentito, le ossa mi fanno male da quanto sto soffrendo. La testa mi scoppia per quello che sto pensando. Non credo che vivrò ancora a lungo, non credo che potrò più dormire. Convoca il consiglio.”

“- Hai parlato con qualcuna di loro? La vecchia chinò il capo, quella Irani vedeva lontano, sarebbe stata la prossima Madre. Questo la rasserenò un poco. - Sì, ho parlato con una donna. - E cosa ti ha detto? - Le ho chiesto cosa fosse successo al suo popolo. «Ha dimenticato», mi ha risposto. «Ha dimenticato che la vita viene prima della morte, che le donne vengono prima degli uomini, che la natura viene prima ancora». Le ho chiesto da quanto tempo avesse dimenticato. «Alcune migliaia di anni», mi ha risposto. «Può la tua gente recuperare la memoria?» le ho chiesto. «Certo, quelli come me non l’hanno mai persa». «Perché non glielo insegni?». «Lo faccio, ma è difficile. L’abbiamo sempre fatto, ma è stato difficile. Tante donne, meno uomini. Siamo stati isolati, perseguitati, uccisi, bruciati, ma l’abbiamo fatto e continueremo a farlo». «Chi ha fatto perdere la memoria a tutta questa gente?». «La paura, la violenza, la pigrizia, l’abitudine. Ci furono uomini che hanno pensato di poter possedere altri uomini, anzi prima di tutto di poter possedere donne e bambini, e se li presero con la forza bruta. Gli altri protestarono ma finirono col subire. Persino le donne accettarono, non tutte ma la maggioranza. La storia è lunga ma vedi tu stessa come viviamo adesso». «State vivendo alla rovescia. Come fate a vivere alla rovescia?». «Con molta sofferenza, rincorrendo la felicità, cercando la gioia anche dove sembra ci sia solo dolore, affannosamente, sapendo in qualche modo che tutto potrebbe essere diverso». «La Dea ha permesso tutto ciò?». «Gli umani l’hanno permesso. La Dea è stata scelta dagli umani. Ora è pieno di Dei maschi». «Come andrà a finire?». «Ritroveremo la memoria, ma non basterà, dobbiamo inventare un nuovo modo di vivere». «Non è sufficiente rimettere semplicemente le cose a posto, come sono per il mio popolo?». Mi ha sorriso e ha scosso la testa. Poi mi sono svegliata.”

“Ho scoperto una cosa inestimabile in questo viaggio durato un anno intero, cioè che ognuno di noi nasce con un destino: salvare una persona, almeno una. È l’unico dettaglio già scritto della nostra esistenza ed è un compito inconscio. A volte non ce ne rendiamo nemmeno conto. Non sappiamo calcolare quanto sia determinante essere lì in quel momento per qualcuno, non ne capiamo l’importanza. Quel qualcuno, però, non ci scorderà mai. Non dimenticherà che lo abbiamo afferrato, aspettato, ascoltato. Comunque andrà la mia vita, so che mi ricorderò di Dario e Lore. Per sempre. Loro sono la colata d’oro massiccio che ha messo insieme tutti i miei frantumi.”

“LEI: Io mi alzo dopo di lui, lui va a letto prima di me. LUI: Lei va a letto dopo di me, io mi alzo prima di lei. LEI: Facciamo di tutto tranne l'amore. LUI: È sorprendentemente facile. LEI: Basta scordarti. LUI: Che hai quelle cosine lì. LEI: Per giocare a mamma e papà. LUI: Come Ken. LEI: Come Barbie. LUI: Anche se i nostri corpi non sono d'accordo. LEI: Anche se ci svegliano di notte. LUI: Anche se si cercano senza trovarsi, ciascuno girato dalla sua parte. LEI: Anche se ululano alla morte. LUI: O all'amore. LEI: O alla morte dell'amore. LUI: Qui giacciamo noi.”

“La gente quiere historias, aclaran las cosas, dicen; y cuanto más auténtica es la historia, más gusta. Pero las historias verídicas nadie sabe contarlas. Sin embargo, estamos hechos de historias, nos han criado junto a ellas desde la infancia: «¡Escuchad! ¡Leed! ¡Mirad!», hágase nuestra verdad, que nos toque en lo más vivo, que nos envíe lo más lejos posible mediante imágenes y palabras.”

“Lo escuchaba contarme historias que me había contado mil veces como quien escucha una y otra vez la misma canción o lee una y otra vez las mismas páginas del mismo libro. Esas historias que conocemos tan bien son nuestro hogar. Y yo le hacía trampas a mi padre y le miraba a los ojos como si me sorprendiese lo que me contaba y él miraba a los míos como si me dijese sé lo que estás haciendo, pero gracias. O qué sé yo.”

“La obra concluida es siempre la sombra grotesca de la obra soñada. (...) Cualquiera que haya intentado escribir ha descubierto con estupor cómo la mayor parte de lo que está en su cabeza se pierde durante el proceso. Cómo lo que brilla cuando es idea se vuelve mate sobre el papel. (...) Escribir se asemeja a intentar llenar un barreño transportando con las manos el agua que brota de un grifo en otro cuarto. Después de varias horas, el barreño sigue vacío, tú estás agotado, el agua se ha escapado por el desagüe bajo el grifo y lo único que está mojado es el pasillo.”

“Cominciò a dire “Chi?...Che cosa?”, ma la risposta fu un rantolo prolungato, seguito da una serie di conati, mentre il corpo che teneva tra le braccia tremava in modo incontrollabile. Piano piano cominciò a notare il soprabito sporco di un colore indefinibile, i piedi nudi, i capelli raggrumati in configurazioni improbabili. Allora, con estremo sforzo, con le due mani a metà tra le guance ed il collo provò a sollevare lentamente il viso di questo corpo. Vide due immensi occhi gialli, persi nel nulla, secchi, la pupilla nera dilatata all'impossibile. Le guance scavate con le ossa del cranio che premevano sulla pelle rinsecchita dove le rughe si diramavano dagli occhi e dalle labbra come le crepe di un deserto. E ancora disse e continuò a ripetere: “Chi sei? Cosa vuoi? Perché?” Ma infine la risposta che non voleva accettare si fece strada nel caos. No, non era possibile. No, non era un mostro venuto dallo spazio, né l'incubo di qualcun altro, ma semplicemente era suo figlio.”

“¿Cuándo cambié a tus ojos? Adam me miró con otro «tú estás loca». —No pienso contártelo. —¿Por qué no? —Porque es una de esas cosas de tíos que no entenderías y que probablemente te cabreará. Genial. Ahora estaba definitivamente intrigada. —No me enfadaré. Solo dímelo por favor —le supliqué con dulzura. —Vale. —Me miró con cautela—. Fue la mañana siguiente a tu decimoctavo cumpleaños. Mis ojos se agrandaron al recordarlo. «¿En serio?» —Sí, la mañana en la que tú… oh, casualmente, me dijiste que habías perdido la virginidad. ¿Fue ese el momento en que se dio cuenta de que sentía algo por mí? Dios… Joss tenía razón, los hombres era trogloditas. (...) Adam había estado celoso. No fue lo que me pareció en aquel momento. —Supe que estabas enojado conmigo, pero creí que era otro de esos episodios de «hermano mayor sobreprotector». —¡No! —Adam movió la cabeza sombríamente, se echó hacia atrás y se apoyó en las palmas de las manos—. Fue uno de esos episodios «estoy buscando a la hermana pequeña de mi mejor amigo, que me acaba de decir que se ha acostado con un tío por primera vez y lo único que veo son sus labios hinchados y su pelo revuelto recién salido de la cama y me he puesto jodidamente cachondo». —Sus ojos se detuvieron en mi boca conforme recordaba—. Mi cuerpo reaccionó a lo que habías dicho antes de que pudiera hacerlo mi cabeza. De repente me encontré preguntándome cómo sería ser acariciado por tus labios, a qué sabrías, cómo me sentiría al tener tus largas piernas alrededor de mi espalda mientras empujaba dentro de ti... —Me sacudí, notando cómo se me calentaba la piel ante el conocimiento de que Adam había estado teniendo pensamientos lascivos sobre mí durante mucho tiempo sin que yo tuviera ni idea—. Así que me cabreé. Conmigo por desearte así. Y también contigo… por dejarle probarte… Nuestras miradas se encontraron y mi respiración se tornó pesada. Supe que si no decía nada terminaríamos haciendo el amor en la segunda habitación antes de que pudiéramos acabar nuestro paseo por el sendero de la memoria.”

“«Senta, io capisco che per lei la notizia può essere sconvolgente, ma non deve preoccuparsi. Io e Sergej siamo due professionisti. Lui ha corretto le bozze di Tolstoj!». «Le bozze di Tolstoj? Ma se è morto nel 1910! Cosa vi siete bevuti?». «Adesso la Sigma ripubblica tutti i successi del grande scrittore russo». «I successi?» disse sbalordito Giorgio. «E che è, una compilation?». «Sì. Vojna i mir esce settimana prossima. Ma senza inizio in francese... senza Waterloo, più corto. Solo 300 pagine». Sergej sorrise contento e fiero. «Vojna i mir... Guerra e pace?». «Solo pace. Guerra la tagliamo tutta».”

“Dopo che V. pronunciò le ultime parole, la percezione del mondo di B. ruotò su se stessa. Le loro ombre si tramutarono in due corpi di carne viva che si affrontavano in due dimensioni sulle piastrelle livide della terrazza. L'immagine di lei che aveva davanti si trasformò invece in un'ombra dai contorni netti, anzi piuttosto una falla, un buco a forma di donna nello spazio-tempo che lasciava trapelare il nulla assoluto che stava al di là. La mano di B. si alzò come se possedesse una volontà propria e indipendente, nera si confondeva con l'assenza di lei, così fece anche l'altra mano, si portò lentamente all'altezza dove prima stavano gli occhi e sentì, senza vederlo, che le punte delle dita si stavano sfiorando nel buio. La scintilla della coscienza di B. ardeva di una fiamma nera, incontrollabile, silenziosa, che bruciava lo sbocciare di un fiore ai limiti dell'alba, il palpitare di un cuore caldo sotto la mano, il bacio umido di una notte d'estasi, senza fumo e cenere, lasciando solo un vuoto privo di alcun ricordo. La morte scese, dolce come la primavera dell'infanzia, un lieve accenno di sorriso a un angolo della bocca, timida, pietosa come mai era stata una madre, lo strinse a sé calda come zucchero, gli sussurrò parole inudibili dietro l'orecchio che lo fecero rabbrividire come mai un'amante aveva mai fatto. Lo strinse così forte che diventò lui stesso, B. ricambiò la stretta così disperatamente che divenne lei stessa, il due diventò uno, l'amore impossibile diventò vero, ed amaro come il frutto delizioso della conoscenza. Le mani che non poteva vedere, le sue mani, si avvicinarono in una lenta danza, si strinsero una contro l'altra sempre più forte, per afferrare l'ineffabile, stringere l'amore prima che scappasse via, cogliere quell'attimo che non sarebbe mai più ritornato, la verità nella sua inconcepibile bellezza che palpitava viva tra le dita come carne viva, urlo, sudore, liscia pelle, calore bruciante, ruotare della terra nel nero assoluto del cosmo. Fu un attimo, e la percezione del mondo ruotò nuovamente su se stessa, ritornando là dove doveva stare. B. guardò le sue mani che tremavano sospese nell'aria e poi abbassò lo sguardo verso terra e lì, la vide, abbandonata sulla superficie fredda, un corpo gelido ed immobile che non respirava più, il torace che non si alzava né si abbassava, gli occhi fissi ed immobili che non lo vedevano più, una bambola di una bellezza indescrivibile abbandonata da lui stesso e dal mondo.”

“Siento que también hay algo en mí que hace una mueca de resignación, que algo en mí se crispa contra Nada, porque Dios y Destino y Materialismo Dialéctico son meros slogans que lanzaron Abraham y Spengler y Marx, no precisamente para formarnos o transformarnos o conformarnos, sino para hacernos olvidar de las únicas metas razonables y obligatorias, verbigracia el suicidio o la locura.”

“Lo único seguro es que estás existiendo, Dolores, en algún rincón de este día, en algún lugar del mundo, sola o con alguien, pero sin mí. Lo único seguro es que sos mejor que todas tus imágenes, que todas las imágenes que yo tengo de vos. ¿Quise esperar este instante a solas, sin prisa exterior y sin testigos, para decirme, con todas las letras, que estoy enamorado? ¿A los cuarenta y cuatro años? Quizá solo semienamorado. Porque ella dice que no, que no me quiere. Y para estar total, completa, absolutamente enamorado, hay que tener plena conciencia de que uno también es querido, que uno también inspira amor. De modo que semienamorado.”

“- Por eso las grandes obras de arte se han construido siempre alrededor del pecado. - Lo cual, en el fondo, significa construirlas alrededor de Dios. - Naturalmente, porque sin Dios el pecado no existe. Y se han construido alrededor del pecado, porque el pecado está prohibido y tiene castigo, y eso es lo estético: el conflicto entre la prohibición y la culpa. Mejor dicho, el arte es la chispa que resulta de frotar la prohibición con el castigo.”

“Están advertidos entonces: mientras que la mayoría de los cuentos se ocupan del cartucho de dinamita marca ACME o del Coyote después de la explosión, este cuento —este cuento más detonado que escrito— prefiere narrar el momento exacto del estallido, el ruido que te deja sordo, los pedazos suspendidos en el aire, el fuego y el humo que te hace cerrar los ojos, que te obliga a adivinarlo todo mientras te preguntas una y otra vez, como el Coyote al que se le ha vuelto a escapar el Correcaminos, ¿qué pasó?, ¿qué pasó?, ¿qué pasó?, ¿qué está pasando?”

“Entonces él se inclina sobre mí y rodamos enlazados al hueco del lecho. Su cuerpo me cubre como una grande ola hirviente, me acaricia, me quema, me penetra, me envuelve, me arrastra desfallecida. A mi garganta sube algo así como un sollozo, y no sé por qué empiezo a quejarme, y no sé por qué me es dulce quejarme, y dulce a mi cuerpo el cansancio infligido por la preciosa carga que pesa entre mis muslos...”

“Aquí no pasaba nada, pero todo ya se había perdido. Yo me moría por dentro; nadie, ni siquiera yo, podría dimensionar lo que aquella tragedia había derrumbado en mi interior. Si es que existe el alma, si es que yo tenía eso, seguramente ya no valdría ni siquiera un centavo. Yo era otro cadáver, un muerto más. Aunque el color de mi piel dijera otra cosa, no pertenecía a este mundo.”

“Sucedió en un barrio peculiar de la babilónica Lima, donde reinaban en aquellos años unas pestilencias soportables. Y es que con frecuencia los trabajadores municipales estaban de huelga por semanas. Sucedía entonces que en las madrugadas ciertos vecinos, o quizás alguno de los mismos vendedores ambulantes de la avenida que cruzaba el barrio ---alguien vio una vez al emolientero---, en una especie de rituales casi mágicos, rociaban con kerosene y les echaban fuego a los cerros de basura acumulada en las veredas. Así se evitaba la propagación de enfermedades y de roedores, decían. Pero lo que querían aminalar esos individuos eran aquellos violentos aires nauseabundos que avanzaban sin freno por las pistas y calzadas de todo el distrito, mejor y más rápido que cualquier refinado palito de incienso de sándalo en un cuarto cerrado o que un trozo regular de palo de rosa en una capillita de provincia" (De: "Cuando algo huele mal").”

“Ella pasaba su mano por cada rama, liberaba las hojas de bichos y sequedades; él, mate en mano, escuchaba cómo aquella begonia tardaba en florecer, que Carmen había comprado unas masas riquísimas cuando la invitó a tomar el té (...) de cómo la cara de Susana cambiaba cuando estaba en misa, de la cantidad de hijitos que tuvo el helecho que le Clara le había regalado, de cómo había que regar cada cosa a su tiempo porque no todas necesitaban lo mismo, a veces solo se necesitaba una cosa”

“Uno de mis escritores favoritos de este planeta —Philip Kindred Dick— aseguraba que «la novela trata sobre el asesino mientras que el cuento trata sobre el asesinato». Ingenioso pero discutible y —a la hora de hacer jugar a mi favor, o a favor de estas páginas, el comentario de Dick— yo agregaré entonces que la novela trata sobre el laboratorio mientras que el cuento trata sobre el experimento.”

“Y aunque los adultos recobramos el Habla y alcanzamos la Inmortalidad, nunca más hubo Gallo Nono que cantara ni Ave que trinara ni Niño que tarareara. Los niños no cantaron más porque no hubo más niños desde entonces. Y se hizo un Silencio Musical iInfinito. Y no salió nunca más el Sol. Y desde entonces fuimos solos, Adultos, a oscuras. Sin aves y sin niños todo se redujo a contar, repitiéndola una y otra vez como historia sin fin, esta leyenda de cuando aquello sucedió. Aquello que sucedió en los tiempos de entre la espada y la pared, cuando las alternativas de supervivencia eran mínimas y una única, la última opción...”