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Libro Quotes

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Libro Quotes

“La memoria es como libro en el cual se escribe toda nuestra vida. Algunas veces deseamos cerrarlo y olvidarlo para no recordar todos los escabrosos detalles, y otras veces deseamos abrirlo y observarlo detenidamente, queriendo volver a sentir lo mismo que sentimos en aquel momento.”

“Y, entonces, en ese instante que tan solo dura un segundo, el cerebro se encarga de abrir la cerradura del cofre en el cual guardas todo lo que aprecias. Cede de tal manera que la tapa se abre y todo lo que hay en el interior sale de forma tan rápida y tan fugaz que no puedes detenerlo.”

“Pienso que cada uno es como un libro, con una sinopsis diferente y una portada distinta. Cada libro está en su estantería correspondiente y en su balda adecuada junto con otros libros similares. Yo, en cambio, soy un libro solitario, abandonado en un estante olvidado.”

“Quell'uomo regalava libri ad una donna. Non gioielli, né vestiti. Libri. Nessuno ne aveva mai regalato uno a lei, ad esclusione di Bess, mentre Ryan avrebbe gradito senza alcuna ombra di dubbio, così come adorava regalarli a sua volta. Offrire in dono un libro equivaleva ad impacchettare, oltre al volume, anche le ore, i pensieri, le riflessioni spese nei riguardi della persona che lo riceveva. E per quelli non esisteva un prezzo di copertina sufficiente.”

“Ho il cuore pesante, mi sembra di avere dentro di me un alieno che vuole aprirmi il petto e venire fuori. Il ricordo di Giulia che mi guarda con amore infinito e mi bacia per ore non vuole proprio andare via. La fine di un amore rende impotenti e i ricordi sembrano fatti apposta per metterti davanti tutto ciò che vorresti invece dimenticare. Sembra quasi che esista uno spazio nel cervello che si aziona con un input involontario e ti fa rivivere tutte quelle situazioni che vorresti cancellare con un click. I ricordi possono essere invadenti e più vorresti allontanarli più rimangono lì, come un corvo sulla spalla, facendoti sentire un totale cretino”

“Vaya, que atemorizante y maravilloso es que las palabras pueden cambiar nuestras vidas con tan solo encontrarse una a un lado de la otra.”

“Oh, es tan atemorizante e increíble que dos palabras pueden cambiar nuestras vidas por el simple hecho de estar juntas.”

“Per lui siamo diventati narratori. Dal primo sbocciare in lui del linguaggio abbiamo incominciato a raccontargli delle storie. Era un talento che ignoravamo di avere. Ma il suo piacere ci ispirava, la sua felicità ci dava le ali. Per lui abbiamo moltiplicato i personaggi, concatenato gli episodi, raffinato gli accorgimenti. Come il vecchio Tolkien con i suoi nipotini, gli abbiamo inventato un mondo. Al confine fra il giorno e la notte, siamo diventati il suo romanziere. Se invece non abbiamo avuto questo talento, se gli abbiamo raccontato le storie degli altri, e anche piuttosto male, cercando le parole, storpiando i nomi propri, confondendo gli episodi, unendo l'inizio di un racconto con la fine di un altro, poco importa... E anche se non abbiamo raccontato affatto, se ci siamo limitati a leggere a voce alta, eravamo il suo romanziere, il narratore unico grazie al quale ogni sera lui si infilava nel pigiama del sogno prima di scomparire sotto le lenzuola della notte. O meglio eravamo il Libro. Ricordatevi di quell'intimità così ineguagliabile.”

“Ho cominciato a scrivere in un ambiente in cui dovevo farlo con pudore. Scrivere, allora, era un impegno morale. Adesso scrivere sembra spesso non sia più niente. Talvolta me ne rendo conto: scrivere, o è mescolare tutto in un viaggio che ha per destinazione la vanità e il vento, o non è niente ; o si mescola tutto in una unità per sua natura indefinibile, o si fa soltanto della pubblicità. Ma molto spesso non ho un'opinione, vedo che tutti gli spazi sono aperti, come se non ci fossero pareti, come se lo scritto non sapesse più dove andare per nascondersi, per strutturarsi, per leggersi, come se la sua fondamentale sconvenienza non venisse più rispettata, e subito dopo non ci penso più.”

“Molti ritengono i libri un modo per evadere dalla realtà, ma quello che lei stringe in mano è ben di più: un'autentica àncora di salvezza. Appena comincia a sfogliare le prime pagine, tutto il resto scompare: lo sfarfallio di gomiti e borse, la donna con il camicione che si rosicchia le unghie, le due ragazzine che ascoltano musica a tutto volume con gli auricolari e persino il tizio che strimpella il violino in fondo al convoglio diffondendo una stridula melodia. / Nonostante gli scossoni del treno, il suo sguardo si concentra sulla pagina allo stesso modo in cui un pattinatore fissa un punto di riferimento per eseguire una piroetta. Quel libro è il punto di riferimento che la tiene ancorata a terra.”

“Cominciò a dire “Chi?...Che cosa?”, ma la risposta fu un rantolo prolungato, seguito da una serie di conati, mentre il corpo che teneva tra le braccia tremava in modo incontrollabile. Piano piano cominciò a notare il soprabito sporco di un colore indefinibile, i piedi nudi, i capelli raggrumati in configurazioni improbabili. Allora, con estremo sforzo, con le due mani a metà tra le guance ed il collo provò a sollevare lentamente il viso di questo corpo. Vide due immensi occhi gialli, persi nel nulla, secchi, la pupilla nera dilatata all'impossibile. Le guance scavate con le ossa del cranio che premevano sulla pelle rinsecchita dove le rughe si diramavano dagli occhi e dalle labbra come le crepe di un deserto. E ancora disse e continuò a ripetere: “Chi sei? Cosa vuoi? Perché?” Ma infine la risposta che non voleva accettare si fece strada nel caos. No, non era possibile. No, non era un mostro venuto dallo spazio, né l'incubo di qualcun altro, ma semplicemente era suo figlio.”

“All'occorrenza sì. Ma so leggere e scrivere, anche se questo è vietato a un servo come me." "Oh sì, fai bene, giusta disubbidienza, felix culpa. Un libro va letto, non soltanto fatto, o tenuto sotto l'ascella. Un libro che nessuno legge, non serve, non comanda. Se no, che libro è?" "Dite voi, maestro, un libro che cos'è," dice Vera de Tori, con grazia. E tutti gli altri d'accordo, compresi i tedeschi sempre attenti. "Cosa per dire cose, questo è un libro, se lo sappiamo far parlare. Se no, sta zitto. Il libro parla solo se tu vuoi, quando e quanto ti garba e quanto sai e puoi. Un libro è l'amico più discreto. Non si consuma un libro, se lo leggi. Anzi, più lo leggi e più cresce. E tu con lui. Non è come col pane e col formaggio, quello che mangi tu io non lo mangio, e finito è finito, come il nostro di ieri, e va bene così, buon appetito. Un libro è meglio. Se lo leggono in molti cresce molto, finch'è letto non smette mai di dire quello che ha da dire, a chi lo legge, che sia letto in silenzio tutto solo, o a molti a voce alta in compagnia. Vale sempre di più dei soldi che lo paghi, un libro. Nemmeno del cane Dolceacqua ti potresti comprare anche le feste, non lo scodinzolio. Di un libro invece sì. Toccano il cielo con un dito, i libri, anche se non sono né Bibbia né Corano, verbo divino che dura in eterno. E parlano tra loro, i libri, di tutto, pure di se stessi. Tramite chi li legge. Grazie a chi li scrive. E anche a Paulinu che li fa.”

“Ha letto tutti quei libri?” ho chiesto. “Sì. Alcuni anche più d’una volta. Sono i grandi amori della mia vita. Mi fanno ridere, piangere, dubitare, riflettere. Mi permettono di evadere. Mi hanno cambiata, hanno fatto di me un’altra persona.” “Un libro ci può cambiare?” “Certo che un libro ti può cambiare! E può anche cambiare la tua vita. Come un colpo di fulmine. E non si può sapere quando avverrà l’incontro. Bisogna diffidare dei libri, sono geni addormentati.”

“Me pregunto que quedará de todo lo que me rodea, mil años después de esta noche, saldrá el Sol, y nada quedará de este instante en la memoria. Aunque podemos contemplar la Luna creciente sobre el mar, mientras el libro de la naturaleza escribe la historia de nuestras vidas, sin importar, nuestra breve existencia en la eternidad. Mis ojos en un sueño sin fin, despiertan en esta pálida estrella azul.”

“– Non ci accorgiamo subito, ma solo dopo, di quanto è importante la scelta né distratta, né casuale, di scrivere, di far durare le nostre visioni prima per noi, poi per qualcuno vicino e infine per tanti lontani e invisibili. Ma non è così semplice. A volte tutto questo diventa privilegio, abitudine, sopravvivenza. Scrivere non è necessariamente pubblicare, ripeto sempre. Ma ho scritto un solo libro e già soffro perché non riesco a pubblicarne un altro. E spesso mi irrito con quelli che vogliono entrare nel mio mondo, schernisco i miei compagni di desiderio, sono impaurito da questa orda di carta, da questa immigrazione di extracomunicanti. Perché volete entrare in questo mondo di premi farseschi, di parassiti accademici, di cretini televisivi elevati a saggisti e di saggisti che aspirano a diventare cretini televisivi? Perché, se ogni scrittore ben sa che un giorno, o tutta la vita, si sentirà sottovalutato e incompreso? Se un giorno deciderà di bruciare i suoi libri, e il giorno dopo vorrà segnare con una croce di sangue ogni volume non suo, acciocché l’Angelo Maceratore scenda e cancelli i suoi rivali dalla storia e dalle classifiche? – E lei perché vuol vivere in questo difficile mondo? – disse il professor Virgilio. – Giusto. Non perché non so fare altro. Ma perché non conosco niente di così confuso, inestricabile, e tuttavia sempre avventuroso.”

“Ci si mette a scrivere di lena, ma c’è un’ora in cui la penna non gratta che polveroso inchiostro, e non vi scorre più una goccia di vita, e la vita è tutta fuori, fuori dalla finestra, fuori di te, e ti sembra che mai più potrai rifugiarti nella pagina che scrivi, aprire un altro mondo, fare il salto. Forse è meglio così: forse quando scrivevi con gioia non era miracolo né grazia: era peccato, idolatria, superbia. Ne sono fuori, allora? No, scrivendo non mi sono cambiata in bene: ho solo consumato un po’d’ansiosa incosciente giovinezza. Che mi varranno queste pagine scontente? Il libro, il voto, non varrà più di quanto tu vali. Che si salvi l’anima scrivendo non è detto. Scrivi, scrivi, e già la tua anima è persa.”

“Al instante, la mujer se giró. En sus manos sujetaba un libro pequeño, entre cuyas páginas colocó un pañuelo para señalizar el pasaje que leía. Extendió su mano para recibir la misiva.”

“Dopo che V. pronunciò le ultime parole, la percezione del mondo di B. ruotò su se stessa. Le loro ombre si tramutarono in due corpi di carne viva che si affrontavano in due dimensioni sulle piastrelle livide della terrazza. L'immagine di lei che aveva davanti si trasformò invece in un'ombra dai contorni netti, anzi piuttosto una falla, un buco a forma di donna nello spazio-tempo che lasciava trapelare il nulla assoluto che stava al di là. La mano di B. si alzò come se possedesse una volontà propria e indipendente, nera si confondeva con l'assenza di lei, così fece anche l'altra mano, si portò lentamente all'altezza dove prima stavano gli occhi e sentì, senza vederlo, che le punte delle dita si stavano sfiorando nel buio. La scintilla della coscienza di B. ardeva di una fiamma nera, incontrollabile, silenziosa, che bruciava lo sbocciare di un fiore ai limiti dell'alba, il palpitare di un cuore caldo sotto la mano, il bacio umido di una notte d'estasi, senza fumo e cenere, lasciando solo un vuoto privo di alcun ricordo. La morte scese, dolce come la primavera dell'infanzia, un lieve accenno di sorriso a un angolo della bocca, timida, pietosa come mai era stata una madre, lo strinse a sé calda come zucchero, gli sussurrò parole inudibili dietro l'orecchio che lo fecero rabbrividire come mai un'amante aveva mai fatto. Lo strinse così forte che diventò lui stesso, B. ricambiò la stretta così disperatamente che divenne lei stessa, il due diventò uno, l'amore impossibile diventò vero, ed amaro come il frutto delizioso della conoscenza. Le mani che non poteva vedere, le sue mani, si avvicinarono in una lenta danza, si strinsero una contro l'altra sempre più forte, per afferrare l'ineffabile, stringere l'amore prima che scappasse via, cogliere quell'attimo che non sarebbe mai più ritornato, la verità nella sua inconcepibile bellezza che palpitava viva tra le dita come carne viva, urlo, sudore, liscia pelle, calore bruciante, ruotare della terra nel nero assoluto del cosmo. Fu un attimo, e la percezione del mondo ruotò nuovamente su se stessa, ritornando là dove doveva stare. B. guardò le sue mani che tremavano sospese nell'aria e poi abbassò lo sguardo verso terra e lì, la vide, abbandonata sulla superficie fredda, un corpo gelido ed immobile che non respirava più, il torace che non si alzava né si abbassava, gli occhi fissi ed immobili che non lo vedevano più, una bambola di una bellezza indescrivibile abbandonata da lui stesso e dal mondo.”