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Italia Quotes

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Italia Quotes

“Le poison de Venise, c’est la féerie d’une architecture de songe dans la douceur d’une atmosphère de soie ; ce sont les trésors des siècles, amassés là par une race de marchands et de pirates, la magnificence de l’Orient et de l’ancienne Byzance miraculeusement alliée à la grâce de l’art italien, les mosaïques de Saint-Marc et le revêtement rosé du palais ducal ; le poison de Venise, c’est la solitude de tant de palais déserts, le rêve des lagunes, le rythme nostalgique des gondoles, le grandiose de tant de ruines ; dans des colorations de perles —perles roses à l’aurore et noires au crépuscule —, le charme de tristesse et de splendeur de tant de gloires irrémédiablement disparues ; et dans le plus lyrique décor dont se soit jamais enivré le monde, la morbide langueur d’une pourriture sublime.”

“Eppure a volte per capire era sufficiente saper ascoltare. Si ricordò di quella volta che era riuscito a descrivere le conseguenze che il terremoto dell'Irpinia dell'80 aveva avuto sull'equilibrio di quella comunità grazie a una semplice intervista. Era bastato l'incontro con un uomo che si aggirava su una collina di macerie a Sant'Angelo dei Lombardi e raccoglieva piccole cose intorno a sé, oggetti all'apparenza privi di importanza: un fermaglio, un posacenere, una penna. Cercava con pazienza tra le pietre e le macerie e, appena qualcosa attirava la sua attenzione, si chinava a prenderla con delicatezza, come si fa con le more nei cespugli, e la riponeva in una scatola di scarpe vuota. Marco si avvicinò e gli chiese dov'era la sua casa e in che condizioni fosse. -"È tutta qui. Ci stiamo camminando sopra." rispose l'uomo, senza scomporsi. -"E la sua famiglia?" -"Stiamo camminando sopra anche a quella. Mia moglie è proprio qui sotto" disse indicando la punta delle scarpe. "Qui siamo sopra la cucina. L'avevo lasciata lì ed ero andato a prendere la legna per il cammino quando è arrivata la scossa. I miei due bambini sono più in là. In quel punto, vede? Quando sono uscito stavano giocando nella loro cameretta. Devono essere ancora lì. E ora, se vuole scusarmi..." e andò via, lungo quel cimitero di macerie, cercando frammenti della sua vita perduta.”

“La “Crisi Esistenziale” di chi ama l’amore e ha il coraggio di amare. Nell’epoca dove tante cose sembrano andate perse, e dove molti valori sembrano pian piano scomparsi, si trova spazio e l’ispirazione di far nascere una nuova canzone, con la quale si vuole comunicare i tanti disagi che il mondo attuale si appresta a vivere, le tante problematiche che spesso attanagliano l’essere umano, sempre preso da se stesso, e molto spesso distratto da tutte le cose che il mondo e la vita offrono. E' cosi che nasce “Crisi Esistenziale” il nuovo brano che dà il via al nuovo album di Savio De Martino, cantautore dalle mille risorse artistiche, un brano scritto dallo stesso Cantautore, sia per la parte letteraria, che per la parte musicale, un brano voluto, un testo ricercato, una canzone necessaria, una sorta di protesta, un modo di gridare e poter dire, BASTA !!! Questo stesso brano è stato anche proposto alla candidatura per le nuove proposte di Sanremo Giovani 2015, proprio perche’ i giovani possano valorizzare la propria vita e il futuro, trovando stimoli nuovi, trovando aiuto in chi ha potere, costruirsi un domani fatto di sogni da poter realizzare, Savio De Martino ancora una volta riesce a regalare nuove emozioni, il suo essere cosi poliedrico, rende questo artista, seppur giovane, capace di mettersi sempre in gioco e in discussione con vari generi musicali. Le sue tendenze variano dal Pop al Jazz, dal Blues alla buona Musica Leggera, in tanti anni di gavetta e di carriera è sempre riuscito a dire la sua, regalando al pubblico che lo segue con affetto e stima, tante emozioni e soprattutto tanta energia positiva. Lui innamorato della vita, innamorato della musica, e speranzoso che le cose e il mondo puo’ cambiare, una crisi cosi mondiale, dovrebbe far riflettere molte persone, e sensibilizzare chi ha il potere di essere a capo di tutto, ecco perché nasce questo nuovo brano per il 2015, dal titolo "Crisi Esistenziale". Genesi di Crisi Esistenziale di Savio De Martino Testo, Musica e Produzione sono di Savio De Martino attraverso la S.D.M. Production, la distribuzione avviene grazie alla Zeus Record S.R.L., gli arrangiamenti sono di Giuseppe Balsamo e Savio De Martino, le riprese video di “Pino Baylon Video” e la registrazione e mixaggio sono stati effettuati presso lo studio SG SOUND MUSIC ITALY di Savio De Martino. Il video è già disponibile su YouTube.”

“Crisi Esistenziale” - (Testo e Musica : Savio De Martino) CHI SONO IO PER SENTIRMI UN DIO, E CHI SEI TU PER DECIDERE, CHI SIAMO NOI NON LO SAPREMO MAI, MA CERTO STA’ CHE NON SIAMO EROI, IL MONDO VA’ CONSUMANDOSI, LA TERRA E’ ORMAI FUOCO E CENERE, LA GIOVENTU’ NON LAVORA PIU’, L’ECONOMIA NON PRODUCE.. RIT. FERMATI, NON COMMETTERE ALTRI DANNI, BASTA METTERSI NEI PANNI, DI CHI HA PERSO OGNI RAGIONE, E VORREBBE QUALCOSA DI PIU’, RITROVANDO QUEI VALORI, QUI SI MUORE PER UN NIENTE, TUTTI SANNO MA SI MENTE, E LA GENTE NON CE LA FA’ PIU’… A PAGARE GLI ERRORI DI CHISSA’, A PARLARE DI COSE CHE NON SA’, NON C’E’ PIU’ SENSO DI DOVERE E SENSO DI MORALITA’, NON C’E’ VITA CHE POSSA TOGLIERE IL DIRITTO DI VIVERE PERCHE’, OGNI ANIMA E’ UN DONO E VA VISSUTA E UN’OPPORTUNITA’.. CHI SONO IO FRA MILIARDI NOI, SEMBRIAMO ORMAI SOLO NUMERI, E CHI SEI TU CHE HAI SETE DI POTERE, CHE PENSI DI DOVER COMANDARE, E NON E’ MAI TARDI PER CAMBIARE, LA LIBERTA’ STA ANCHE NELLO SPERARE, IL MONDO E’ LIBERO DI AMARE, E LO SI FA’ SENZA GUERRE.. RIT. FERMATI, NON COMMETTERE ALTRI DANNI, BASTA METTERSI NEI PANNI, DI CHI HA PERSO OGNI RAGIONE, E VORREBBE QUALCOSA DI PIU’, RITROVANDO QUEI VALORI, QUI SI MUORE PER UN NIENTE, TUTTI SANNO MA SI MENTE, E LA GENTE NON CE LA FA’ PIU’… NON CE LA FA PIU’… NOI SIAMO UNA GENERAZIONE, CHE NON SA’ PIU’ DOVE ANDARE, COLPA DI UNA CONFUSIONE, CHE CI PORTA A SBAGLIARE QUI C’E’… CRISI ESISTENZIALE..CRISI ESISTENZIALE..CRISI ESISTENZIALE…!”

“A differenza di tante altre province in Italia e in Europa, Bergamo è sopravvissuta alla deindustrializzazione degli anni Ottanta e Novanta. Morti i giganti industriali, una nuiva generazione di imprese li ha sostituiti. Sono quelle che gli studiosi di economia chiamano le , un fenomeno tipico del . Si tratta di aziende di medie dimensioni con qualche centinaio di dipendenti, abbastanza grandi da poter far ricerca e sviluppo, in grado di competere sui mercati internazionali con prodotti di alta qualità, ma sufficientemente piccole per potersi adattare ai cambiamenti del mercato e mutare a seconda dei tempi, come aziende più grandi e lente farebbero fatica a fare. La Val Seriana, la grande valle larga e dritta a est di Bergamo che ospita cittadine come Alzano Lombardo e Nembro, è divenuta il cuore del quarto capitalismo bergamasco e ospita aziende come il gruppo Radici, che produce resine e polimeri, oppure la Italgen, che produce energie rinnovabili e ha installato impianti solari ed eolici in Tunisia, Marocco e Turchia. Ma anche la tortuosa e selvaggia Val Brembana non è da meno. A San Pellegrino si imbottiglia un'acqua minerale famosa in tutto il mondo, mentre in una diramazione laterale, la Val Brembilla, c'è la più alta concentrazione di imprese per abitanti di tutto il paese. E' con queste imprese che il grande aeroporto di questa piccola città produce le migliori sinergie.”

“A differenza di tante altre province in Italia e in Europa, Bergamo è sopravvissuta alla deindustrializzazione degli anni Ottanta e Novanta. Morti i giganti industriali, una nuova generazione di imprese li ha sostituiti. Sono quelle che gli studiosi di economia chiamano le multinazionali tascabili, un fenomeno tipico del quarto capitalismo italiano. Si tratta di aziende di medie dimensioni con qualche centinaio di dipendenti, abbastanza grandi da poter far ricerca e sviluppo, in grado di competere sui mercati internazionali con prodotti di alta qualità, ma sufficientemente piccole per potersi adattare ai cambiamenti del mercato e mutare a seconda dei tempi, come aziende più grandi e lente farebbero fatica a fare. La Val Seriana, la grande valle larga e dritta a est di Bergamo che ospita cittadine come Alzano Lombardo e Nembro, è divenuta il cuore del quarto capitalismo bergamasco e ospita aziende come il gruppo Radici, che produce resine e polimeri, oppure la Italgen, che produce energie rinnovabili e ha installato impianti solari ed eolici in Tunisia, Marocco e Turchia. Ma anche la tortuosa e selvaggia Val Brembana non è da meno. A San Pellegrino si imbottiglia un'acqua minerale famosa in tutto il mondo, mentre in una diramazione laterale, la Val Brembilla, c'è la più alta concentrazione di imprese per abitanti di tutto il paese. E' con queste imprese che il grande aeroporto di questa piccola città produce le migliori sinergie.”

“Attilio Fontana è un ricco avvocato di provincia con scarsa esperienza politica, arrivato quasi per caso al vertice della regione più ricca e popolosa d'Italia. [..] Nel ruolo chiave di assessore al Welfare e alla Sanità, Fontana si era trovato un politico giovane ed energico: Giulio Gallera, un brillante e ambizioso avvocato cinquantenne che aveva iniziato a fare politica a vent'anni. Gallera fa parte di Forza Italia e, come Fontana, ha fatto un balzo in avanti nella sua carriea dopo una crisi interna dell suo partito. Nell'ottobre 2015, l'allora assessore al Welfare e alla Sanità e capo della sezione regionale di Forza Italia, Mario Mantovani, era stato arrestato con l'accusa di corruzione (un esito relativamente frequente per i politici che si occupano di sanità in Lombardia). Gallera non aveva alcuna esperienza in materia di sanità”

“Fino al 21 febbraio, quando venne scoperto il primo caso caso di Codogno, l'attività nell'ospedale di Alzano Lombardo era proseguita in modo normale, senza che venissero adottate particolari cautele. [..] Codogno cambiò tutto. Con la scoperta del primo caso di coronavirus a solo cinquanta chilometri da Bergamo, le numerose polmoniti che si stavano diffondendo tra i pazienti del Pesenti Fenaroli e il personale sanitario iniziarono a sembrare qualcosa di diverso e inquietante. [..] Per evitare il panico, venne deciso di attendere l'esito della riunione prima di dare ufficialmente la notizia. Nel caos che seguì, le autorità si dimenticarono di farlo e l'esistenza di quel primo paziente positivo emerse soltanto mesi dopo.”

“Mussolini ha combattuto la massoneria, cioè il grande ordine d'oriente d'Italia, più o meno nei termini pagani del progetto del signor José Cabral. Non so se abbia perseguitato molta gente, né mi interessa saperlo. Quello che so con assoluta certezza è che il Grande Ordine d'Oriente d'Italia è uno di quei morti che godono di ottima salute, Permane, si riunisce, si è depurato, e sta ad aspettare; se ci sia qualcosa da aspettare è un'altra questione. Il piccone del duce può distruggere l'edificio del comunismo italiano, ma non è abbastanza potente per abbattere colonne simboliche, fuse in un metallo che proviene dall'alchimia. Primo de Rivera ha combattuto la massoneria spagnola in modo più blando, secondo la sua indole fidalga. Anche qui so per certo che risultato ottenne: il grande sviluppo, numerico e politico, della massoneria in Spagna. Non so se alcuni fenomeni secondari, come ad esempio la caduta della monarchia, abbiano avuto qualche relazione con questo fatto. Hitler, dopo essersi appoggiato alle tre grandi logge cristiane di Prussia, ha agito secondo il lodevole costume ariano di mordere la mano che gli aveva dato da mangiare. Ha lasciato in pace le altre grandi logge, quelle che non lo avevano sostenuto e che non erano cristiane, e tramite un certo Göring ha intimato alle prime tre di sciogliersi. Esse hanno detto di sì - ai Göring si dice sempre di sì - e hanno continuato a esistere. Per una coincidenza, è stato dopo l'adozione di questa misura che sono cominciati a sorgere in seno al partito nazista contrasti e altre difficoltà. Nella storia, come il signor José Cabral saprà bene, ci sono molte coincidenze del genere.”

“Siamo stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così sicuri. Non vogliamo essere subito già così senza sogni.”

“L’incanto della costa mediterranea, a conoscerla meglio, non faceva che divenire più profondo per la nostra eroina, poiché era la soglia d’Italia, la porta delle meraviglie. L’Italia, ancora veduta e sentita in modo imperfetto, le si stendeva dinanzi come una terra promessa, come una terra in cui l’amore del bello poteva essere confortato da un sapere senza fine. Tutte le volte che andava per la spiaggia con il cugino - gli era compagna nella passeggiata quotidiana - guardava al mare, con occhi bramosi, verso là dove sapeva che sorgeva Genova. Era contenta, però, di sostare sulla soglia di questa immensa avventura; anche in questi indugi preliminari c’era di che fremere. E poi le faceva l’effetto di un interludio di pace, di un placarsi del tamburo e del piffero in una vita che aveva scarse prove sinora per considerare agitata, ma che nondimeno dipingeva costantemente a se stessa alla luce delle sue speranze, dei suoi timori, delle sue fantasie, delle sue ambizioni, delle sue predilezioni, e che rifletteva codeste accidentalità soggettive in maniera sufficientemente drammatica.[...]Si smarriva in un groviglio di visioni: le cose belle da fare per una ragazza ricca, indipendente, generosa, che in quanto ad occasioni ed obblighi era di larghe, umane vedute, erano un ammasso imponente. Il suo patrimonio divenne perciò, nei suoi pensieri, una parte del suo io migliore; le conferì importanza, le conferì persino, nella sua immaginazione, una certa ideale bellezza. Quel che fece per lei nell’immaginazione degli altri è un altro affare, e a suo tempo dovremo parlare anche di questo punto. Le visioni di cui ho parlato or ora si mischiavano ad altri travagli. A Isabel piaceva di più pensare al futuro che al passato; ma a volte, mentre ascoltava il mormorio delle onde del Mediterraneo, il suo sguardo volava all’indietro. Si fermava su due figure che, nonostante l’aumentare della distanza, erano ancora sufficientemente evidenti; ed erano riconoscibili senza difficoltà come quelle di Caspar Goodwood e di Lord Warburton. Era strana la rapidità con la quale queste potenti immagini erano cadute nello sfondo della vita della nostra signorina. Era proprio della sua natura, sempre, di perder fede nella realtà delle cose assenti; questa fede poteva riconvocarla, in caso di bisogno, con uno sforzo, ma lo sforzo era spesso penoso anche quando la realtà era stata piacevole. Il passato era soggetto ad apparire cosa morta, e la sua resurrezione proiettava quasi una livida luce da giorno del giudizio. Per di più la ragazta non era incline ad ammettere di vivere nella mente altrui: non era così fatua da credere di lasciar tracce indelebili. Era capace di rimanere ferita se veniva a scoprire di essere stata dimenticata; ma di tutte le libertà quella che stimava più dolce era la libertà di dimenticare.”

“Il professor Grammaticus Il professor Grammaticus, tra Como e Battipaglia, udì gridare a gran voce: I-ta-glia! I-ta-glia! I-ta-glia! Alcuni sventatelli apparsi in fondo alla via in coro scandivano quell’errore di ortografia. Disse il bravo docente: – Signori, non così! Non lordate la Patria con quella brutta «g»! Al fardello dei mali che affliggono il paese non aggiungete, prego, ortografiche offese… Il professor Grammaticus fu tosto circondato, di ben altre scorrettezze e di pugni minacciato. Ma dai dintorni accorse una folla di persone amanti della grammatica e della buona educazione. Cacciarono i giovinastri e gridarono così: – Viva il nostro professore e l’Italia senza «g»!”