Quotessence
Home / Topics / Italiano Quotes

Italiano Quotes

Browse 74 quotes about Italiano.

Italiano Quotes

“L'italiano sembra già dentro di me e, al tempo stesso, del tutto esterno. Non sembra una lingua straniera, benché io sappia che lo è. Sembra, per quanto possa apparire strano, familiare. Riconosco qualche cosa, nonostante non capisca quasi nulla. Cosa riconosco? È bella, certo, ma non c'entra la bellezza. Sembra una lingua con cui devo avere una relazione. Sembra una persona che incontro un giorno per caso, con cui sento subito un legame, un affetto. Come se la conoscessi da anni, anche se c'è ancora tutto da scoprire. So che sarei insoddisfatta, incompleta, se non la imparassi.”

“In una parola, ero troppo codardo per fare quello che sapevo essere giusto, così come ero stato troppo codardo per evitare di fare quello che sapevo sbagliato. A quel tempo, non avevo avuto nessuna esperienza del mondo e non imitavo nessuno dei suoi molti abitanti che agiscono in questo modo. Genio assolutamente naturale, scoprii questa linea di condotta tutto da solo.”

“Tu, tu che non vuoi ch'io mi renda conto della tua posizione, e hai la vanità di mantenere a me la mia; tu che, conservandomi il lusso nel quale vivevo, conservi la distanza morale che ci separa; tu, infine, che non giudichi il mio affetto abbastanza disinteressato per dividere con me quello che possiedi, e basterebbe a vivere insieme felici, mentre preferisci rovinarti, schiavo di un pregiudizio ridicolo. E credi tu davvero ch'io possa paragonare una carrozza e alcuni gioielli col tuo amore? E che il mio bene consista in vanità che accontentano quando non si ha amore per nulla, ma diventano subito meschine quando si ama? Tu pagherai i miei debiti, impegnerai il tuo patrimonio e insomma mi manterrai! Quanto potrà durare tutto ciò? Due o tre mesi, e sarà troppo tardi allora vivere come ti propongo, perché allora tu dovrai accettare tutto da me, ciò che un gentiluomo non può fare. Oggi invece, con i tuoi otto o diecimila franchi di rendita, possiamo vivere. Io venderò il mio superfluo, e da questa sola vendita ricaverò duemila franchi di reddito. Affitteremo un bell'appartamento per tutti e due. L'estate andremo in campagna, non in una casa con questa, ma in una casetta che basti a due persone. Tu sei indipendente, io libera, e siamo giovani: in nome di Dio, Armando, non ricacciarmi nella vita che fui costretta a condurre un giorno.”

“C'era una vera e propria fame in lei, e alle ragazze non si cnfaceva essere fameliche. Le ragazze dovevano sbocconcellare con parsimonia a tavola. e le loro menti dovevano accontentarsi di una dieta morigerata. Ma tutto questo a lei non bastava. Tutta la conoscenza - ogni genere di conoscenza - attirava Faith, e c'era un piacere delizioso, pernicioso, nel carpirla senza essere scoperta.”

“Mi sono sempre chiesto come sia possibile che una classe politica nel complesso mediocre riesca ogni volta a mandare sul colle più alto la persona più adatta, quasi esistesse uno Spirito Santo laico che aleggia sopra Montecitorio nei giorni delle votazioni ( - Massimo Gramellini)”

“Quanto a Emma, non si chiedeva se lo amasse. Ella credeva che l'amore dovesse arrivare all'improvviso, con fragori e folgori; uragano dei cieli che cade sulla vita, la sconvolge, strappa via le volontà come foglie, e trascina all'abisso il cuore intero. Ella non sapeva che sulle terrazze delle case la pioggia forma laghetti quando le grondaie sono ingorgate, e avrebbe continuato a credersi al sicuro, quando a un tratto scoprì una crepa nel muro.”

“Nel piccolo mondo in cui i bambini vivono la loro esistenza, chiunque li allevi, non c'è nulla che venga percepito più acutamente dell'ingiustizia. Può darsi che sia solo una piccola ingiustizia quella che il bambino si trova a subire; ma il bambino è piccolo, e il suo mondo è piccolo, e il suo cavallino a dondolo è tante spanne più alto di lui quanto, in proporzione, un cavallo irlandese dalla grossa ossatura. Io, dentro di me, avevo sostenuto un perpetuo conflitto contro l'ingiustizia fin dalla prima infanzia.”

“Perché non mi ascolti quando parlo?è un manuale per le relazioni affettive degli anni Novanta. Rivela come uomini e donne siano diversi in ogni aspetto della vita. Non solo i due sessi comunicano in modo diverso, ma pensano, sentono, percepiscono, reagiscono, amano, provano bisogno e giudicano secondo diverse modalità. Sembra quasi che provengano da pianeti diversi, perché parlano lingue diverse e diverse sono le loro necessità. Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”

“Ogni giorno milioni di individui sono alla ricerca di un compagno con cui dividere l'esperienza di un sentimento speciale. Ogni anno milioni di coppie si uniscono per amore e finiscono poi col separarsi quando l'amore finisce. Tra le coppie che sono state capaci di mantenere vivo l'amore fino al matrimonio, solo il cinquanta per cento rimane unito. Di queste è probabile che un altro cinquanta per cento non abbia trovato nella vita in comune tutta la soddisfazione prevista. Si resta insieme per lealtà e senso del dovere, oppure per il timore di dover ricominciare tutto da capo.”

“Ah, allora è così che succede. Quella faccenda dell'uscire dal proprio corpo, intendo. Mi sento sollevare in alto, ma non poi tanto. E non è che mi veda fluttuare sospesa sopra il mio corpo. No. Sento solo caldo sul lato destro, dalla spalla fino alla coscia. Il che è strano. Non mi risulta che in paradiso ci si possa andare solo per metà. Forse la mia vita è talmente incasinata che persino il Padreterno deve prendersi un po' di tempo per capire che deve farci, con me.”

“E in quel momento le loro mani s'incontrarono e si strinsero, ma essi non lo sapevano. E continuavano ad attendere qualcosa. Poi a un tratto parve loro che sopra le creste dei monti lontani s'innalzasse un'altra imponente montagna di tenebre, giganteggiando come un'ombra che volesse inondare il mondo, puntellata di bagliori; poi un tremito percorse la terra e le mura della Città vibrarono. Un rumore simile a un sospiro si levò dalle campagne circostanti, e i loro cuori ricominciarono improvvisamente a battere. "Mi ricorda Númenor", disse Faramir, e si stupì di udirsi parlare. "Númenor?", ripeté Éowyn. "Sì", disse Faramir, "la terra dell'Ovesturia che s'inabissò, e la grande ombra oscura che sommerse tutte le terre verdi e le colline e che avanzava, oscurità inesorabile. La sogno sovente". "Allora credi che l'Oscurità stia arrivando?", disse Éowyn. "L'Oscurità Inesorabile?". E improvvisamente si strinse a lui. "No", disse Faramir guardandola in viso. "Era soltanto un'immagine. Non so che cosa stia accadendo. Ragionando a mente lucida direi che una grande catastrofe è avvenuta, e che ci troviamo alla fine dei giorni. Ma il cuore mi smentisce, e le mie membra sono leggere, e sono invaso da una speranza e da una gioia che la ragione non può negare. Éowyn, Éowyn, Bianca Dama di Rohan, in questa ora io non credo che alcuna oscurità possa durare!". E, chinatosi, le baciò la fronte. E rimasero così sulle mura di Gondor, mentre un grande vento si levava e soffiava fra i loro capelli, biondi e corvini, mescolandoli nell'aria. E l'Ombra scomparve, e il Sole fu svelato, e la luce crebbe; e le acque dell'Anduin brillarono come argento, e in tutte le case della Città gli uomini cantavano, spinti da una gioia inspiegabile che traboccava dai loro cuori.”

“Qual è la ragione per cui da ogni angolo del mondo i più disgraziati i più poveri i reietti della storia le valanghe di straccioni le orde di pezzenti e di mendicanti invadono le città dovendo addirittura scimmiottare, per integrarsi, di essere educati, perbenisti, ipocriti come tutta intera la middle class europea? Come non provare una immensa, profonda, proprio interiore vergogna nel vedere gli occhi del ragazzo indiano con la sua giubbetta McDonald steso sul letto nel tentativo di recuperare qualche ora di sonno fra un turno e l’altro?”

“Quando il connubio tra uomini, donne e macchine sarà completo, questo genere di letteratura diventerà obsoleto perché allora ci comprenderemo troppo bene. Abiteremo una comunità di intelligenze a cui avremo accesso immediato. La connessione avrà raggiunto livelli tali che i grumi isolati di soggettività si dissolveranno in un oceano di pensieri, di cui internet, per come la conosciamo, non è che la rudimentale anticipazione. Arrivando a poter dimorare nella mente gli uni degli altri, perderemo la capacità di mentire. I nostri racconti cesseranno di essere interminabili cronache di malintesi. La letteratura perderà la propria malsana fonte di nutrimento. E l'haiku, nella sua lapidaria, immobile e tersa percezione e celebrazione delle cose per quello che sono, rimarrà l'unica forma imprescindibile. Sono sicuro che faremo tesoro della letteratura del passato, per quanto possa inorridirci. Ci guarderemo indietro, meravigliandoci della bravura con cui individui di tempi remoti hanno saputo descrivere i loro difetti, di come hanno ideato geniali favole non senza speranza, a partire dai loro conflitti, dalle loro mostruose inadeguatezze e dalla reciproca incomprensione.”

“«Vieni, sorella. Vieni a noi. Su, vieni, vieni!» Impaurito io mi volgo a mia povera Madam Mina, e il mio cuore per felicità è balzato come fiamma; perché, oh, il terrore in suoi dolci occhi, la repulsione, l'orrore! E la convinzione, per me, che era ancora speranza. Dio sia ringraziato, non era ancora, non ancora, di quelle. Ho preso un pezzo dell'ostia avanzando verso di loro e il fuoco. Esse arretrano davanti a me, ridendo il loro basso, orrido riso. Io attizzo il fuoco e più non temo loro, perché sapevo che dietro nostre protezioni siamo sani e salvi. Esse non potevano accostare me mentre così armato, né Madam Mina mentre che rimaneva dentro il cerchio, che essa non poteva lasciare non più che quelle potevano entrare. I cavalli avevano cessato di gemere, e ancora giacevano a terra; la neve cadeva soffice su di essi, ed essi diventavano più bianchi e più bianchi. Sapevo che per le povere bestie era finito il terrore. E così siamo rimasti finché il rosso dell'alba è filtrato tra il biancore di neve. Ero desolato e intimorito, e pieno di tristi presentimenti; ma quando il bel sole ha cominciato a salire sull'orizzonte, la vita è in me tornata. Al primo venire dell'alba, le orride figure dissolvono nel turbine di nebbia e neve, spire di trasparente tenebra che va via verso il castello e sono perdute”

“- Andiamo al British Museum. Detto fatto. Per non perderci, ci demmo appuntamento a mezzogiorno in Mesopotamia. Non è una cosa da tutti i giorni poter fissare un appuntamento in un posto del genere. In quel tipo di edifici, apprezzo ancora di più l’insieme che il dettaglio. Mi piace passeggiare, senza altra logica che il mio piacere, dall’antico Egitto alle Galapagos passando per Sumer. Ingozzarmi di tutta l’assiriologia mi rimarrebbe sullo stomaco, mentre piluccare qualche carattere cuneiforme a mo’ di aperitivo, rune come antipasto, la stele di Rosetta come piatto principale e delle mani a negativo preistoriche come dessert manda in estasi le mie papille. Quello che non sopporto, nei musei, è il passo lento e solenne che le persone si credono obbligate in cuor loro ad adottare. Quanto a me, mi sposto con passo ginnico, abbracciando con lo sguardo vaste prospettive: che si tratti di archeologia o di pittura impressionista, ho notato i vantaggi di questo metodo. Il primo è evitare l’atroce effetto guida turistica: “Ammirate la bonarietà dello sceicco el-Beled: non vi sembra di averlo incrociato ieri al mercato?” oppure: “Una controversia oppone la Grecia e il Regno Unito a proposito del fregio del Partenone.” Il secondo è concomitante al primo: rende impossibili i commenti all’uscita dal museo. I Bouvard e Pécuchet moderni devono chiudere il becco. Il terzo vantaggio, e non il meno importante per quanto mi riguarda, è che impedisce l’insorgere del terribile mal di schiena museale. Intorno a mezzogiorno, mi resi conto di essermi persa. Affrontai un responsabile in questi termini: – Mesopotamia, please. – Third floor, turn to the left – mi venne risposto nel modo più semplice possibile. E questa è la dimostrazione che ci si sbaglia nel ritenere la Mesopotamia tanto inaccessibile.”

“Ascoltate, perchè non siamo tutti come fratelli gli uni per gli altri? Perchè anche la persona migliore nasconde sempre qualcosa all'altro e non gliene parla? Perchè non dire francamente, subito, quello che si ha nel cuore, se si che le nostre parole non saranno dette al vento? Invece ognuno appare per così dire più burbero di quanto non sia effettivamente, come se tutti avessero paura di fare torto ai propri sentimenti se li esternassero troppo in fretta...”

“Meg si voltò verso il suo obiettivo, ma il demone era sparito. Volatilizzato. «Sai, le persone normali non girano con così tante armi e se vedono qualcosa di così violento solitamente scappano.» Meg trasalì e si voltò con il cuore in gola, sentendo la sua voce provenire da dietro di sé. «E tu non sai che solo i vigliacchi attaccano alle spalle?» replicò invece di andare all’assalto, ponendo però l’arma tra di loro. Lui fece una smorfia nel tentativo mal riuscito di mascherare un sorriso. «Considerando che tra noi due sono io quello che si è ritrovato con un buco nello stomaco, direi che è lecito essere prudenti. E poi sono disarmato.» Meg fece saettare lo sguardo verso il suo addome esposto, visto che la maglietta gliel’aveva lacerata lei, ma non c’era nessun segno di ferita. Se non fosse stato per il sangue che gli imbrattava i vestiti avrebbe pensato di averlo mancato. «Vedi qualcosa di tuo gradimento?» le domandò con un sorriso appena un po’ malizioso. Meg intuì di essere arrossita, combattuta tra imbarazzo e ira. Scelse la seconda e tentando di colpirlo con la lama lo redarguì: «Non so come vanno le cose dalle tue parti, ma sappi che non puoi cercare di uccidere una ragazza e allo stesso tempo flirtare con lei!» «Qui l’unica che sta tentando di uccidermi sei tu! E ripetutamente anche!» ribatté lui, schivando i suoi attacchi.”

“Fu, per me, un giorno memorabile, gravido di profondi cambiamenti nella mia vita. Ma succede così per qualunque vita. Immaginate di eliminarne un certo giorno, e pensate un po' come il suo corso sarebbe stato diverso! Fermati, tu che leggi, e pensa per un attimo alla lunga catena di ferro o d'oro, di spine o di fiori, che mai ti avrebbe legato se, in un solo memorabile giorno, non se ne fosse costruito il primo anello.”

“Per tutti, Ateniesi e non, simpatizzanti e nemici, Atene è la città dei processi, o meglio, come nelle Vespe di Aristofane, una città malata di processi, in cui tutto passa per i tribunali, in modo fin troppo disinvolto: nei processi, scriveva il sofista e retore Antifonte, che di queste cose se ne intendeva, conta la capacità di persuadere e non l’accertamento della verità.”

“Il reparto pediatrico è in una grande clinica privata che si chiama St John e che paghiamo grazie all'assicurazione del papà. Ci ho passato sei settimane quando i miei genitori si sono resi conto che in me c'era veramente qualcosa che non andava. Il guaio è che la depressione non arriva con comodi sintomi tipo macchioline e febbre, perciò uno non se ne accorge subito. Continui a dire:"Sto benissimo" a tutti anche quando non stai bene per niente. Pensi che dovresti stare bene. Continui a chiederti:"Perché non sto bene?".”

“Tuttavia, nella impenetrabile solitudine della decrepitezza dispose di una tale chiaroveggenza per esaminare perfino i più insignificanti avvenimenti della famiglia, che per la prima volta vide con chiarezza le verità che le sue occupazioni di altri tempi le avevano impedito di vedere. Verso l'epoca nella quale preparavano l'entrata in seminario di José Arcadio, era già riuscita a fare una ricapitolazione infinitesimale della vita domestica a partire dalla fondazione di Macondo, e a cambiare radicalmente l'opinione che aveva sempre avuto dei suoi discendenti. Si rese conto che il colonnello Aureliano Buendía non aveva perso il suo affetto per la famiglia a causa della durezza della guerra, come lei credeva, ma che in realtà egli non aveva mai voluto bene a nessuno, nemmeno a sua moglie Remedios o alle innumerevoli donne di una notte che erano passate per la sua vita, e tanto meno ai suoi figli. Intuì che egli non aveva fatto tante guerre per idealismo, come tutti credevano, né aveva rinunciato per stanchezza alla vittoria imminente, come tutti credevano, ma che aveva vinto e perso per lo stesso motivo, per pura e peccaminosa superbia. Arrivò alla conclusione che quel figlio, per il quale lei avrebbe dato la vita, era semplicemente un uomo interdetto all'amore.”

“Lui la abbracciò stretta, e quando lei cominciò a tremare, per il freddo o il pianto o entrambi, la avvolse nella coperta e la strinse a sè ancora di più. Per la prima volta, rimpianse profondamente la sua decisione, si pentì di averla lasciata ad affrontare il liceo da sola, mentre avrebbe potuto essere al suo fianco. Non l'aveva mai considerata debole perché non lo era, ma era vulnerabile e lui l'aveva abbandonata.”

“Ad ogni passo e ogni sguardo, si rimane affascinati, un po’ come un bambino quando scopre cose nuove e rimane sbalordito.” Viaggio itinerante di 7 giorni nella terra di Tamerlano, percorrendo parte della Via della Seta, alla scoperta di un Paese che ha superato di molto le mie aspettative. Itinerario iniziato a Khiva e terminato nella capitale Tashkent, ammirando posti straordinari, tra moschee, madrase, alcuni musei e laboratori artigianali, ma anche scoperto quanto sia fantastica ed ospitale la popolazione uzbeka. Questo libro è stato pensato come una specie di “guida-racconto”, dove vengono raccolte non solo le mie esperienze di viaggio (per la prima volta in gruppo), ma anche cenni storici, leggende, alcune curiosità e più 100 immagini, oltre ad una sezione dedicata per dimostrare la bellezza di questo fantastico Paese.”

“Questo libro raccoglie l'esperienza del mio viaggio in Nepal, un viaggio indimenticabile che mi ha permesso di vedere il mondo con occhi diversi. Un itinerario iniziato e terminato a Kathmandu, accompagnato per gran parte del viaggio dalla guida locale Mahesh che oltre a darmi informazioni sui luoghi, mi parlava anche della storia del Paese e le divinità. Ho potuto ammirare posti straordinari da Pokhara a Dhulikel, visitando monasteri buddisti/induisti e luoghi sacri, ma anche vedere le devastazioni causate del terremoto del 2015. Il libro è stato creato come una sorta di guida-diario (con anche qualche foto), narrando le mie sensazioni e i luoghi visitati, senza trascurare qualche piccola curiosità e un evento a dir poco tragicomico.”