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Quote by J.R.R. Tolkien

“E in quel momento le loro mani s'incontrarono e si strinsero, ma essi non lo sapevano. E continuavano ad attendere qualcosa. Poi a un tratto parve loro che sopra le creste dei monti lontani s'innalzasse un'altra imponente montagna di tenebre, giganteggiando come un'ombra che volesse inondare il mondo, puntellata di bagliori; poi un tremito percorse la terra e le mura della Città vibrarono. Un rumore simile a un sospiro si levò dalle campagne circostanti, e i loro cuori ricominciarono improvvisamente a battere. "Mi ricorda Númenor", disse Faramir, e si stupì di udirsi parlare. "Númenor?", ripeté Éowyn. "Sì", disse Faramir, "la terra dell'Ovesturia che s'inabissò, e la grande ombra oscura che sommerse tutte le terre verdi e le colline e che avanzava, oscurità inesorabile. La sogno sovente". "Allora credi che l'Oscurità stia arrivando?", disse Éowyn. "L'Oscurità Inesorabile?". E improvvisamente si strinse a lui. "No", disse Faramir guardandola in viso. "Era soltanto un'immagine. Non so che cosa stia accadendo. Ragionando a mente lucida direi che una grande catastrofe è avvenuta, e che ci troviamo alla fine dei giorni. Ma il cuore mi smentisce, e le mie membra sono leggere, e sono invaso da una speranza e da una gioia che la ragione non può negare. Éowyn, Éowyn, Bianca Dama di Rohan, in questa ora io non credo che alcuna oscurità possa durare!". E, chinatosi, le baciò la fronte. E rimasero così sulle mura di Gondor, mentre un grande vento si levava e soffiava fra i loro capelli, biondi e corvini, mescolandoli nell'aria. E l'Ombra scomparve, e il Sole fu svelato, e la luce crebbe; e le acque dell'Anduin brillarono come argento, e in tutte le case della Città gli uomini cantavano, spinti da una gioia inspiegabile che traboccava dai loro cuori.”

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Work

The Lord of the Rings

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Author

J.R.R. Tolkien

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“Poi... sei arrivata tu. Ho dovuto credere che tu mi amassi, che amassi veramente me, non i milioni di mio padre. Non c'era altro motivo per cui avresti voluto sposare un diavolo senza un penny e con i miei ipotetici precedenti. E io provavo pena per te. Oh, sì, non nego di averti sposata perché provavo pena per te. E poi... ho scoperto che eri la migliore, la più allegra e la più cara compagna che avessi mai avuto. Spiritosa, leale, dolce. Mi hai costretto a credere nuovamente nella vera amicizia e nel vero amore. Il mondo sembrava di nuovo bello perché c'eri tu, tesoro mio. Desideravo che continuasse così per sempre tra di noi. L'ho capito la notte in cui sono tornato a casa e ho visto per la prima volta la luce della mia casa che risplendeva sull'isola. E sapevo che tu eri lì ad aspettarmi. Dopo essere stato senza una casa per tutta la vita, era bello averne una. Tornare affamato a notte inoltrata e sapere che c'era un buon pasto e un fuoco accogliente - e che c'eri tu.”

“Anche amare è bene: poiché l’amore è difficile. Volersi bene, da uomo a uomo: è forse questo il nostro compito più arduo, l’estremo, l’ultima prova e verifica, il lavoro che ogni altro lavoro non fa che preparare. Per questo i giovani, che sono principianti in tutto, ancora non sanno l’amore; lo devono imparare. Con tutto l’essere, con tutte le energie, raccolte intorno al loro cuore solitario, ansioso, dal battito anelante, devono imparare ad amare. Ma il tempo dell’apprendistato è sempre un tempo lungo, chiuso al mondo, e così amare è a lungo, e fin nel pieno della vita, solitudine, intenso e approfondito isolamento per colui che ama. Amare non significa fin dall’inizio essere tutt’uno, donarsi e unirsi a un altro (poiché cosa sarebbe mai unire l’indistinto, il non finito, ancora senza ordine?); è una sublime occasione per il singolo di maturare, di diventare in sé qualcosa, di diventare mondo, diventare mondo per sé per amore di un altro, è una grande, immodesta pretesa a lui rivolta, qualcosa che lo presceglie e lo chiama a vasti uffici. Solo in questo senso, come compito di lavorare a sé (“di stare all’erta e martellare notte e dì”), i giovani potrebbero usare l’amore che viene loro dato. Essere tutt’uno e donarsi e ogni sorta di comunione non è per loro (che ancora a lungo devono risparmiare e radunare), è il compimento, è forse quello per cui oggi intere vite umane ancora non sono sufficienti. In questo però i giovani sbagliano così spesso e gravemente: che essi (nella cui natura è non avere pazienza) si gettano l’uno all’altro quando l’amore li assale, si spandono così come sono, in tutto il loro disordine, scompiglio e turbamento… Ma come fare allora? (…) Se resistiamo e prendiamo su di noi questo amore come fardello e tirocinio, invece di perderci in tutto quel gioco frivolo e lieve (…) allora forse un piccolo progresso e un certo sollievo saranno percettibili a coloro che verranno molto dopo di noi (…) E questo amore più umano (…) somiglierà a quello che noi lottando con fatica andiamo preparando, l’amore che consiste in questo: che due solitudini si proteggano, si limitino e si inchinino l’una innanzi all’altra.”

“Ci sono personalità in cui, se esse ci amano, siamo consapevoli di avere una sorta di battesimo e di consacrazione: esse ci vincolano alla rettitudine e alla purezza grazie alla loro pura fiducia in noi; e i nostri peccati divengono quel genere peggiore di sacrilegio che abbatte l'invisibile altare della fiducia. “Se tu non sei buono, non lo è nessuno” - queste brevi parole possono conferire un terribile significato alla responsabilità, possono contenere una forza corrosiva per il rimorso.”

“Quella notte, perduta tra tante e tante notti, la ragazza, di questo era certa, l'aveva trascorsa su quella nave e c'era quando ciò era successo, quando era esplosa la musica di Chopin sotto il cielo luminescente. Non c'era un alito di vento e la musica si era propagata per tutto il piroscafo buio, come un'ingiunzione del cielo, chi sa per che cosa, come un ordine divino dall'ignoto significato. E la ragazza si era alzata come per andare a uccidersi a sua volta, a buttarsi a sua volta in mare e poi aveva pianto, perché aveva pensato all'uomo di Cholen e tutto a un tratto non era più sicura di non averlo amato, solo che quell'amore non l'aveva visto perché si era perso nella storia come acqua nella sabbia e lei lo ritrovava soltanto ora, nell'istante della musica sul mare.”