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Mare Quotes

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Mare Quotes

“«Sott'acqua è un'esplosione di vita, come se il mondo fosse rovesciato e ciò che è fuori si fosse trasferito dentro: pesci e coralli che riempiono ogni spazio, come se improvvisamente ti trovassi nel centro di una metropoli sovraffollata. Colori impossibili e suoni che non hai mai sentito prima, perché il mare non è affatto silenzioso come pensi: è vivo» proseguì Diego con entusiasmo. Guardò Alice che lo fissava con l'espressione di una bambina che mentre presta attenzione a una favola non sta realmente ascoltando: vive in quella storia. «Sei sospeso: non avverti più il tuo peso, acquisti una nuova consapevolezza del tuo spazio. L'aria che hai nei polmoni e la dimensione del tuo torace, braccia e gambe si muovono per trovare equilibrio prima di generare movimento». Diego sentì crescere in sé la memoria di quelle sensazioni. «Compare uno squalo o una murena. Ti ricordano che non sei al cinema dove il debole innocente trionfa sul forte e astuto colpevole. Sopravvive il più forte o il più veloce… il più scaltro. Non c'è nulla che ti protegga: c'è il mare, la sua bellezza e il suo pericolo. Sei da solo senti solo... Sei semplicemente libero».”

“Ho visto il sole tramontare in un mare di fuoco liquido e sorgere come una sfera di rame incandescente. Ho visto la luna far risplendere i veli del cielo notturno come fuochi fatui e rispecchiarsi nel lento respiro delle onde. Ho visto il mare così liscio e l'aria così trasparente che la volta stellata sembrava sdoppiarsi al punto che non si capiva più qual era il sotto e quale il sopra, e pareva di veleggiare dentro a un globo splendente di luci. Ho visto cieli e nubi che un artista avrebbe impiegato un'esistenza intera a cercare di riprodurre.”

“Il tempo stava cambiando. Nuvoloni grigi spuntavano minacciosi dietro la cerchia dei monti alle spalle della città; lì il cielo era livido. Una grossa nuvola coprì il sole e la terrazza si oscurò all'improvviso. Il barone sollevò gli occhi malati e li puntò su Monte Pellegrino. Lo vedeva sfocato in lontananza, stagliato contro il cielo: ma il monte aveva già cambiato colore. Nuove sfumature - blu, viola - lo rendevano austero e minaccioso. Quella montagna dalle proporzioni perfette e dalla solida bellezza era il guardiano del golfo: una mitica fiera accovacciata e immersa a metà nel mare - groppa e gambe emergevano nelle loro forme angolose -, ma pronta a trarsi dal sonno e a drizzarsi contro chi osasse avvicinarsi alla città. Domenico Safamita amava Palermo d'una passione quasi fisica. "Si distruggono monasteri, palazzi, si sventrano quartieri. Non importa che manchi l'acqua, che le fognature siano rudimentali o inesistenti, che il popolino viva in tuguri e muoia di fame e malattie: i palermitani vogliono un nuovo grandioso teatro lirico. Sempre più bella e più abietta, mai come ora Palermo si rivela magnifica e compiaciuta di aver mantenuto la sua identità di città superlativamente cortigiana. A Palermo anche le pietre sudano sensualità." Sulla sinistra la nuova strada, larghissima, finiva a mare. Lì sembrava essere calata la notte e l'acqua era cosparsa di puntini luccicanti: le prime lampare dei pescatori. La nuvola scivolò dal sole e tutto ritornò come prima: il mare era una macchia scura senza bagliori, Monte Pellegrino, appena rosato, si stagliava netto e benigno.”

“E Harvey, essendo tutt'altro che ottuso, cominciò ad apprezzare e a godere l'aspro coro delle onde, quando le loro creste si infrangono una dietro l'altra, in un incessante scroscio; la fretta del vento che liberava gli immensi spazi, ammassando le ombre azzurrine e purpuree delle nubi; la splendente aurora, quando il sole si leva in un'aureola di fiamma; le spirali delle nebbie mattutine e il loro lento dissolversi come muraglie che collino a una a una, sulla candida distesa; lo splendido e salmastro riverbero del meriggio; il bacio della pioggia su miglia e miglia di acqua morta e liscia; il frettoloso oscurarsi del mondo al calar della sera; l'infinito scintillare del mare sotto il chiaro di luna, quando il bompresso aguzzava, solenne, la cima verso lontane stelle, e Harvey scendeva dal cuoco per un dolce.”

“Fu un momento indimenticabile. Andammo verso via Caracciolo, sempre più vento, sempre più sole. Il Vesuvio era una forma delicata color pastello ai piedi della quale si ammucchiavano i ciottoli biancastri della città, il taglio color terra di Castel dell'Ovo, il mare. Ma che mare. Era agitatissimo, fragoroso, il vento toglieva il fiato, incollava i vestiti addosso e levava i capelli dalla fronte. Ci tenemmo dall'altro lato della strada insieme a una piccola folla che guardava lo spettacolo. Le onde ruzzolavano come tubi di metallo blu portando in cima la chiara d'uovo della spuma, poi si frangevano in mille schegge scintillanti e arrivavano fin sulla strada con un oh di meraviglia e timore da parte di tutti noi che guardavamo. Che peccato che non c'era Lila. Mi stenti stordita dalle raffiche potenti, dal rumore. Avevo l'impressione che, pur assorbendo molto di quello spettacolo, moltissime cose, troppe si spampanassero intorno senza lasciarsi afferrare. Mio padre mi strinse la mano come se temesse che sgusciassi via. Infatti avevo voglia di lasciarlo, correre, spostarmi, attraversare la strada, farmi investire dalle scaglie brillanti del mare. In quel momento così tremendo, pieno di luce e di clamore, mi finsi sola nel nuovo della città, nuova io stessa con tutta la vita davanti, esposta alla furia mobile delle cose ma sicuramente vincitrice: io, io e Lila, noi due con quella capacità che insieme - solo insieme - avevamo di prendere la massa di colori, di rumori, di cose e persone, e raccontarcela e darle forza".”

“The mare's ears flicked forward in interest. "Aren't you lovely?" Elspeth crooned to her. "I'm sorry I didn't think to bring you a treat. That was quite remiss of me." Plum had stopped by her feet, but now he ventured close to the horse. Elspeth watched. Octavia could hurt the dog should she wish. The mare merely lowered her head, snuffling curiously at Plum. Plum licked her nose. Octavia jerked her head back but then lowered it to blow at the dog and then shake her head as if in horsey laughter. Plum immediately went into a play bow--- the first that Elspeth had seen him make. She laughed. "Silly. How do you expect Octavia to play with you? She'd run right over if let loose." Julian sighed from the stall, and Elspeth glanced over to see him leaning on the pitchfork, watching her. "Octavia has never been as serious as her name," he said. "And she likes dogs." "Does she?" Elspeth asked in delight. Plum was now darting forward at the horse's legs, pretending to attack before retreating just as swiftly. Octavia watched bemusedly before stamping her hoof at the next attack, sending the dog into spins of excitement. Elspeth knit her brow, concerned that the horse would accidentally stomp on the dog, but Julian reassured her. "You needn't worry. Octavia knows to be gentle.”

“Emeline turned around to discover the biggest, blackest horse breathing on her face. She stared up into enormous golden eyes. Flecks of red dusted the horse's irises, like a fire sparking, and her hot breath smelled like smoke. Holy hell. Emeline stepped quickly back----straight into the boy. The scent of him enveloped her: like crushed pine needles and oiled leather. "This is Lament." "Uh-huh," she whispered, staring at the massive beast, which was pawing the ground as if to say, I'm getting impatient! Let us leave! When she threw back her head, those golden eyes flickered red.”

“E' una di quelle notti in cui sei a bordo da cinque giorni egoisti che sembrano venti e tutto ciò che riguarda la terra sembra così lontano che non te ne frega un cazzo; e ti rendi conto che da un secolo non ascolti chiacchiere radiofoniche, non leggi un giornale, non guardi la tele, non ti parlano di politica nè di corruzione, non ti dicono sa com'è, e la vita continua il suo corso e non succede assolutamente nulla e ti domandi cosa si può fare, dove diavolo ha sbagliato l'Umanità.”

“Un desiderio del tutto nuovo, inarrestabile e potente come la tempesta, le era esploso dentro, tanto da costringerla ad abbracciarsi il corpo con le mani nel tentativo di arginarlo. Era come se Croix le avesse fatto un incantesimo e l’avesse costretta ad aprire gli occhi per la prima volta nella sua vita. Attraverso le scelte che aveva fatto – il mare, la libertà, il vento – le aveva mostrato un futuro diverso; l’aveva tentata al punto da farle accettare situazioni improponibili ed emozioni impronunciabili. Eve riaprì gli occhi. Voleva rivederlo, anzi, doveva rivederlo prima che l’indomani fosse impiccato e svanisse per sempre dalla sua vita.”

“He's hunting newbloods not to protect his throne but to hurt you. To find you. To make you come back to him." His fist clenches on his thigh. "Maven wants you more than anything else on this earth." Would that Maven were here now, so I could rip out his horrible, haunting eyes. "Well, he can't have me." I realize the consequences of this, and so does Cal. "Not even if it stops the killing? Not for the newbloods?" Tears bite my eyes. "I won't go back. For anyone." I expect his judgment, but instead he smiles and ducks his head. Ashamed of his own reaction, as I am of mine.”

“Cos'è l'odio, veramente, l'ho capito su queste assi insanguinate, con l'acqua del mare addosso a imputridire le ferite. E cos'è la pietà, non lo sapevo prima di aver visto le nostre mani di assassini accarezzare per ore i capelli di un compagno che non riusciva a morire. Ho visto la ferocia, nei moribondi spinti a calci giù dalla zattera, ho visto la dolcezza, negli occhi di Gilbert che baciava il suo piccolo Léon, ho visto l'intelligenza, nei gesti con cui Savigny ricamava il suo massacro, e ho visto la follia, in quei due uomini che una mattina hanno spalancato le ali e se ne sono volati via, nel cielo. Dovessi vivere ancora mille anni, amore sarebbe il nome del peso lieve di Thérèse, tra le mie braccia, prima di scivolare tra le onde. E destino sarebbe il nome di questo oceano mare, infinito e bello.”

“È bello come stare qui? Certo, è bello. Come l’onda, ti prende e ti porta con sé, ti travolge, ti stringe nelle sue spire, ti sommerge, e non sai più farne a meno. Come la vita? Come svegliarsi al mattino e sentire che hai un corpo da nutrire, come respirare, Jay, è bello come respirare? Chiusi gli occhi e cercai di riportare alla mente la sensazione che provavo quando, dopo essere stato disarcionato, riemergevo senza fiato e pieno di dolori per gli schiaffi presi dalle onde. Ciò che avevo sentito facendo sesso somigliava più al trionfo di pochi istanti, sopra un’onda buona, ma troppo docile per dare tempo all’adrenalina di percorrerti tutto. Forse… forse per amore. Per amore, forse, avrebbe potuto essere bello come svegliarsi al mattino e sentire che hai un corpo da nutrire. Per amore avrebbe potuto essere come il sollievo quando finalmente si ritrova il pelo dell’acqua dopo il naufragio. Ma non mi era mai accaduto per amore. Si girò e mi guardò corrucciato. Fu un solo istante, poi riportò lo sguardo alla strada. Jay, se si chiama “fare l’amore”, come puoi farlo senza amore?”

“Avevo vissuto una vita cercando un miraggio, Eli, con un vuoto dentro, come una voragine. Affrontai l’onda più alta e non potei accettare di essere ancora vivo, eppure solo questo seppi fare, aprire gli occhi la mattina e richiuderli la sera, non sapevo perché fossi sopravvissuto, non sapevo perché a me fosse stata concessa un’altra possibilità. L’onda mi aveva portato talmente lontano dalla mia rotta che nulla valeva più la pena.”

“But now, strange as it seems, a peasant's small, scrawny. light brown nag is harnessed to such a large cart, one of those horses he's seen it often that sometimes strain to pull some huge load of firewood or hay. Especially if the cart has gotten stuck in the mud or a rut. The peasants always whip the horse so terribly, so very painfully, sometimes even across its muzzle and eyes, and he would always feel so sorry, so very sorry to witness it that he would feel like crying, and his mother would always lead him away from the window. Now things are getting extremely boisterous: some very large and extremely drunken peasants in red and blue shirts, their heavy coats slung over their shoulders. come out of the tavern shouting, singing. and playing balalaikas. “Git in. everyone git in!" shouts one peasant, a young lad with a thick neck and a fleshy face, red as a beet, “I'll take ya all. Git in!" But there is a burst of laughter and shouting: “That ol’ nag ain't good for nothin'!" “Hey, Mikolka, you must be outta yer head to hitch that ol' mare to yer cart!" “That poor ol' horse must be twenty if she's a day, lads!" “Git in, I'll take ya all!" Mikolka shouts again,jumping in first, taking hold of the reins, and standing up straight in the front of the cart. “Matvei went off with the bay," he cries from the cart, “and as for this ol' mare here, lads, she's only breakin' my heart: I don't give a damn ifit kills ’er; she ain't worth her salt. Git in, I tell ya! I'll make 'er gallop! She’ll gallop, all right!" And he takes the whip in his hand, getting ready to thrash the horse with delight. "What the hell, git in!" laugh several people in the crowd. "You heard 'im, she'll gallop!" “I bet she ain't galloped in ten years!" "She will now!" “Don't pity 'er, lads; everyone, bring yer whips, git ready!" "That's it! Thrash 'er!" They all clamber into Mikolka's cart with guffaws and wisecracks. There are six lads and room for more. They take along a peasant woman, fat and ruddy. She's wearing red calico, a headdress trimmed with beads, and fur slippers; she‘s cracking nuts and cackling. The crowd’s also laughing; as a matter of fact, how could one keep from laughing at the idea of a broken down old mare about to gallop, trying to pull such a heavy load! Two lads in the cart grab their whips to help Mikolka. The shout rings out: “Pull!" The mare strains with all her might, but not only can’t she gallop, she can barely take a step forward; she merely scrapes her hooves, grunts, and cowers from the blows of the three whips raining down on her like hail. Laughter redoubles in the cart and among the crowd, but Mikolka grows angry and in his rage strikes the little mare with more blows, as if he really thinks she’ll be able to gallop. “Take me along, too, lads!" shouts someone from the crowd who’s gotten a taste of the fun. “Git in! Everyone, git inl" cries Mikolka. “She'll take everyone. I‘ll flog 'er!" And he whips her and whips her again; in his frenzy, he no longer knows what he’s doing. “Papa, papa," the boy cries to his father. “Papa, what are they doing? Papa, they‘re beating the poor horse!" “Let's go, let's go!" his father says. “They’re drunk, misbehaving, those fools: let’s go. Don't look!" He tries to lead his son away. but the boy breaks from his father‘s arms; beside himself, he runs toward the horse. But the poor horse is on her last legs. Gasping for breath, she stops, and then tries to pull again, about to drop. “Beat 'er to death!" cries Mikolka. ”That's what it's come to. I‘ll flog ‘er!" “Aren't you a Christian. you devil?" shouts one old man from the crowd. “Just imagine, asking an ol' horse like that to pull such a heavy load,” adds another. “You‘ll do 'er in!" shouts a third. “Leave me alone! She’s mine! I can do what I want with 'er! Git in, all of ya! Everyone git in I'm gonna make 'er gallop!”

“Esce dal buio una littorina, bella e disperata come il Sud. È anche lei una bella stella cadente; si porta dietro un soffio di ruggine, erba e salsedine. Sopra il Mediterraneo, poche stelle di nome latino; la geografia del cielo parla arabo e greco. Lo stesso cielo dei Fenici. Sulle navi, i veterani di Annibale oltrepassano l'ombra immensa dell'Aspromonte, avvistano l'Etna in eruzione, girano attorno a Capo Passero, puntano nella notte su Pantelleria. Tornano a casa dopo quindici anni. Devono: Scipione è in Africa, spadroneggia come ha fatto Annibale in Italia. La patria chiama, Annibale parte, e i Romani lo lasciano andare senza nemmeno dargli la caccia in mare. Tutto, purché se ne vada.”

“Ad Algeri vedevo per la prima volta il Mediterraneo da vicino, potevo immergerci la mano, sentirne il contatto. Per trovarlo non occorreva informarsi: bastava continuare a seguire le via in discesa. Lo si intravedeva anche da lontano: era dappertutto, luccicava tra le case, spuntava in fondo alle vie che scendevano a rotta di collo verso il basso. In fondo si stendeva il quartiere del porto con la sua fila di semplici bar in legno, odorosi di pesce, vino e caffè. Ma le folate di vento portavano soprattutto il sentore acre del mare e il suo fresco alito ristoratore. Non avevo mai visto un luogo dove la natura fosse così benevola nei confronti dell'uomo. C'era tutto: il sole, il vento fresco, l'aria chiara, l'argento del mare. Avevo letto talmente tanto su di esso, che mi sembrava di conoscerlo. Nelle sue onde piatte c'era il bel tempo, la pace e l'invito a viaggiare, a conoscere . Veniva voglia di unirsi ai pescatori che salpavano da riva in quel momento.”

“Înţelepciunea lunii este mai mare decât cea a pământului, întrucât luna vede mai bine universul decât o poate face pământul!”

“Si ricordò di alcune riflessioni che aveva annotato di recente sul suo quadernetto. A proposito della povertà di vocabolario riguardante il mare. Solo i greci avevano tante parole per definirlo. Hals, il sale, il mare in quanto materia. Pelagos, la distesa d'acqua, il mare come visione, spettacolo. Pontos, il mare spazio e via di comunicazione. Thalassa, il mare in quanto evento. Kolpos, lo spazio marittimo che abbraccia la riva, il golfo o la baia...”

“She'd been sent up to the field to fetch the mare, although perhaps "sent" was too strong a word. Her father had done nothing more than ask her if she'd go, because the mare would not come willingly to any of the men but led them all a tiring chase, whereas for Lydia she came directly, took the halter quietly, and let herself be led downhill as meekly as a lamb. To Lydia, it was a welcome chore. These first days of October had been busy ones that kept her in the garden cutting squash to dry and harvesting the beans for seed and digging her potatoes. There'd been pies to bake and pickles to be scalded- she had left the last to Violet, who made pickles best of any she had tasted- but the garden on its own had wanted more hours in the day than she could give it, and the digging left her shoulders sore, so it had been a great relief to start this day by simply walking up along the orchard wall into the upper field to find the mare. Her father had a mind to go to Hempstead to Aunt Hannah's, and the mare would take him there and back more swiftly than the wagon team. She was a gray, a four-year-old with something of a filly's mischief glinting in her eyes as she stopped grazing, raising her fine head, and watched Lydia approach. "There'd be no point," was Lydia's advice. "I've neither will nor energy to chase you so you'd have to play the game alone, which would be little fun." The mare flicked one ear in acknowledgement of this and gave in gracefully, and although she did not step forward, she at least stood still and did not run. Lydia wasn't entirely sure herself why the mare favored her, but they had shared this rapport from the very first day that her father had brought the mare home as a yearling. Just as a horse could sense a nervous rider or a cruel one, it appeared that the mare could sense Lydia already carried a full share of troubles and did not need more. Whatever the reason, the mare bent her head to the halter and made no complaint and submitted herself to be led.”

“Tutte le città di mare hanno il molo. Ma cosa chiamano molo in questa città? È uno spazio in fondo alla piazzetta. [...] La piazza è quella del campanile più alto di questa terra. La piazzetta è lì di fianco, verso il mare, di fianco al palazzo Ducale. In fondo alla piazzetta ci sono due colonne alte, alte. [...] Sono la porta della città. Che è orientata. Mi son messo una mattina resto lì davanti e ho capito cosa significa essere orientati. Ma è chiaro. Quando ti nasce il sole in faccia in quel modo, ti orienti. [...] Da queste porte, due volte all'anno entravano e uscivano convogli di navi, merci, uomini, parole. La navigazione aveva un ciclo stagionale, come in agricoltura, in entrata e uscita. Da questa città fino a ogni altra città di questo mare. A Zara, Spalato, Ragusa, Dubrovnik, Durazzo, Brindisi, Rodi, Candia, Cipro, Atene, Famagosta, Costantinopoli, Tana, Trebisonda, Tashkent, Samarqand, Algeri, Malaga, Lisbona, Southampton, Bruges, Liegi, Anversa, Napoli, Cagliari, Marsiglia, Palermo! Perché il Mediterraneo non è soltanto mare, è acqua e terra, agua e tera, è una rete di città che si conoscono e si frequentano una con l'altra, bagnata dalla stessa marea che sei ore cala e sei ore cresce, non è lo scacchiere di qualcuno, è un mare-strada, finisce una navigazione, attacca una carovaniera, e le lega una con l'altra con una rete che non si interrompe mai qualsiasi cosa accada, come la marea che sei ore cala e sei ore cresce e arriva al molo di ognuna di queste città.”

“Un sentimento di grande solitudine mi sopraffece; un sentimento che non teneva conto del capitano al timone né del signor Stevenson alla coffa, dove si era arrampicato per la prima veglia della notte, né della dozzina di altri corpi tiepidi sottocoperta. inclusa Natty. Mi dissi che dipendeva dal fatto che per la prima volta nella mia vita avevo una nozione veritiera della vastità del mondo e anche della sua indifferenza. La nostra prua tagliava le onde con una grazia meravigliosa, ma non sapeva nulla della sua meraviglia. La luna, che ora stava salendo tra le nuvole, scandiva il tempo al nostro viaggio, ma non sapeva nulla del tempo. Le onde facevano un delicatissimo miscuglio di panna e di marrone, di blu e di nero, ma non sapevano nulla della delicatezza. Tutto questo sarebbe potuto essere allarmante, eppure mi colmò di un profondo senso di quiete. Tenni le braccia lungo i fianchi e lasciai che il vento mi colpisse in faccia e sul petto, purificandomi di tutto quello che mi aveva pesato su di me nella mia vita precedente.”