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Quote by Marco Paolini

“Tutte le città di mare hanno il molo. Ma cosa chiamano molo in questa città? È uno spazio in fondo alla piazzetta. [...] La piazza è quella del campanile più alto di questa terra. La piazzetta è lì di fianco, verso il mare, di fianco al palazzo Ducale. In fondo alla piazzetta ci sono due colonne alte, alte. [...] Sono la porta della città. Che è orientata. Mi son messo una mattina resto lì davanti e ho capito cosa significa essere orientati. Ma è chiaro. Quando ti nasce il sole in faccia in quel modo, ti orienti. [...] Da queste porte, due volte all'anno entravano e uscivano convogli di navi, merci, uomini, parole. La navigazione aveva un ciclo stagionale, come in agricoltura, in entrata e uscita. Da questa città fino a ogni altra città di questo mare. A Zara, Spalato, Ragusa, Dubrovnik, Durazzo, Brindisi, Rodi, Candia, Cipro, Atene, Famagosta, Costantinopoli, Tana, Trebisonda, Tashkent, Samarqand, Algeri, Malaga, Lisbona, Southampton, Bruges, Liegi, Anversa, Napoli, Cagliari, Marsiglia, Palermo! Perché il Mediterraneo non è soltanto mare, è acqua e terra, agua e tera, è una rete di città che si conoscono e si frequentano una con l'altra, bagnata dalla stessa marea che sei ore cala e sei ore cresce, non è lo scacchiere di qualcuno, è un mare-strada, finisce una navigazione, attacca una carovaniera, e le lega una con l'altra con una rete che non si interrompe mai qualsiasi cosa accada, come la marea che sei ore cala e sei ore cresce e arriva al molo di ognuna di queste città.”

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Work

Il Milione: Quaderno veneziano

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Author

Marco Paolini

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“Un sentimento di grande solitudine mi sopraffece; un sentimento che non teneva conto del capitano al timone né del signor Stevenson alla coffa, dove si era arrampicato per la prima veglia della notte, né della dozzina di altri corpi tiepidi sottocoperta. inclusa Natty. Mi dissi che dipendeva dal fatto che per la prima volta nella mia vita avevo una nozione veritiera della vastità del mondo e anche della sua indifferenza. La nostra prua tagliava le onde con una grazia meravigliosa, ma non sapeva nulla della sua meraviglia. La luna, che ora stava salendo tra le nuvole, scandiva il tempo al nostro viaggio, ma non sapeva nulla del tempo. Le onde facevano un delicatissimo miscuglio di panna e di marrone, di blu e di nero, ma non sapevano nulla della delicatezza. Tutto questo sarebbe potuto essere allarmante, eppure mi colmò di un profondo senso di quiete. Tenni le braccia lungo i fianchi e lasciai che il vento mi colpisse in faccia e sul petto, purificandomi di tutto quello che mi aveva pesato su di me nella mia vita precedente.”

“Aveva deciso di vedere il mare da vicino, alla luce della luna, e si tolse le scarpe per camminare sulla sabbia. Da quando il figlio era morto, non ci era quasi più andata. Continuava ad immaginarlo sull'altra riva, in attesa, come sono tutti i morti a cui il tempo non può più arrecare alcun danno né offesa. In realtà non sapeva dove fosse, se esistesse un luogo che lo stava ospitando o se non restasse più niente di lui, a parte forse le ossa che giacevano nel cimitero.”

“Vezi tu, eu aici m-am născut, îngânând șoaptele mării, colorându-mi mai apoi diminețile cu poveștile aruncate peste lume și gânduri, în nuanțe de verde și turcoaz, legându-mi speranțele de vântul-fluture ce îmi împinge voința până dincolo de orizontul albastru, în timp ce serile mă îmbie să pictez pe foițele catifelate ale viselor, valsul valurilor, cântul dorului și neuitările pământului prins în îmbrățișările de ape, iar pentru că toate acestea se doreau definite, le-am numit simplu Viață, dincoace prin mine și dincolo de punct.”