Quotessence
Home / Topics / Occhi Quotes

Occhi Quotes

Browse 21 quotes about Occhi.

Occhi Quotes

“Più tardi, molto più tardi, lui si sarebbe ricordato di quel momento tra loro…sembrava dover durare per sempre, allungarsi verso l’infinito. Tutti i dettagli si impressero nella sua memoria, dalla scintilla nei suoi occhi alla lucentezza dei capelli, dal modo in cui sorrideva al rossore sulle guance. I ricordi diventano speciali quando sono tutto quello che ti rimarrà dell’amata.”

“Era così bellissima vicina, le labbra appena aperte. Mi commuovono quelle di una donna, nude quando si accostano a baciare, si spogliano di tutto, dalle parole, in giù. “Chiudi questi benedetti occhi di pesce" “Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere” “Da dove ti spuntano questi complimenti, piccolo giovanotto?” “Che complimenti ? Dico quello che vedo".”

“Dorina stava con gli occhi chiusi quando sentì scendere le mani di lui verso i seni...alzò le braccia e gli prese la nuca...tirò l'aria. Livio le affondò la bocca tra il collo e la spalla. Dorina si voltò...gli sbottonò la camicia...scoprendogli completamente il torace. Gli percorse la pella nuda....Si levò il maglione..e scoprì il seno. Livio voleva toccarla. Lei lo prese per i fianchi e lo tirò a sé. Poi gli strinse le braccia intorno al collo. Lui sentì i suoi capezzoli che gli affondavano nella pelle...Le restituì l'abbraccio. Rimasero schiacciati uno all'altro, con la città accesa tutt'intorno.”

“Perché io sono come i gatti: che si affezionano più alle cose che agli uomini, più ai muri che alla faccia del padrone. È così orribile, sai, pensare che io tornerò nel mio paese, e continuerò a vivere e poi morirò e tutte le cose che sono state mie per tanti giorni, la chiesa, il chiostro, il giardino della casa e tutto, tutto, continueranno a vivere staccate da me, avulse da me, morte per i miei occhi.”

“Spesso le lacrime sono il modo migliore per preparare se stessi al nuovo. Lacrime di gioia o di dolore, non importa, ma spesso salvano la vita. Perché, offuscando gli occhi con il pianto, sospendono per un momento la vista di ciò che si sta perdendo per sempre. Gli occhi non vedono più l'abbandono, scampano il pericolo del rimpianto, la tentazione della rinuncia. Ma quando, asciutti, si riaprono, è lo spettacolo di cosa si è riusciti a fare davvero, senza più rimandare, quello che si dispiega davanti come un dipinto di noi mai visto. Dovremmo tutti ricordarci di piangere più spesso: serve a non guardare indietro, serve a guardarsi dentro con gli occhi chiusi e poi, aperti, a guardare avanti.”

“Mi occupo di ciò che c'è da fare, di quello che è alla portata delle mie capacità di bambina. Concedo respiro allo zio e alla mamma, mi sento buona e amata. Una brava bambina diligente. Quando la zia muore, io ho dodici anni e mi sento di colpo sola. "Questo lavoro, si vede che ti fa star male, allora perchè lo fai?" "Faccio questo lavoro perchè l'ho scelto, signora, perchè ho fatto una promessa. E non sono abituata a scappare solo perchè le cose sono troppo difficili." "Ma non puoi nemmeno rovinarti la vita per una promessa. Neanche se quella promessa l'hai fatta a te stessa". Credi di avere tutto sotto controllo. Pensi di essere nel posto giusto, nel pieno del tuo potenziale, a fare quel che vuoi. E poi basta una cosa così, bastano una domanda e due parole dette da un'estranea. E di colpo, nel riflesso dello specchio, ti sembra di scorgere un viso che non riconosci più. (...) Però, se siamo qui, significa che siamo state tutte toccate, in un modo o in un altro, dalla sua maniera accogliente di stare al mondo. "Speravo di non trovarti ancora qui. A volte ci sono cose che facciamo perchè dobbiamo. Altre che invece facciamo perchè vogliamo. Il fatto è che siamo spesso i nostri peggiori nemici, perchè preferiamo fare quello che ci riesce, o ciò che le persone che amiamo si aspettano da noi, piuttosto che fare quello che ci piace davvero. Preferiamo sentirci adatti a un ruolo già scritto, andare sul sicuro. E alla mia età posso dirtelo serena: è un gran peccato". "Perchè si preoccupa tanto? Perchè si interessa del mio lavoro?" "Perchè l'interessamento dev'essere a senso unico? Solo tu puoi prenderti cura di me?" "Beh, l'infermiera sono io". "E questo stabilisce parti impermeabili? Sei tu quella che cura, allora credi di non poter star male? Di non aver mai bisogno di aiuto?" "E da cosa avrei bisogno di essere salvata, io?" "Forse da te stessa. Forse la rabbia non è l'unica gabbia dentro la quale si può rimanere prigionieri. Il senso di responsabilità, il timore di deludere o ferire chi ci ama, possono essere anche peggio. Io ho fatto esperienza di entrambi, per questo so riconoscerli negli occhi delle persone". Basta questa frase, e sento la mia intera vita traballare. Pensi che a te non succederà mai. Credi di sapere chi sei, l'hai sempre saputo, hai cominciato presto a nutrire i tuoi obiettivi e ti sei costruita con cura, un pezzettino per volta. Sei convinta che questo ti terrà al riparo da tutto. E invece, in un pomeriggio di metà agosto, capisci che non stai combattendo i mostri ma che il tuo mostro ha divorato te. Rifletto sulle sue parole e mi rendo conto che a portarmi qui, a trattenermi negli anni, è stata quella bambina che credeva di poter essere amata solo facendo la brava, quella che esisteva esclusivamente attraverso l'approvazione degli altri, tormentata dall folle e inconfessata paura che, se avesse smesso di compiacerli, il loro amore sarebbe scomparso. Quella che non si era mai concessa la possibilità di fare una cosa sbagliata, di correre un rischio, di accettare di sentirsi sola o spaesata. Quella che adesso, d'un tratto, in una camer d'ospedale, davanti a una donna vicina alla fine, si accorge di aver scalato una montagna che non era la sua. Un paio di occhi buoni, quella mattina, mi cambiano la vita in un attimo.”