Quotessence
Home / Topics / Sentimento Quotes

Sentimento Quotes

Browse 35 quotes about Sentimento.

Sentimento Quotes

“A delicia da felicidade, que sozinha não existe, e que se a gente insiste, ela vem amparada no amor. E so é plena e de verdade, se ela for por bem compartilhada, e nunca se sente isolada, nem mesmo quando ilhada!”

“era noites de em vigílias, assim fomos deambulando pelos musseques da cidade, Marçal, Sambila, Kazenga, Golfe, Katambor e nos musseques, era levar a revolução a todos os cantos que faziam no fundo o mesmo espaço, quer dizer, me explico, para nós os musseques eram um todo, o espaço único, por isso lutar no Sambila ou no Rangel era a mesma coisa, era lutar a mesma causa, os musseques eram afinal o musseque, a nossa terra sofrida, o nosso chão, a nossa vida partilhada, assim, quando um negro era assassinado no Kazenga eu lhe sentia no fundo de mim, eu me sentia morrer, tu sabes, Saiundo, o que é sentir a morte de um quem querido morrer em nós?, se morrer-se?, é difícil explicar o sentimento que se sente nessas ocasiões, o sentimento só existe se sentindo, explicar o sentimento não é o mesmo que senti-lo, só o sentir pode ser explicar tudo, assim, apesar de morar no Rangel, eu queria ser como Che, um combatente internacionalista dentro do espaço do musseque repartido em vários espaços onde que era preciso defender as populações da sanha assassina, lhes levar um pouco de conforto, compreendo a pergunta que queres fazer, como internacionalista, né?, o termo internacionalista talvez não seja o mais adequado porque a minha luta apesar de ser feitas em várias frentes era dentro do território nacional, da cidade de Luanda, mas o que eu queria dizer é que eu gostaria de ser um combatente vagueante como o Che, não vadio, vágil também não, mas vagueante, com rumo e objectivos bem definidos, quer dizer , um homem de as muitas terras, rios e margens, de muitas bandeiras e de uma só bandeira – a bandeira da humanidade –, um caminhante de muitos caminhos, um homem pronto a lutar por uma causa em qualquer chão, percebes?, meu amigo, das populações negras, o que eu recebi por esse esforço?, meu amigo tudo ou nada, quer dizer a recompensa moral, a fama e a glória de ser chamado de o comandante Quinito, eu mesmo, o mais maus de todos, o justiceiro, o defensor dos desprotegidos, quem que ajustava as contas com o ruim, o mais que mau, o qual trouxe respeito e consideração nos musseques”

“Mesmo no que se faz por prazer o conformismo é a primeira coisa em que se pensa; as pessoas desejam em grupo; exercem a escolha apenas entre coisas comummente feitas; fogem da peculiaridade de gosto e da excentricidade de conduta como de crimes; até que, à força de não seguirem a própria natureza, não têm mais natureza a seguir; as suas capacidades humanas mirram e morrem; tornam-se incapazes de desejos fortes e de prazeres naturais; e não apresentam, em regra, opiniões e sentimentos brotados do íntimo, propriamente seus. É essa, entretanto, a condição desejável da natureza humana?”

“L'amava moltissimo, anche se forse il suo sentimento era più ideale e fantastico di quello di Tess, profondo e appassionato. Angel non supponeva, quando fu condannato, così credette, ad una vita bucolica anziché intellettuale, di trovare dietro le quinte un fascino come quello osservato in quest'idillica creatura. Si parla spesso di naturalezza; ma lui non sapeva in che modo questa veramente colpisse, sino a che non era venuto lì.”

“Si tratta di pensare in maniera diversa l'esistenza concreta della specie. Non che il tempo passa e noi invecchiamo: noi siamo protagonisti del nostro tempo e costruiamo la nostra vita, giorno per giorno, settimana per settimana, mese per mese, anno per anno, idea per idea, sentimento per sentimento, apprendimento per apprendimento, riflessione per riflessione, espressione per espressione. Allora abbiamo una visione più chiara: quando parliamo di interrelazione universale (lo ha detto anche Engels cercando di realizzare Hegel) non ci riferiamo a una interrelazione universale fatidica e fatale, tutta negativa, che quindi potrà realizzarsi solo attraverso bagni di sangue. Di vittoria in vittoria nascerà una nuova sconfitta, o di sconfitta in sconfitta cerchiamo la vittoria? Questo è il punto, il punto di partenza. Ecco perché non partiamo dal conflitto, non partiamo dalla negazione e non partiamo dalla negazione della negazione. Può sembrare una sfida eccessiva all'obbrobrio, all'oppressione, alla devastazione del sistema, ma è obbligatorio domandarsi: tutti coloro che sono partiti dal conflitto e lo hanno assolutizzato dove sono arrivati, a che conclusioni sono giunti, che strade ci hanno fornito, che chance ci hanno dato? Ci hanno insegnato molto, ma che obiettivo ci propongono? È possibile vincere continuando a partire dal conflitto? E il conflitto non è forse il terreno a cui l'avversario vuole costringerci, non è forse quello che dobbiamo rifiutare, che dobbiamo cercare di superare da tutti i punti di vista? Per esempio: il conflitto di genere c'è, addirittura abbiamo parlato di uno scontro necessario con il marxismo. Tuttavia questo è il punto di partenza o una conseguenza? Il vero punto di partenza è cercare di ricostruire a un livello più alto, nella logica dell'autosuperamento - che contiene profondamente opposizione, contrarietà, contrapposizione, conflitto, ma tende già a superarli -, l'unità della specie, la sua possibilità di sviluppo a un livello superiore. Su questo si gioca tutto. Cominciamo da un sì o cominciamo sui no? E dove andiamo a finire? Da che punto di vista partiamo e dove arriviamo, dove vogliamo arrivare? Questo è un problema filosoficamente molto profondo. Purtroppo Hegel ha fornito le ragioni maggiori di questa dialettica della negatività che dobbiamo cercare di superare d'entrata. Non è soltanto un desiderio (e se già lo fosse sarebbe una cosa molto grande), ha a che fare con tutto il modo in cui pensiamo alla nostra impresa, alla nostra causa, alla nostra vita.”

“Durante quella visita la signorina Carla sorrise sempre, forse immaginando di avere così stereotipata sulla faccia l’espressione della gratitudine. Era un sorriso un po’ forzato; il vero aspetto della gratitudine. Poi, quando poche ore dopo cominciai a sognare Carla, immaginai che su quella faccia ci fosse stata una lotta fra la letizia e il dolore. Nulla di tutto questo trovai poi in lei ed una volta di più appresi che la bellezza femminile simula dei sentimenti coi quali nulla ha a vedere. Così la tela su cui è dipinta una battaglia non ha alcun sentimento eroico.”