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Desiderio Quotes

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Desiderio Quotes

“Dico amore perché non ho altra parola per definire qualcosa di indefinibile. Non ho mai saputo e non so tuttora come abbiamo trovato quel punto di equilibrio in cui i nostri desideri si incontravano senza affrontarsi, senza che uno avesse il sopravvento sull’altro, senza che nessuno dei due ne fosse leso. Non ho mai saputo e non so tuttora come raccontare quello stato di pienezza e di grazia, quell’inquietudine così simile alla perdita, quella sensazione di non essere più se stessi e di essere superati dall’altro, di dover essere all’altezza. Mi sono abbandonato a quell’amore. Non sono mai stato così libero. Non sono mai stato così bello. Volevo le sue braccia, il suo ventre, la sua bocca, la sua voce. Volevo il suo passato, il suo futuro, la sua presenza.”

“Lei si siede nell’angolo del divano. Discreta come se fosse solo di passaggio. Vedendola seduta lì, vicino a me, capisco che da troppo tempo non la guardo. Ho conservato in me anche i minimi dettagli dei suoi tratti. La sua bellezza è sempre stata un mistero per me. Un’entità che non ho mai saputo scomporre. Un tutto, sensuale e femminile, desiderabile e materno, fragile e incrollabile. Più di una volta avrei voluto mangiarla. La sua pelle, la sua carne di mela e il suo sapore zuccherino. Ho scritto il mio primo racconto e l’ho divorata, l’ho inghiottita, senza lasciare niente. Ho posato il suo corpo sulle mie pagine e il libro si è richiuso. Quello che mi aveva impedito di fare dodici anni prima posando la sua mano sulla mia l’avevo fatto alle sue spalle, senza che lei potesse dire niente, senza che potesse farmi ragionare. Oggi che la nostra storia è diventata una storia, che i nostri personaggi vivono in autonomia, è tempo di ritrovarla.”

“C'è una differenza tra il soffrire perché qualcosa che abbiamo deciso di fare ha delle conseguenze dolorose ⎼ come affrontare la repressione, vedere le persone a cui teniamo soffrire ⎼ e il sacrificio di sé, che è fare qualcosa contro il proprio desiderio e la propria volontà, solo perché pensiamo sia un nostro dovere. Questo rende gli individui infelici e insoddisfatti. Il lavoro politico deve essere, invece, curativo. Deve darci forza, visione, rafforzare il nostro senso di solidarietà, e farci realizzare la nostra reciprocità. Essere in grado di politicizzare il nostro dolore, trasformarlo in una fonte di conoscenza, in qualcosa che ci connette ad altre persone - tutto questo ha un potere curativo.”

“Amare dopo. La questione del desiderio dopo la morte è probabilmente la più complessa da raccontare, la più difficile da confessare. Bisogna accettare le proprie debolezze, accettare che il bambino dentro di noi, di fronte all’abbandono più terrificante, riprenda il suo posto, si agiterà un momento ma poi si calmerà. Quanto a me, ho sentito presto il bisogno di una presenza. Ho provato il bisogno di quell’amore che mi era divenuto così familiare. Non capivo come avrei potuto vivere senza. Come mio padre, non potevo concepire di non amare più. E così ho amato.”

“Credo che si 'barcolli' d'amore per via di un vuoto interiore. Uno spazio impercettibile. Un appetito mai appagato. È la comparsa fortuita di una promessa di sazietà, talvolta affascinante, talvolta brutale, a riaprire una crepa, a rivelare i nostri vuoti e a mettere in discussione le cose che consideravamo acquisite e immutabili - matrimonio, fedeltà, maternità - ,quella promessa inattesa, quasi mistica, ci mostra chi siamo veramente, e al contempo ci spaventa, ci fa spiegare le ali verso l'ignoto e accende il nostro appetito, la nostra urgenza di vivere, perché se già sospettavamo che niente è eterno, ora all'improvviso ne abbiamo la certezza, così come sappiamo che non resterà alcun ricordo, alcuna carezza, nessun profumo di pelle, nessun sapore di sangue, nessun sorriso, nessuna parola cruda, nessuna indecenza, nessun avvilimento: all'improvviso scopriamo che il presente è l'unica eternità possibile. "Danzando sull'orlo dell'abisso”

“Tu sei lontano da me. E io accetto questa distanza dolorosa. E non so come tu mi ami. Non dirmelo. Difendi da me la tua vita, conservala per te. Ne hai il diritto. E se non l'avessi, questo diritto, dovresti conquistartelo. Ma io ti amo. Non te lo dirò. Lo dico a me stessa. Perché dovrei porre un freno a ciò che è così potente dentro di me? Ti amo. Forse per un tempo brevissimo, forse per sempre. Nessuno lo sa. Nell'amore non ci sono né perfezione né eternità prestabilite. L'amore batte secondo le pulsazioni del tempo, come battono tutte le cose viventi. Si rafforza e si sgretola, declina e si risolleva. Se è vivo può morire. Ed è questo il suo bello. Una cosa è grande e commovente solo quando contiene una possibilità di morte. Lotta e protezione, lotte congiunte del corpo e del cuore. Sconfitta o vittoria di un'ora sull'ora precedente... Andare avanti passo dopo passo... Rischi. Bellezza immutabile di un amore eterno e perfetto? Bellezza tragica di un amore che muore? Bellezza folgorante di un amore che nasce? Vertigine di un mondo nuovo... Sì, conosco... Ma a tutte quelle bellezze ne preferisco un'altra. Non è né immutabile né folgorante né tragica: è più gravosa, più ardua, più vera. E' la bellezza di un amore non nel momento in cui nasce o in cui muore, ma nel momento in cui vive...”

“L'assolutezza del desiderio costruisce e disfa il mondo, le persone. Desideri e ti senti vivo. Smetti di desiderare e perdita vita. I buddhisti sono convinti del contrario e la Donnagatto, che pure vuole la vita a tutti costi, sa che il desiderio consuma i corpi, li disintegra e li spoglia presto o tardi del valore che ci fa andare oltre la nostra pelle per volere quella altrui. Forse è quello che qualcuno chiama l'usura del tempo o dell’abitudine. Fidati, anche Kate Moss, se tu ce l'avessi a disposizione tutti i giorni, rivelerebbe le sue magagnette, una quantità di imperfezioni, di cose da niente che poi finiscono per diventare insopportabili, mi dice, mentre armeggia quel filo del telefono come se fosse la coda di un felino.”

“Si, ho pensato. Voglio salire. Certo che voglio salire. E già per le scale afferrarti i fianchi. Forte. E darti un piccolo bacio leggero sulla nuca. Proprio dove finisce la spina dorsale. E più tardi, dentro casa, affondare il naso nei tuoi capelli e annusarti, annusarti finché il tuo odore diventa sapore, e poi, sempre stando dietro di te, aprire i bottoni della tua camicetta candida. I primi due lentamente, poi gli altri strappandoli. Perché non se ne può più. Perché non ce la faccio più non ce la faccio più non ce la faccio più... No grazie, ho risposto. Meglio che vada a casa.”

“Volere è potere, dice il proverbio, ma alle donne si lascia credere che il loro potere sia invece quello di essere volute. È un inganno: desiderare ti rende soggetto attivo e ti educa a scegliere, invece che a essere scelta. Chi desidera comanda. Dire sempre «desiderami» e mai «io desidero» è un cammino di de-formazione, perché chi può solo essere desiderabile sacrificherà la propria forma per prendere quella che pensa sarà piú desiderata, condannandosi a esistere solo come conseguenza dello sguardo di altri.”

“Non devo rendere conto a nessuno. Faccio il mio mestiere di madre e moglie. Do sicurezza. Do tutta me stessa senza fare calcoli, da anni, do il mio tempo, le mie viscere, la mia pazienza, la mia costanza, la mia diplomazia, la mia energia. Senza risparmiarmi. Avrò pure diritto a un piccolo momento di libertàAvrò pure diritto a un piccolo momento di libertà, no? A cambiare aria, planare, sentirmi leggera, alzarmi in volo con un battito d'ali alzarmi in volo con un battito d'ali. A decidere dove posarmi. Giuro che poi torno e richiudo la gabbia. E addirittura cinguetto.”

“La dialettica hegeliana si fondava sul coraggio fisico: colui che non ha paura sarà il padrone, colui che ha paura sarà lo schiavo. La dialettica romanzesca si fonda sull'ipocrisia: la violenza, lungi dal servire gli interessi di colui che la esercita, rivela l'intensità del suo desiderio; è dunque un segno di schiavitù.”

“Le leggi del desiderio sono universali ma non comportano l'uniformità delle opere romanzesche, nemmeno sui punti di applicazione. La legge fonda la diversità e la rende intelligibile. L'unità romanzesca appare a condizione che smettiamo di considerare il personaggio - il sacrosanto individuo - come una entità perfettamente autonoma e scopriamo le leggi dei rapporti fra tutti i personaggi.”

“Skye gli ha detto che si può chiedere all'universo di fare delle cose, ma bisogna stare attenti a come si formula la propria richiesta. Bisogna sempre chiedere delle cose positive all'universo. Mai dire "non voglio più essere povero", quando quello che si intende è "voglio essere ricco". Perché se usi la parola povero, l'universo la sente, ed è quello che ti dà. Ma anche chiedere di essere ricchi è problematico, e potresti diventare ricco perché tutta la tua famiglia è morta.”

“È del tutto naturale che chiunque detenga il potere desideri sopprimere la ricerca "incontrollata". Il perseguimento senza restrizioni del sapere ha una lunga storia e ha sempre prodotto una concorrenza non voluta. I potenti vogliono una "linea sicura di indagini", in grado di dare origine soltanto a quei prodotti e a quelle idee che possono venir controllati e, cosa più importante, a cose che consentano alla maggior parte dei profitti di venir rastrellati appunto da chi vi ha investito mezzi e uomini "dall'alto". Sfortunatamente, un universo aleatorio e pieno di variabili relative non può assicurare una simile "linea sicura d'indagine”

“La guida Baha'ì spiegava che "la bellezza dei giardini è destinata ad agire sul visitatore come una musica di sottofondo, e a creare un'armonia inconscia che gli permetta di ascoltare se stesso". (...) In quel momento si è accesa la bramosia: creare il punto focale, quello senza il quale non c'è simmetria, completare la mia parte e correggere lo sbaglio, aggiungere lo strumento musicale mancante, cosicchè il nostro quartetto possa eseguire la musica armoniosa della quale la guida del giardino Baha'ì aveva parlato. Tutto dipende da me, ho pensato con entusiasmo crescente. (...) Se troverò il coraggio (...) tutto sarà perfettamente simmetrico, perfettamente bello, come un'elegante prova filosofica, come la traduzione precisa di una frase dall'inglese all'ebraico. Come una stanza ordinata. Come piace a me. Per alcuni minuti ho sentito di avere finalmente uno scopo. Finalmente qualcosa in me desiderava davvero.”

“La guida Baha'ì spiegava che "la bellezza dei giardini è destinata ad agire sul visitatore come una musica di sottofondo, e a creare un'armonia inconscia che gli permetta di ascoltare se stesso". (...) Ma nei pressi di Herzelya i pensieri cupi hanno preso il sopravvento. Tutti i tuoi amici hanno concluso gli anni di gesso con uno scopo, solo tu sei immerso in una palla di dubbi. Una nuova era, emozionante, sta per iniziare nella loro vita, mentro il tuo treno è ancora bloccato alla stazione di partenza. Tra poco cominceranno a parlare di fazzolettini umidificati e asili nido, e tu, di cosa parlerai tu? Di un articolo scientifico che hai tradotto in tema di paternità? (...) Ma poi un suono lungo e chiaro ha tagliato il buio. La musica di un sassofono. Non c'era alcuna ragione per incamminarci nella direzione dalla quale proveniva la musica, ma l'abbiamo fatto perchè in quella notte totale non avevamo altro punto di riferimento, e perchè ogni persona ha bisogno, a quanto pare, di un sassofono verso cui dirigersi. Anche se il suono del sassofono tremola. E persino se capita di sentirvi una leggera stonatura. Ci si dirige verso il sassofono perchè sappiamo che altrimenti rischiamo di consegnare l'anima al buio. (...) In quel momento si è accesa la bramosia: creare il punto focale, quello senza il quale non c'è simmetria, completare la mia parte e correggere lo sbaglio, aggiungere lo strumento musicale mancante, cosicchè il nostro quartetto possa eseguire la musica armoniosa della quale la guida del giardino Baha'ì aveva parlato. Tutto dipende da me, ho pensato con entusiasmo crescente. (...) Se troverò il coraggio (...) tutto sarà perfettamente simmetrico, perfettamente bello, come un'elegante prova filosofica, come la traduzione precisa di una frase dall'inglese all'ebraico. Come una stanza ordinata. Come piace a me. Per alcuni minuti ho sentito di avere finalmente uno scopo. Finalmente qualcosa in me desiderava davvero. (...) Chi ha portato a casa la coppa?, sarà certamente la tua prima domanda dopo che avrai ripreso conoscenza. La finale è domani, sarà la mia risposta. Tutto è ancora possibile.”

“[...] La tendenza naturale di un uomo, o conatus, non è quella di incarnare un esemplare rappresentativo o perfetto della propria specie, dando corpo con il proprio agire all'ideale generico di umanità, ma piuttosto quella di preservarsi, come individuo, quale essere agente che sia, quanto più possibile, indipendente. Egli consegue la virtù, e riesce in ciò che di necessità desidera, quando e solo quando è relativamente libero e può autodeterminare il proprio agire.”