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Femminismo Quotes

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Femminismo Quotes

“Lo sfruttamento può riguardare qualunque ambito lavorativo. Il fatto che appaia peggiore quando si parla di sex work è indicativo dell'atteggiamento ambivalente che abbiamo nei confronti del sesso: considerato basso e sporco da un lato, glorificato e santificato dall'altro. Fare un pompino per 5 euro sembra più grave che raccogliere le fragole per 3 euro l'ora. Ma lo sfruttamento è sempre sfruttamento.”

“Sapevano, come dobbiamo sapere noi, che il patriarcato è un sistema muscolare e rispetta solo ciò che teme. Per questo, per raggiungere quelli che oggi chiamiamo traguardi, migliaia di donne hanno pagato col disprezzo della loro famiglia, hanno perso il rispetto borghese delle loro comunità, la possibilità di vivere vite tranquille e, in alcuni casi, perfino la vita. Dobbiamo essere loro grate e il modo migliore per farlo è non dimenticare che quei diritti esistono solo finché restiamo pronte a tirare fuori le unghie per difenderli.”

“Caro patriarcato, le colpe che ci attribuisci non sono del nostro corpo. Hai sbagliato tutto. Non siamo arrabbiate perché abbiamo "le nostre cose", perché siamo isteriche, o perché non scopiamo abbastanza. Non sono gli "istinti misteriosi" a guidarci, né i nostri ormoni. [...] Siamo arrabbiate perché le nostre vite traboccano di desiderio, un desiderio che viene costantemente represso. Così cerchiamo spazi, occasioni, una voce per esprimerlo. Caro patriarcato, ci dici in continuazione che dovremmo essere contente di come stanno le cose, che noi stiamo esagerando. Ci sono le quote rosa, i sussidi di maternità, le leggi di tutela. Ma questo non ci basta: "Vogliamo il pane, ma anche le rose". E non le chiediamo a te, ce le prendiamo da sole.”

“Le idee dell’autoaccettazione, della salute e della libertà individuale hanno qualcosa in comune: pongono fine al dibattito e calano un velo sulle nostre ansie e sui nostri dolori collettivi. Nascondono, oltretutto, gli affari milionari che con una mano lucrano e alimentano queste ansie, e con l’altra promettono di risolverle. Ci fanno credere che ci immaginiamo tutto, che siamo pazze, paranoiche, che soffriamo per sciocchezze che dovremmo poter risolvere senza troppi sforzi. Soprattutto, ci fanno sentire più sole. Sono discorsi che mettono l’accento sull’individuo, nascondendo le forze sociali che strutturano i pensieri più privati sui nostri corpi: io devo imparare ad accettarmi, io devo stare meglio per la salute “e non per l’estetica”, io devo avere fame e privarmi di quel che mi piace perché lo scelgo liberamente. E, se senti che qualcosa non ti quadra o ti fa male, il problema ce l’hai tu: questo tipo di discorso ti spinge in un vicolo cieco.”

“La marginalità è un luogo radicale di possibilità, uno spazio di resistenza. Questa marginalità, che ho definito come spazialmente strategica per la produzione di un discorso contro-egemonico, è presente non solo nelle parole, ma anche nei modi di essere e di vivere. Non mi riferivo, quindi, a una marginalità che si spera di perdere – lasciare o abbandonare – via via che ci si avvicina al centro, ma piuttosto a un luogo in cui abitare, a cui restare attaccati e fedeli, perché di esso si nutre la nostra capacità di resistenza. Un luogo capace di offrirci la possibilità di una prospettiva radicale da cui guardare, creare, immaginare alternative e nuovi mondi.”

“Caro patriarcato, le colpe che ci attribuisci non sono del nostro corpo. Hai sbagliato tutto. Non siamo arrabbiate perchè abbiamo "le nostre cose", perché siamo isteriche, o perché non scopiamo abbastanza. Non sono gli "istinti misteriosi" a guidarci, né i nostri ormoni. [...] Siamo arrabbiate perché le noste vite traboccano di desiderio, un desiderio che viene costantemente represso. Così cerchiamo spazi, occasioni, una voce per esprimerlo. Caro patriarcato, ci dici in continuazione che dovremmo essere contente di come stanno le cose, che noi stiamo esagerando. Ci sono le quote rosa, i sussidi di maternitá, le leggi di tutela. Ma questo non ci basta: "Vogliamo il pane, ma anche le rose". E non le chiediamo a te, ce le prendiamo da sole.”

“A Isabella piaceva tantissimo fare l'amore, era qualcosa che mai avrebbe potuto negarsi. Il video le venne benissimo, le piaceva ogni cosa. In fondo, che faceva di male? Era giovane, bella, consenziente, si divertiva e faceva divertire il ragazzo che era con lei, perchè non avrebbe dovuto condividere la bellezza di quei corpi e di quella gioia? Dopo qualche tempo, cominciarono a guardarla in modo diverso, ci furono risatine, qualche battuta. Sul muro della palazzina in cui abitava comparve la parola troia. Non c'era una persona che la trattasse come prima, non un vicino di casa, non un collega, al telefono sua madre continuava a piangere. "Ma perchè? Una ragazza che ha studiato tanto, perchè?" Isabella era rimasta sola, a tutti gli effetti vittima di una sorta di revenge porn al contrario, una vendetta da parte di chi usava contro di lei la sua sessualità libera. Di che si vendicavano? Del fatto che fosse contenta, forse. Perchè il sesso le piaceva, perchè era la cosa più bella e naturale del mondo. La punivano per la sua gioia. Perchè non subiva il piacere altrui ma era protagonista del proprio.”

“Sartre è ideologicamente un creatore, io no; costretto da questo a delle scelte politiche, lui ne ha approfondito le cause piú di quanto a me non interessasse farlo: avrei tradito la mia libertà se avessi rifiutato di riconoscere questa sua superiorità; mi sarei ostinata nell’atteggiamento di sfida e di malafede frutto della lotta dei sessi, che è proprio il contrario dell’onestà intellettuale. Ho salvaguardato la mia indipendenza perché non ho mai scaricato su Sartre le mie responsabilità; non ho aderito a nessuna idea, non ho preso nessuna risoluzione senza averla prima criticata e fatta mia.”

“Volere è potere, dice il proverbio, ma alle donne si lascia credere che il loro potere sia invece quello di essere volute. È un inganno: desiderare ti rende soggetto attivo e ti educa a scegliere, invece che a essere scelta. Chi desidera comanda. Dire sempre «desiderami» e mai «io desidero» è un cammino di de-formazione, perché chi può solo essere desiderabile sacrificherà la propria forma per prendere quella che pensa sarà piú desiderata, condannandosi a esistere solo come conseguenza dello sguardo di altri.”

“Una recente statistica diceva che le donne forniscono 45 miliardi di ore di lavoro domestico contro i 43 miliardi di ore di lavoro salariato. Il volume del lavoro domestico supera dunque di gran lunga il lavoro salariato. Se la società dovesse pagare quel lavoro è evidente che ciò aumenterebbe enormemente tutte le sue spese. È un grandissimo vantaggio per la società avere donne che fanno questo enorme lavoro per niente. Come ottenere allora che la donna faccia questo lavoro? Bisogna condizionarla. Dato che è difficile convincerla che essa ha la vocazione di lavare i patti, si è trovato qualcosa di meglio. Si esalta la maternità, perché la maternità offre il modo di tenere la donna in casa e di farle fare le faccende domestiche. Invece di dire alla bambina di due, tre o quattro anni: «Sei destinata a lavare i piatti» le si dice «Sei destinata ad essere madre»; le regalano bambole, si esalta la maternità, in modo che quando diventa una ragazza non pensa ad altro, pensa soltanto a sposarsi e ad avere bambini. La si è convinta che non sarà una donna completa se non avrà bambini. Quando una donna non ha figli, si dice: «Non è una vera donna», ma quando un uomo non ha figli non si dice: «Non è un vero uomo». Bisogna dunque che la donna sia asservita alla maternità. Se almeno avesse la libertà di essere madre quando vuole, nella misura in cui lo vuole, pianificando le nascite dei figli, avrebbe molta piú libertà in tutti i campi. Potrebbe rivaleggiare con l’uomo sul piano professionale, non sarebbe per tutta la vita inchiodata in casa; e cosí si porrebbe il problema di perché non debba essere l’uomo a lavare i piatti. Per evitare che ciò avvenga, bisogna dunque imporre la maternità alla donna e imporgliela suo malgrado. Per questa ragione da quando esiste la possibilità di controllare le nascite, non si è mai cercato di facilitarne la messa in pratica, al punto che in Francia attualmente c’è solo il 7 per cento di donne che si servono di metodi anticoncezionali. È anche per questo che il governo, in questo momento, sta ritirando tutte le sovvenzioni alla Pianificazione familiare, la sola organizzazione che si è occupata di informare le donne. Il governo, tuttavia, riconosce di non avere alcuna soluzione di ricambio; ed è una cosa molto grave. Non solo si sopprime la Pianificazione familiare e le si tolgono le possibilità di agire, ma non si prevede niente al suo posto. Si impedisce dunque alle donne di difendersi dal concepimento quando non lo desiderano. E cosí rimangono incinte loro malgrado. Non resta allora altro che procurarsi l’aborto, e cosí fanno un milione di donne francesi ogni anno, malgrado questa legge che di fatto non impedisce niente e che quindi non ha alcun senso. Ogni tanto si dà ad essa un’apparenza di esistenza, accusando qualche donna, sempre scelta tra le piú diseredate, perché non si è mai vista la moglie di un magistrato, di un ministro o di un grande industriale seduta al posto in cui stanno le accusate di oggi. Eppure si può essere sicuri che ci sono altrettanti aborti in quegli ambienti come negli altri. La legge opprime tutte le donne, anche quelle che sono privilegiate. Nella mia vita ho visto arrivare a casa mia in lacrime non solo operaie o impiegate, ma donne borghesi che avevano denaro; una volta ho perfino aiutato la moglie di un grande direttore di banca. Nonostante tutto, le donne sono isolate; anche col denaro, non si hanno sempre gli indirizzi che occorrono e non si sa a chi rivolgersi. Come dicevo in principio, si è inculcato nell’animo delle donne un tale senso di colpa, che l’aborto diviene per loro qualcosa di traumatizzante, mentre non lo sarebbe affatto se avvenisse in condizioni legali.”

“A cosa pensa una donna quando non viene ritenuta all'altezza, quando le dicono che è troppo o troppo poco, quando viene ferita, tradita, umiliata, derisa, quando si ammala e il mondo la ignora e nessuno la sente? Quando è triste o felice o arrabbiata o risoluta o crudele?Quando fin da piccola viene educata alla colpa, alla vergogna, a essere soppesata da occhi estranei, quasi che il suo corpo e la sua vita non fossero mai davvero suoi, ma sempre anche di qualcun altro? Quando si deve giustificare per la voglia di fare sesso o per quella di non volerlo fare?Quando deve soddisfare aspettative, aderire a immaginari, quando è troppo magra o troppo grassa o troppo giovane o troppo vecchia o troppo ignorata o troppo guardata e però mai, mai davvero vista? Quando si accorge che la maggior parte degli incontri è come il tramonto in autunno, dove una volta sparito il sole tutto si raffredda velocemente? Quando non crede alla vita dopo la morte ma vede invece la morte dentro ogni vita, come se tutto fosse sempre sul punto di cadere, nell'apparente fissità dei giorni? A cosa pensa una donna quando, assordata dalle voci di tutti, capisce all'improvviso di avere soffocato la propria? Di non essersi mai davvero prestata ascolto?”

“L’educazione religiosa cattolica ha inciso grandemente sull’idea che una donna per bene sia per sua natura un essere consenziente all’interno di un contesto coercitivo. Il sì delle donne è indispensabile alla sopravvivenza del sistema patriarcale: tanto nella società quanto nella Chiesa il loro corpo è la materia primaria del contratto. Nel sistema di cui gli uomini dettano le condizioni, il corpo delle donne è classificato a uso civico, condominio, possesso collettivo su cui si esercitano le volontà più diversificate.”

“Se pure tutti i capi di stato del mondo fossero donne ciò non significherebbe affatto la fine dell'impegno per una società giusta. La società sarà davvero giusta quando le condizioni per raggiungere ciò che si desidera saranno le stesse per tutti, quando il trattamento equo sarà diffuso a tutti i livelli, in qualunque ambiente lavorativo”

“Come incominciare? Dobbiamo essere sfrontate e avide. Inseguire il piacere. Evitare il dolore. Indossare, toccare, mangiare e bere quello che ci fa piacere. Tollerare le scelte delle altre donne. Ricercare il sesso che vogliamo e combattere furiosamente contro quello che non vogliamo. Scegliere le nostre cause. E quando avremo infranto e cambiato le regole in modo che non venga scosso il nostro senso della nostra bellezza, canteremo questa bellezza, la sventoleremo e ci crogioleremo in essa: secondo una politica sensuale, donna é bello. [...] La prossima fase del nostro movimento in avanti come donne singole, come donne unite e come abitanti del nostro corpo e di questo pianeta, dipende da quello che decideremo di vedere quando ci guarderemo allo specchio.”

“PRESIDENTE: Poiché lei parte dal principio della libertà di ciascuno sul suo corpo, applicando lo stesso principio, lei ritiene che i poteri pubblici devono lasciare alla gente la completa libertà di drogarsi? SIGNORA DE BEAUVOIR: Questo non rientra nella nostra questione. PRESIDENTE: Lei ammette tuttavia qualche riserva su questo. SIGNORA DE BEAUVOIR: Sarei del parere di lasciare le persone libere di drogarsi se lo vogliono, ma dando loro informazioni sufficienti sulla droga. Bisognerebbe che le persone fossero informate e anche consigliate: in queste condizioni, sí, che venga loro lasciata la libertà.”

“Un individuo che in presenza di testimoni ne chiami un altro «sporco negro», o che faccia stampare frasi ingiuriose nei confronti degli ebrei o degli arabi, può essere processato, e sarà condannato dai tribunali per «ingiurie razziali». Ma se un uomo grida pubblicamente a una donna «puttana» o se nei suoi scritti accusa la Donna di essere perfida, sciocca, volubile, ritardata mentale, di comportarsi da isterica, non corre alcun rischio. La nozione di «ingiurie sessiste» non esiste.”

“L’oppressione delle donne è un fatto al quale la società è talmente abituata che, perfino coloro tra noi che la condannano nel suo insieme, in nome di principi democratici astratti, ne danno per scontati molti aspetti. Io stessa, avendo piú o meno interpretato il ruolo di donna-alibi, ho ritenuto a lungo che certi inconvenienti inerenti alla condizione femminile si dovessero semplicemente trascurare o sormontare, che non c’era bisogno di combatterli. Ciò che la nuova generazione di donne in rivolta mi ha fatto capire è che in questa faciloneria c’era complicità. In effetti, accettare tra i due sessi la minima disuguaglianza significa essere d’accordo sulla Disuguaglianza.”

“Cos'altro posso fare per incoraggiarvi a far fronte alla vita? Ragazze, dovrei dirvi – e per favore ascoltatemi, perché comincia la perorazione – che a mio parere siete vergognosamente ignoranti. Non avete mai fatto scoperte di alcuna importanza. Non avete mai fatto tremare un impero, né condotto in battaglia un esercito. Non avete scritto i drammi di Shakespeare, e non avete mai impartito i benefici della civiltà ad una razza barbara. Come vi giustificate? È facile dire, indicando le strade, le piazze, le foreste del globo gremite di abitanti neri e bianchi e color caffè, tutti freneticamente indaffarati nell'industria, nel commercio, nell'amore: abbiamo avuto altro da fare. Senza la nostra attività nessuno avrebbe solcato questi mari, e queste terre fertili sarebbero state deserto. Abbiamo partorito e allevato e lavato e istruito, forse fino all'età di sei o sette anni, i milleseicentoventitré milioni di esseri umani che secondo le statistiche sono attualmente al mondo; e questa fatica, anche ammettendo che qualcuno ci abbia aiutate, richiede tempo. C'è del vero in quel che dite – non lo nego. Ma nello stesso tempo devo ricordarvi che fin dal 1866 esistevano in Inghilterra almeno due colleges femminili; che, a partire dal 1880, una donna sposata poteva, per legge, possedere i propri beni; e nel 1919 – cioè più di nove anni fa – le è stato concesso il voto? Devo anche ricordarvi che da ben dieci anni vi è stato aperto l'accesso a quasi tutte le professioni? Se riflettete su questi immensi privilegi e sul lungo tempo in cui sono stati goduti, e sul fatto che in questo momento devono esserci quasi duemila donne in grado di guadagnare più di cinquecento sterline l'anno, in un modo o nell'altro, ammetterete che la scusa di mancanza di opportunità, di preparazione, di incoraggiamento, di agio e di denaro non regge più. Inoltre gli economisti ci dicono che la signora Seton ha avuto troppi figli. Naturalmente dovete continuare a far figli, ma, così dicono, solo due o tre a testa, non dieci o dodici.”

“Sempre e dovunque la lotta per l'emancipazione delle donne è legata alla lotta per il progressismo in generale. E direi, inversamente, che non è possibile l'emancipazione femminile, non potrebbe esserci un vero e proprio cambiamento della condizione femminile senza una trasformazione delle strutture economiche. Non voglio dire che il socialismo sia una condizione sufficiente perché la donna sia veramente pari all'uomo. In nessuno dei paesi che conosco è stata realizzata questa uguaglianza. Nell'Urss, in Polonia, lo status della donna è nettamente inferiore a quello dell'uomo. Non ci sono donne grandi dirigenti politici, grandi amministratori, grandi funzionari statali, si possono a malapena citare due o tre eccezioni. Eppure nell'Urss lavora il 95 per cento delle donne. Non hanno posti di primissimo piano, ma hanno comunque conseguito un genere di dignità, di partecipazione alla vita pubblica, di rapporto con se stesse che non ho incontrato in altri paesi. Anche se il socialismo non è una condizione sufficiente, è certamente una condizione necessaria. Le donne lavoreranno tutte il giorno in cui ci sarà lavoro per tutti, in cui ci sarà bisogno del loro lavoro: non prima di allora. Ma ci sarà bisogno di questo lavoro, ci sarà bisogno del pieno impiego delle forze umane soltanto il giorno in cui si assisterà a una ristrutturazione completa del mondo della produzione.”

“Concluderò perciò dicendovi che a mio avviso il femminismo è tutt'altro che superato, e che bisogna anzi mantenerlo vivo; opporvisi, negarlo, non significa superare qualcosa, significa regredire. Penso che il femminismo sia una causa comune per l'uomo e per la donna, e che gli uomini riusciranno a vivere in un mondo più equo, meglio organizzato, un mondo più valido, soltanto quando le donne avranno uno status più equo e più valido; la conquista dell'uguaglianza tra i sessi li riguarda entrambi. D'altra parte, le donne non devono limitarsi a rivendicazioni specifiche. Bisogna che ne allarghino la portata, e che lottino anche a fianco degli uomini per un cambiamento generale della società, perché riusciranno a fare trionfare la propria causa solamente aiutando il progresso dell'umanità tutta intera.”

“La schiavitù era la radice di tutte le lotte. Infatti si diceva che le fabbriche rendessero schiave le mani dei bambini, e che la gravidanza rendesse schiavo il corpo delle donne, e che il rum rendesse schiava l'anima degli uomini. In quel momento capii, da quel turbinio di idee, che quella guerra segreta veniva condotta contro qualcosa di più dei Padroni della Virginia, che noi intendevamo non solo migliorare il mondo, ma rifarlo da capo.”

“Era così che si viveva allora? Vivevamo di abitudini. Come tutti, la maggior parte del tempo. Qualsiasi cosa accade rientra sempre nelle abitudini. Anche questo, ora, è un vivere di abitudini. Vivevamo, come al solito, ignorando. Ignorare non è come non sapere, ti ci devi mettere di buona volontà. Nulla muta istantaneamente: in una vasca da bagno che si riscaldi gradualmente moriresti bollito senza nemmeno accorgertene. C'erano notizie sui giornali, certi giornali, cadaveri dentro rogge o nei boschi, percossi a morte o mutilati, manomesso, così si diceva, ma si trattava di altre donne, e gli uomini che commettevano simili cose erano altri uomini. Non erano gli uomini che conoscevamo. Le storie dei giornali erano come sogni per noi, brutti sogni sognati da altri. Che cose orribili, dicevamo, e lo erano, ma erano orribili senza essere credibili. Erano troppo melodrammatico, avevano una dimensione che non era la dimensione della nostra vita. Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui.”

“Provare a pensare sin da principio un'educazione alla vita significa pensare un'educazione alla specie: non un'educazione anonima, astratta, generica o metagenerica; ma un'educazione all'essere donne e all'essere uomini; all'essere donne meglio; all'essere uomini meglio; a essere donne e uomini assieme meglio; a essere una specie migliore perché riconoscere le sue radici autentiche, originarie e le sue possibilità di sviluppo.”

“La donna è stata ammaestrata da sempre a non conoscere il significato dell'amicizia, gli uomini devono essere amori, le donne rivali. È un'invenzione politica di grande furbizia perché isola la donna dal mondo di chi ha il potere (gli uomini) e dal ondo di chi condivide la sua mancanza di potere (le donne)”

“Giacché se la donna comincia a dire la verità, la figura nello specchio rimpicciolisce; l'uomo diventa meno adatto alla vita. Come potrebbe continuare a giudicare, a civilizzare gli indigeni, a legiferare, a scrivere libri, a indossare il tight e a pronunciare discorsi nei banchetti, se non fosse più in grado di vedersi riflesso, a colazione e a pranzo, almeno due volte più grande di quanto veramente sia?”

“Nel 2016, l'anno in cui la sala è stata inaugurata, c'erano cariche importanti ancora non ricoperte da una donna in questo paese: mai una donna in Italia era stata Presidente della Repubblica, né del Senato né del Consiglio dei Ministri. Dunque non avevamo le loro foto da appendere alle pareti. Avevamo così pensato di mettere tre specchi, con sotto la scritta: "Nessuna donna finora ha ricoperto queste cariche. Potresti essere tu la prima".”

“Ho pensato alle cose che potrebbero toglierci: i diritti, su cui bisogna sempre vigilare e che non bisogna mai dare per scontati, i soldi - e quelli figuriamoci - , le libertà. Ma c'è una cosa che non potranno mai toglierci: il corpo. Il corpo pieno, desiderante e straripante, il "corpo elettrico", come diceva Walt Whitman. Questa strana, meravigliosa macchina dove tutto è in lotta e allo stesso tempo in equilibrio.”

“L'individualismo ci ha rese perennemente schiave della competizione, che si manifesta nei modi più subdoli, e quasi sempre in direzione del corpo. [...] Perse a rincorrere l'oro olimpico di vere donne, intente a mettere paletti tra brave e cattive femmine, abbiamo sacrificato l'individualità sull'altare dell'individualismo. E abbiamo fatto un casino.”