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Quote by Simone de Beauvoir

“Essere donna non è un dato naturale, ma il risultato di una storia. Non c'è un destino biologico e psicologico che definisce la donna in quanto tale. Tale destino è la conseguenza della storia della civiltà, e per ogni donna la storia della sua vita.”

Quote by Simone de Beauvoir

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Simone de Beauvoir
Simone de Beauvoir

Simone de Beauvoir was a French writer, philosopher, feminist, and social activist. Known for her profound philosophical thoughts and her advocacy for women's status, she is one of the most influential female thinkers of the 20th century. Her works spanned various genres, including novels, philosophical essays, plays, and memoirs, with her most famous work being 'The Second Sex'. more

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“PRESIDENTE: Poiché lei parte dal principio della libertà di ciascuno sul suo corpo, applicando lo stesso principio, lei ritiene che i poteri pubblici devono lasciare alla gente la completa libertà di drogarsi? SIGNORA DE BEAUVOIR: Questo non rientra nella nostra questione. PRESIDENTE: Lei ammette tuttavia qualche riserva su questo. SIGNORA DE BEAUVOIR: Sarei del parere di lasciare le persone libere di drogarsi se lo vogliono, ma dando loro informazioni sufficienti sulla droga. Bisognerebbe che le persone fossero informate e anche consigliate: in queste condizioni, sí, che venga loro lasciata la libertà.”

“Un individuo che in presenza di testimoni ne chiami un altro «sporco negro», o che faccia stampare frasi ingiuriose nei confronti degli ebrei o degli arabi, può essere processato, e sarà condannato dai tribunali per «ingiurie razziali». Ma se un uomo grida pubblicamente a una donna «puttana» o se nei suoi scritti accusa la Donna di essere perfida, sciocca, volubile, ritardata mentale, di comportarsi da isterica, non corre alcun rischio. La nozione di «ingiurie sessiste» non esiste.”

“L’oppressione delle donne è un fatto al quale la società è talmente abituata che, perfino coloro tra noi che la condannano nel suo insieme, in nome di principi democratici astratti, ne danno per scontati molti aspetti. Io stessa, avendo piú o meno interpretato il ruolo di donna-alibi, ho ritenuto a lungo che certi inconvenienti inerenti alla condizione femminile si dovessero semplicemente trascurare o sormontare, che non c’era bisogno di combatterli. Ciò che la nuova generazione di donne in rivolta mi ha fatto capire è che in questa faciloneria c’era complicità. In effetti, accettare tra i due sessi la minima disuguaglianza significa essere d’accordo sulla Disuguaglianza.”

“Cos'altro posso fare per incoraggiarvi a far fronte alla vita? Ragazze, dovrei dirvi – e per favore ascoltatemi, perché comincia la perorazione – che a mio parere siete vergognosamente ignoranti. Non avete mai fatto scoperte di alcuna importanza. Non avete mai fatto tremare un impero, né condotto in battaglia un esercito. Non avete scritto i drammi di Shakespeare, e non avete mai impartito i benefici della civiltà ad una razza barbara. Come vi giustificate? È facile dire, indicando le strade, le piazze, le foreste del globo gremite di abitanti neri e bianchi e color caffè, tutti freneticamente indaffarati nell'industria, nel commercio, nell'amore: abbiamo avuto altro da fare. Senza la nostra attività nessuno avrebbe solcato questi mari, e queste terre fertili sarebbero state deserto. Abbiamo partorito e allevato e lavato e istruito, forse fino all'età di sei o sette anni, i milleseicentoventitré milioni di esseri umani che secondo le statistiche sono attualmente al mondo; e questa fatica, anche ammettendo che qualcuno ci abbia aiutate, richiede tempo. C'è del vero in quel che dite – non lo nego. Ma nello stesso tempo devo ricordarvi che fin dal 1866 esistevano in Inghilterra almeno due colleges femminili; che, a partire dal 1880, una donna sposata poteva, per legge, possedere i propri beni; e nel 1919 – cioè più di nove anni fa – le è stato concesso il voto? Devo anche ricordarvi che da ben dieci anni vi è stato aperto l'accesso a quasi tutte le professioni? Se riflettete su questi immensi privilegi e sul lungo tempo in cui sono stati goduti, e sul fatto che in questo momento devono esserci quasi duemila donne in grado di guadagnare più di cinquecento sterline l'anno, in un modo o nell'altro, ammetterete che la scusa di mancanza di opportunità, di preparazione, di incoraggiamento, di agio e di denaro non regge più. Inoltre gli economisti ci dicono che la signora Seton ha avuto troppi figli. Naturalmente dovete continuare a far figli, ma, così dicono, solo due o tre a testa, non dieci o dodici.”

“Sempre e dovunque la lotta per l'emancipazione delle donne è legata alla lotta per il progressismo in generale. E direi, inversamente, che non è possibile l'emancipazione femminile, non potrebbe esserci un vero e proprio cambiamento della condizione femminile senza una trasformazione delle strutture economiche. Non voglio dire che il socialismo sia una condizione sufficiente perché la donna sia veramente pari all'uomo. In nessuno dei paesi che conosco è stata realizzata questa uguaglianza. Nell'Urss, in Polonia, lo status della donna è nettamente inferiore a quello dell'uomo. Non ci sono donne grandi dirigenti politici, grandi amministratori, grandi funzionari statali, si possono a malapena citare due o tre eccezioni. Eppure nell'Urss lavora il 95 per cento delle donne. Non hanno posti di primissimo piano, ma hanno comunque conseguito un genere di dignità, di partecipazione alla vita pubblica, di rapporto con se stesse che non ho incontrato in altri paesi. Anche se il socialismo non è una condizione sufficiente, è certamente una condizione necessaria. Le donne lavoreranno tutte il giorno in cui ci sarà lavoro per tutti, in cui ci sarà bisogno del loro lavoro: non prima di allora. Ma ci sarà bisogno di questo lavoro, ci sarà bisogno del pieno impiego delle forze umane soltanto il giorno in cui si assisterà a una ristrutturazione completa del mondo della produzione.”

“Concluderò perciò dicendovi che a mio avviso il femminismo è tutt'altro che superato, e che bisogna anzi mantenerlo vivo; opporvisi, negarlo, non significa superare qualcosa, significa regredire. Penso che il femminismo sia una causa comune per l'uomo e per la donna, e che gli uomini riusciranno a vivere in un mondo più equo, meglio organizzato, un mondo più valido, soltanto quando le donne avranno uno status più equo e più valido; la conquista dell'uguaglianza tra i sessi li riguarda entrambi. D'altra parte, le donne non devono limitarsi a rivendicazioni specifiche. Bisogna che ne allarghino la portata, e che lottino anche a fianco degli uomini per un cambiamento generale della società, perché riusciranno a fare trionfare la propria causa solamente aiutando il progresso dell'umanità tutta intera.”