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“[…] e adesso mi divertiva farmi bella. Ma a volte, specialmente quando mi ero curata non soltanto per fare buona figura in generale, ma per un uomo, apprecchiarmi — era questo il vocabolo — m’era sembrato che avesse qualcosa di ridicolo. Tutto quell’affanno, tutto quel tempo a cammuffarmi quando avrei potuto fare altro. I colori che mi stanno, quelli che non mi stanno. I modelli che mi snelliscono, quelli che mi ingrossano. Il taglio che mi valorizza, quello che mi svaluta. Una lunga, costosa preparazione; un ridurmi a tavola imbandita per l’appetito sessuale del maschio, a vivanda ben cucinata perché gli venga l’acquolina in bocca. E poi, l’angoscia di non farcela. Di non sembrare bella. Di non essere riuscita a celare con destrezza la volgarità della carne, con i suoi umori e odori e deformità.” — Elena Ferrante