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Quote by Alessandro Manzoni

“E quel che è peggio, è che le gride ci sono, stampate, per gastigarli: e non già gride senza costrutto; fatte benissimo [...]. E dice: sia chi si sia, vili e plebi.”

Quote by Alessandro Manzoni

Work

The Betrothed

This novel, a classic of Italian literature, delves into the lives of two young people, Renzo and Lucia, whose love is challenged by societal and political forces. Set against the backdrop of the Napoleonic Wars, it explores themes of love, loyalty, and social class in a vivid and dramatic narrative. more

Author

Alessandro Manzoni
Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni, born on March 7, 1785, and died on May 22, 1873, was an important figure in the Romanticism movement of Italian literature. He is renowned for his poetry and novels, with his masterpiece 'I Promessi Sposi' being considered a classic of Italian literature. more

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“So I loved you, to be fully alive, to sense my life before its over; to explore the places of my deep where feelings become music and moments turn into sonnets; So I desired you, to take birth again, to find joy in the womb of dark; to root both feet into the ground, yet to fly in the air; to explore our depths out of which love would spring as a sea of light; to feel the moment when our eyes would meet as sunlight kisses the waves; to sense the madness when our lips would meet as moonlight fills the night; to cut through all the impermanence, and sense one moment of eternity.”

“Ora il commissario aveva perso di vista il picciliddro, ma la direzione che aveva pigliato non lo poteva portare che in un solo posto e quel posto era un loco chiuso, una specie di vicolo cieco tra la parete posteriore del vecchio silos e il muro di recinzione del porto, che non permetteva altre strate di fuitina. Oltretutto lo spazio era ingombro di taniche e buttiglie vacanti, di centinara di cassette rotte di pisci, di almeno dù o tri motori scassati di pescherecci. Difficile cataminarsi in quel cafarnao di giorno, figurarsi alla splapita luce di un lampione! Sicuro che il picciliddro lo stava taliando, se la pigliò fintamente commoda, caminò con lintizza, un pedi leva e l’altro metti, s’addrumò persino una sigaretta. Arrivato all’imbocco di quel vudeddru si fermò e disse a voce vascia e quieta: “Veni ccà, picciliddru, nenti ti fazzu”. Nisciuna risposta. Ma, attisando le grecchie, al di là della rumorata che arrivava dalla banchina, come una risaccata fatta di vociate, chianti, lamenti, biastemie, colpi di clacson, sirene, sgommate, nitidamente percepì l’ansimo sottile, l’affanno del picciliddro che doviva trovarsi ammucciato a pochi metri. “Avanti, veni fora, nenti ti fazzu”. Sentì un fruscio. Veniva da una cascia di ligno proprio davanti a lui. Il picciliddro certamente vi si era raggomitolato darrè. Avrebbe potuto fare un salto e agguantarlo, ma preferì restarsene immobile. Poi vitti lentamente apparire le mano, le vrazza, la testa, il petto. Il resto del corpo restava cummigliato dalla cascia. Il picciliddro stava con le mano in alto, in”segno di resa, l’occhi sbarracati dal terrore, ma si sforzava di non chiangiri, di non dimostrare debolezza. Ma da quale angolo di ‘nfernu viniva si spiò improvvisamente sconvolto Montalbano se già alla so età aveva imparato quel terribile gesto delle mano isate che certamente non aviva visto fare nè al cinema nè alla televisione? Ebbe una pronta risposta, pirchì tutto ‘nzemmula nella so testa ci fu come un lampo, un vero e proprio flash. E dintra a quel lampo, nella so durata, scomparsero la cascia, il vicolo, il porto, Vigàta stessa, tutto scomparse e doppo arricomparse ricomposto nella grannizza e nel bianco e nero di una vecchia fotografia, vista tanti anni prima ma scattata ancora prima, in guerra, avanti che lui nascesse, e che mostrava un picciliddro ebreo, o polacco, con le mano in alto, l’istessi precisi occhi sbarracati, l’istissa pricisa volontà di non mittirisi a chiangiri, mentri un sordato gli puntava contro un fucile. Il commissario sentì una violenta fitta al petto, un duluri che gli fece ammancari il sciato, scantato serrò le palpebre, li raprì nuovamente. E finalmente ogni cosa tornò alle proporzioni normali, alla luce reale, e il picciliddro non era più ebreo o polacco ma nuovamente un picciliddro nìvuro. Montalbano avanzò di un passo, gli pigliò le mano agghiazzate, le tenne stritte tra le sue. E arristò accussì, aspittanno che tanticchia del suo calore si trasmettesse a quelle dita niche niche. Solo quanno lo sentì principiare a rilassarsi, tenendolo per una mano, fece il primo passo. Il picciliddro lo seguì, affidandosi docilmente a lui. E a tradimento a Montalbano tornò a mente François, il piccolo tunisino che sarebbe potuto diventare suo figlio, come voleva Livia. Arriniscì a tempo a bloccare la commozione a costo di muzzicarsi quasi a sangue il labbro di sutta. Lo sbarco continuava.”

“Il giorno dopo la sentenza gli confessai che ero arrivato al punto di voler abbandonare l'avvocatura. Una delle ragioni per le quali quella professione mi aveva sempre affascinato era la libertà intellettuale che mi appariva concessa al difensore. Mentre invece quest'ultima vicenda mi aveva dimostrato che l'avvocato non solo deve spesso abbracciare tesi a cui non crede ma addirittura deve arrivare a sostenerle contro la propria coscienza. E questa, mi resi conto, era una condizione che davvero non era fatta per me.”

“dal momento che i bambini se ne stavano fondamentalmente a ciondolare lì davanti e non erano dentro la biblioteca a leggere come ci si può aspettare dai membri produttivi della società, era ragionevole che Dunn si fosse sentito minacciato da quei cinque giovani neri ed era dunque nel pieno dei suoi diritti quando aveva protetto sé stesso, i dvd presi in prestito dalla biblioteca e i suoi figli andando”