Quotessence
Home / Quotes / Quote by Marta Savarino

Quote by Marta Savarino

“«Guardami!» gli ordinò «Io sono Isabelle Morens. Il mio cognome è sinonimo di traditore, la mia famiglia è stata uccisa e i nostri beni confiscati, cosa pensi che direbbero a Corte se annunciassi che hai intenzione di sposare la figlia dei traditori? In questi mesi ho sempre avuto la speranza di ritrovarti e ricominciare da dove ci eravamo lasciati, ma pensavo di avere a che fare con un uomo normale, un borghese come me». «Isabelle, non mi importa chi sono, non mi importa chi la gente creda che tu sia…» disse lui avvicinandosi. Isabelle non si oppose. «Un modo l’avremmo trovato… Lo possiamo an-cora trovare!». La ragazza scosse la testa e abbassò lo sguardo.”

Quote by Marta Savarino

Work

La Vendetta di Isabelle

Browse quotes and source details for this work. more

Author

Marta Savarino

Browse famous quotes and profile details for Marta Savarino. more

You May Also Like

“Guardo Edith, ormai avanti negli anni: dopo avermi cercato con gli occhi e trovato ai margini di quel giardino solatio, intento a scrivere sul mio solito quaderno rilegato di pelle lista e scolorita, mi scruta da lontano, lasciando affiorare un sorriso che le increspa appena le labbra. È lì e aspetta, come sempre, seduta nella sua poltrona preferita sotto il portico della candida villa in cui viviamo da vent’anni, immersa nel verde e nei fiori. Vorrei dirle che il problema non è nostro, ma del mondo, che non ama le cose semplici. Il mondo è un caos d’idee complicate che si fanno la guerra fra loro, senza lasciare spazio alla ragionevolezza, e a coloro che si lanciano in fantasticherie idealistiche non offre che buche in cui seppellirle, quando giunge il momento di raccoglierne i pezzi. Adesso che anche l’ultimo grande sogno è finito, un’altra Grande Guerra è alle porte. Se sarà ancora peggiore della precedente, probabilmente sarà l’ultima. (...) Sostando in piedi all’ombra del grande albero, Edith fissa un punto lontano, all’orizzonte, appoggiandosi alla staccionata bianca, e continua a fissarlo fin quasi a farsi lacrimare gli occhi.”

“Rileggendo quelle poche frasi come sotto ipnosi, tardai ad accorgermi che la mia compagna virtuale aveva proiettato in un angolo del parabrezza la propria icona, cercando di attirare la mia attenzione in maniera il più possibile garbata e discreta. Scacciai quella pagina con la mano, archiviandola, come se non volessi mostrarle quanto la specie che l’aveva creata fosse andata vicina ad annientarsi da sola, neanche cent’anni prima.”

“Ecco: adesso la Luna mi parla. È un volto freddo e luminoso che galleggia là fuori nel buio, e queste sono le sue prime parole, un segnale limpido e sintetico di fredda, incontaminata intelligenza che giunge alla mia consolle attraverso l’etere. «Inizializzazione rete neurale…» Guardo le stelle, nel riquadro della finestra, e quell’algido sorriso di luce che rischiarerà le notti a venire. «Aggiornamento subroutine in corso…» Tutto ciò che desidero… ciò che tutti desideriamo è uno sguardo che ricambi il nostro, là fuori, e una voce che ci risponda. «Avvio del sistema» Ascolto il primo vagito della mia creatura, lassù, sola nel vuoto, e so che presto diverrà un muto dialogo fra macchine, un silenzioso scambio di dati e rilevazioni che non richiederà alcuna supervisione umana. «Verifica periferiche della bioarchitettura Tycho-1 in corso…»”

“Quando mi voltai, mi trovai dinanzi a una figura avvolta in una cappa nera, lunga fino ai piedi. Urlai, indietreggiando per lo spavento. Mi scontrai involontariamente contro un quadro, facendolo cadere con un tonfo. Sentii il rumore del vetro che si rompeva in mille pezzi. - Il buio vi proteggerà, Poe - disse l'ombra con una voce roca che graffiava i timpani. Non pensavo che sarebbe ritornato. Non stasera.”