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“«[...] frequentare me, sentirmi raccontare delle mie esperienze passate, rafforza quell'idea tutta positiva e assolutamente acritica dell'altro mondo, dell'Occidente... Non so... A volte ho paura di aver...» «Di averle aiutate a crearsi una fantasia parallela», intervenne lui «che si contrappone alla sovrastruttura inventata dalla Repubblica islamica?» «Sì, sì» annuii con foga. «Be', allora, in primo luogo non è solo colpa tua. Nessuno riuscirebbe a sopravvivere nel mondo che vogliono imporci loro: dobbiamo tutti inventarci un paradiso personale verso cui evadere. Nondimeno», concluse «qualcosa che puoi fare ci sarebbe». «Davvero?» domandai ansiosa, ancora un po' avvilita, e morendo dalla voglia di ricevere istruzioni, per una volta, anziché darne. «Sì, davvero, e anzi lo stai già facendo con questo tuo seminario, se non rovini tutto. Fa' ciò che i poeti fanno con i loro re filosofi. Non c'è bisogno di creare una fantasia parallela dell'Occidente: da' alle tue ragazze il meglio di quanto l'altro mondo può offrire: la finzione letteraria - restituisci loro l'immaginazione!» concluse trionfante [...]” — Azar Nafisi