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Quote by Halldóra K. Thoroddsen

“Benché parli e legga qualche altra lingua, si sente a suo agio soltanto nella propria lingua madre. Nelle altre si sente forestiera. Lei abita nell'antica lingua d'Islanda, che le piaccia o meno. La rivoluzione delle vocali lunghe ha di certo avuto un ascendente più forte nella sua vita che non quella democratica o quella industriale.”

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Halldóra K. Thoroddsen

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“Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni. Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l'esperienza e la memoria, la fantasia e l'inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere. (p.7)”

“The sand was smooth. The damp morning fog had hardened its top layer and the heat of the day had set it so that with every footstep the surface cracked, the crunch almost audible. The heels and balls of their shoes made a path of shallow divots, but it was far easier to walk on than the usual loose and gritty beach. In minutes, the wind worked to sweep their footprints clean and offer a flat, clear expanse all the way to the ocean where the sand became wet and sparkled invitingly with seawater.”