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Quote by Paolo Cognetti

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Paolo Cognetti

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“Ma ancora una volta si ripete che l'unico passato reale è quello che perdura nella memoria e che l'unica perdurabile memoria è la scrittura. [...] Forse la letteratura, forse la mia letteratura, rettifica, non svolge altra missione che quella di perfezionare il passato affinché l'avvenire si riprometta di non essere da meno (196).”

“Il gusto e anche il suo diminutivo chiamato buongusto hanno [...] una parte durevole, ed è un divieto morale prima che artistico: evitare cioè il tronfio e il goffo, che sono il belletto sul volto della verità; evitare le parole inutilmente astruse, che sono come i titoli e le onorificenze stampati sui biglietti da visita davanti al nome e cognome; evitare la tortuosa lunghezza dei periodi, per la quale i lettori dovrebbero in onor tuo finire tutti a patire d'asma; evitare le parole scurrili con cui taluni scrittori vogliono sembrare di popolo, cioè schietti, e mostrano solo d'essere facchini; evitare le parole straniere che hanno il loro equivalente in italiano e che sono messe lì per pigrizia, ignoranza o snobismo; evitare le troppe citazioni con cui si vuol provare d'avere o una buona memoria o una biblioteca bene ordinata; evitare le ingiurie agli avversari, con le quali confessi di non avere argomenti; evitare la ripetizione dell'io, io, io, me, me, me, con la quale si vede lo scrittore passeggiare dentro i propri periodi dimenando l'anca; e via dicendo.”

“Non si può, riconosco, richiamare in vita e penetrare un gesto scoccato da trecento anni: e figuriamoci un sentimento, e quel che allora fosse tristezza o letizia, improvviso rimorso e tormento, patto di bene e di male. Mi ravvedo; e dopo un anno che le rovine son rovine, né mostrano di poter essere di più o di meno di tante altre antiche, mi restringo alla mia memoria corta per condannare l'arbitrio presuntuoso di dividere con una morta di tre secoli i terrori del mio tempo.”