“Quando uma palavra deixa de ter função descritiva e se torna meramente um termo de louvor, deixa de apresentar fatos sobre o objeto e passa a representar a atitude que o falante tem dele.”
Source: Cristianismo Puro e Simples
“A linguagem acha-se toda ensopada de mentiras.”
Source: Relatório sobre os Homens
“(...) sem dúvida que uma relação pessoal se não inicia na linguagem, particularmente nesta linguagem decalcada de meus monólogos de orador, e que as relações pessoais criam antes a sua linguagem própria. Creio bem que assim é, e a fala poderia então não mais ser por vezes que a barragem, o muramento para esse contacto com os outros que me têm vindo a devir insustentável e, se não desejado, oh, por forma nenhuma desejado creia-me, tido na conta de sal da vida, motor primeiro para, não a alegria, que me parece coisa frívola e acidental, mas para um certo contentamento, uma certa convicção.”
Source: Maina Mendes
“Ci pare, infatti, dovere primo dell'uomo conoscere se stesso, la propria casa, il proprio paese, il proprio ambiente (e, pertanto, la propria lingua, la propria cultura e la propria storia), prima di confrontarsi ed accogliere, per arricchirsi, la lingua, la letteratura e la cultura altrui.”
Source: Grammatica della Lingua Piemontese: Parola, Vita, Letteratura
“... Mr. Purty has cheered me up. The task he has chosen for himself, of wooing my mother with a bright red pickup truck, a Patsy Cline tape, and a string of malapropisms, is ample justification to me for not taking the world too seriously, its relentless heartbreak notwithstanding… (Richard Russo, Straight Man)”
Source: Straight Man
“…Enquanto vive, o homem não sente a própria vida; depois de algum tempo, como um som, ela se torna audível para ele.”
Source: Diary of a Superfluous Man
“Desabafos sentimentais são como alcaçuz: no início, você mastiga e não parece ruim, mas depois fica um gosto horrível na boca.”
Source: Diary of a Superfluous Man
“All'uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto.
Martino lo sapeva perché l'aveva chiesto un po' a tutti e da tutti aveva avuto la stessa risposta:
- Quella strada lì? Non va in nessun posto! E' inutile camminarci.
- E fin dove arriva?
- Non arriva da nessuna parte
- Ma allora perché l'hanno fatta?
- Ma non l'ha fatta nessuno, è sempre stata lì!
- Ma nessuno è mai andato a vedere?
- Oh sei una bella testa dura! Se ti diciamo che non c'è niente da vedere...
- Non potete saperlo se non ci siete stati mai.”
Source: Cuentos por teléfono
“Occorre una certa distanza tra le due parole, occorre che l'una sia sufficientemente estranea all'altra, e il loro accostamento discretamente insolito, perché l'immaginazione sia costretta a mettersi in moto per istituire tra loro una parentela, per costruire un insieme (fantastico) in cui i due elementi estranei possano convivere. Perciò è bene scegliere il binomio fantastico con l'aiuto del caso. Le due parole siano dettate da due bambini, all'insaputa l'uno dell'altro; estratte a sorte; indicate da un dito che non sa leggere in due pagine lontane del vocabolario.
[...] Nel «binomio fantastico» le parole non sono prese nel loro significato quotidiano, ma liberate dalle catene verbali di cui fanno parte quotidianamente. Esse sono «estraniate», «spaesate», gettate l'una contro l'altra in un cielo mai visto prima. Allora si trovano nelle condizioni migliori per generare una storia."
4. Il binomio fantastico, pp. 18-19”
Source: Grammatica della Fantasia: Introduzione all'Arte di Inventare Storie
“Un modo di rendere produttive, in senso fantastico, le parole, è quello di deformarle. Lo fanno i bambini, per gioco: un gioco che ha un contenuto molto serio, perché li aiuta a esplorare le possibilità delle parole, a dominarle, forzandole a declinazioni inedite; stimola la loro libertà di «parlanti», con diritto alla loro personale "parole" (grazie, signor Saussure); incoraggia in loro l'anticonformismo.
Nello spirito di questo gioco è l'uso di un prefisso arbitrario. Io stesso vi ho fatto ricorso più volte.
Basta una "s" a trasformare un «temperino» - oggetto quotidiano e trascurabile, per di più pericoloso e offensivo - in uno «stemperino», oggetto fantastico e pacifista, che non serve a far la punta alle matite, ma a fargliela ricrescere quand'è consunta. Con rabbia dei cartolai e dell'ideologia consumistica. Non senza allusioni di colore sessuale, ben occultate, ma non per questo non recepibili (sotto il livello della coscienza) dai bambini.
Lo stesso prefisso mi dà lo «staccapanni», cioè il contrario dell'«attaccapanni»: non serve per appendervi gli abiti, ma per staccarli quando se ne ha bisogno, in un paese di vetrine senza vetri, negozi senza cassa e guardaroba senza scontrino. Dal prefisso all'utopia. Ma non è certo vietato immaginare una città futura in cui i cappotti siano gratuiti come l'acqua e l'aria. E l'utopia non è meno educativa dello spirito critico."
8. Il prefisso arbitrario, p. 31”
Source: Grammatica della Fantasia: Introduzione all'Arte di Inventare Storie