Quotessence
Home / Quotes / Quote by Claudio Cordella

Quote by Claudio Cordella

“Nella mia terra natale, lo Yamato, io consacrai il mio corpo e la mia vita alla nostra imperatrice-dea, l’immortale Amaterasu-ō-mi-kami. I servi del suo ordine, in cambio di un servizio che durava una vita intera, ricevevano un corpo artificiale. Si trattava di un involucro meccanico costruito grazie alle conoscenze protoculturiane, provenienti da quella stessa civiltà che aveva costruito eoni prima la medesima Amaterasu.”

Quote by Claudio Cordella

Book:Gatha

Work

Gatha

Browse quotes and source details for this work. more

Author

Claudio Cordella

Browse famous quotes and profile details for Claudio Cordella. more

You May Also Like

“«Per la Dea Madre. Sergente, che cos’è mai quest’abominio?» chiese un fante. Avevano abbattuto uno dei robot indigeni, una specie di ragno cibernetico. Quel coso stava procedendo diritto come un missile verso la loro base, forse si trattava di un kamizake. Dopo aver svuotato i caricatori, arrestando una volta per tutte la sua corsa, l’avevano aperto come una scatoletta di tonno.”

“«Guardami!» gli ordinò «Io sono Isabelle Morens. Il mio cognome è sinonimo di traditore, la mia famiglia è stata uccisa e i nostri beni confiscati, cosa pensi che direbbero a Corte se annunciassi che hai intenzione di sposare la figlia dei traditori? In questi mesi ho sempre avuto la speranza di ritrovarti e ricominciare da dove ci eravamo lasciati, ma pensavo di avere a che fare con un uomo normale, un borghese come me». «Isabelle, non mi importa chi sono, non mi importa chi la gente creda che tu sia…» disse lui avvicinandosi. Isabelle non si oppose. «Un modo l’avremmo trovato… Lo possiamo an-cora trovare!». La ragazza scosse la testa e abbassò lo sguardo.”

“Guardo Edith, ormai avanti negli anni: dopo avermi cercato con gli occhi e trovato ai margini di quel giardino solatio, intento a scrivere sul mio solito quaderno rilegato di pelle lista e scolorita, mi scruta da lontano, lasciando affiorare un sorriso che le increspa appena le labbra. È lì e aspetta, come sempre, seduta nella sua poltrona preferita sotto il portico della candida villa in cui viviamo da vent’anni, immersa nel verde e nei fiori. Vorrei dirle che il problema non è nostro, ma del mondo, che non ama le cose semplici. Il mondo è un caos d’idee complicate che si fanno la guerra fra loro, senza lasciare spazio alla ragionevolezza, e a coloro che si lanciano in fantasticherie idealistiche non offre che buche in cui seppellirle, quando giunge il momento di raccoglierne i pezzi. Adesso che anche l’ultimo grande sogno è finito, un’altra Grande Guerra è alle porte. Se sarà ancora peggiore della precedente, probabilmente sarà l’ultima. (...) Sostando in piedi all’ombra del grande albero, Edith fissa un punto lontano, all’orizzonte, appoggiandosi alla staccionata bianca, e continua a fissarlo fin quasi a farsi lacrimare gli occhi.”