Quotessence
Home / Quotes / Quote by Dariusz Radziejewski

Quote by Dariusz Radziejewski

“Something’s off with Bobby,” Edmondson said. Benson didn’t think that Edmondson was referring to Fischer’s legendary eccentricities. Edmondson had once mentioned with a laugh that Bobby was afraid of Soviet agents tracking him, but this probably wasn’t it either. “In what sense?” Something was off with the majority of people Benson dealt with, so he needed further clarification. “Psychiatric.” Evidently, Edmondson was serious, but for now, Benson approached it with skepticism. “Is it a problem? Since he’s winning grandmaster tournaments.” “Imagine he wins the Candidates Matches, and then something happens to him before the World Championship match. Or during it. There is big money and the future of chess in America at stake. Not to mention settling scores with the Soviets. You know that the chess championship is the apple of their eye. We’re going to pluck it out from them. I just need to know where I stand and what to expect. After all, I can’t send Bobby for an examination.”

Quote by Dariusz Radziejewski

Work

Author

Dariusz Radziejewski

Browse famous quotes and profile details for Dariusz Radziejewski. more

You May Also Like

“When Petrosian was preparing for the match against Fischer, especially when analyzing Fischer’s games against Taimanov and Larsen, he came to the conclusion that besides his chess strength, there must be something else that helps Fischer win. Something significant yet elusive, as it remained unnoticed. To perceive it, one needed to look at Fischer’s moves beyond the chessboard. Petrosian did that and managed to see through the American’s game. Fischer employed a perfidious psychological weapon. By imposing special conditions and demanding privileges, he put his opponent in a worse situation.”

“Tina sognava acque placide e un sole nascosto da fronde e nuvole che non esistevano. Il sole d’improvviso si è fatto notte, una notte guasta e pesante. L’acqua si è infettata, agitandosi torbida intorno a lei, trasformando un lieve nuotare in un isterico annaspare in cerca d’aria. I riflessi sono diventati tenebre e la solitudine minaccia. Presenze ovunque intorno a lei, dietro ombre che prima nemmeno esistevano. Centinaia di occhi la scrutano malevoli, centinaia di ansiti, tutti appartenenti ad un unico padrone. Lei l’unico oggetto della sua attenzione.”

“Sono sovraccarico di tensione, irritato ed irritabile. Con le persone, con gli oggetti. Il pensiero più disturbante? Che sia stato io stesso ad alimentare qualcosa che forse non c’era. Ora sicuramente quel coltello che mi scava dentro non è più un illusione. Gli occhi e le orecchie invisibili a cui è affidata la mia persona non avranno mancato di tradurre i miei nuovi atteggiamenti in paragrafi e capitoli, corredati di suggerimenti e domande, a dubbi legati alla mia affidabilità ed efficienza. Un giorno non mi spiacerebbe avere accesso ai rapporti compilati e incasellati a mio nome. Avrei l’occasione di leggere il diario segreto che qualcuno ha scritto su di me.”

“Sono cattivi esploratori quelli che pensano che non ci sia terra se vedono solo mare, disse Francis Bacon con centinaia d’anni di anticipo. Francis non sapeva quanto le sue parole riflettessero l’indole delle generazioni future, e settecento anni dopo che il suo inchiostro si era mescolato alla carta, l’uomo si era dimenticato di lui. Ma le sue parole erano lì, sotto gli occhi di tutti.”

“Josephine è uno e molti. È fatta di respiri, ricordi, paure. Sogni, anche. Il suo nome è sconosciuto ai più, ma chi la incontra sa riconoscerla. Ha tanti volti. I suoi occhi ciechi esplorano intensamente tutti i mondi. E ha un’anima per ogni universo. Josephine vive su una stella. O nel fango delle paludi. O tra gli sterminati campi di grano delle praterie. Su ruvide montagne di roccia o tra le sabbie rosse di pianeti lontani. Sopra di lei, un cielo carico di oscuri presagi. Intorno, ombre dense e un corposo silenzio. Acque fluide la avvolgono e la cullano. Josephine è ovunque, e in nessun luogo.”

“Ticchettio d'ingranaggi. Rumore di pistoni. Sbuffi di vapore. Boyle. Rufus Leddy Boyle, lo scienziato pazzo. Henry sentì crescere dentro di sé la paura, come albume d'uovo montato a neve. In che mani era finito? Tentò ancora di muoversi, ma invano. L'ombra dell'uomo che aveva appena parlato gli coprì il viso. «So che potete sentirmi, lord Demison. Sono il colonnello Comask». Pausa. Anche l'uomo chiamato “dottor Boyle” entrò nel campo visivo di Henry. Poi il colonnello proseguì: «Avete servito egregiamente la corona, ma date le circostanze, credo che sia opportuno congedarvi. Non c'è urgenza di recuperare i documenti. E, almeno per il momento, la vostra missione è compiuta». Fece un saluto militare. «Ci rivedremo a Londra». Salutò il dottore e se ne andò. Henry era ancora impossibilitato a muoversi. Vide il dottor Boyle farsi più vicino e togliersi gli occhialini di protezione. Gli lesse negli occhi una strana mescolanza di orgoglio e compassione. «Bentornato tra i civili, lord Demison», disse l'uomo con insolita dolcezza. «E benvenuto nella vostra nuova vita».”

“Il cacciatore calò il pugnale, disegnando una falce di luna nell’aria, e colpì il torace, proprio al centro, scavandosi la strada tra le scaglie dai mille colori che impallidivano man mano che il sangue defluiva. Squarciò e lacerò. Ci fu dolore, così tanto dolore da riecheggiare oltre le montagne, fino al cielo, eppure il drago non si mosse. Continuò a fissarlo, mentre la terra sotto di loro tremava. L’uomo dovette spostarsi per mantenere l’equilibrio, quando il mondo intero fu travolto da un’onda potentissima. Il drago sentì quella marea trascinarlo fuori dal suo corpo. Poi la lama si fermò e il drago morì. Eppure non era davvero morto. Era ancora lì, esisteva, ma fuori dalla magnifica carcassa che aveva solcato per secoli i cieli. E vide ogni cosa, attraverso una specie di nebbia. La valle inondata di sole. L’essere odioso e meschino che gettava via il pugnale imbrattato di sangue scuro e denso. Il proprio corpo straziato. La coda squamosa che percuoteva il terreno un’ultima volta, prima di crollare inanimata. E nell’istante in cui il cacciatore estrasse con le mani avide il cuore pulsante, ogni luce si spense e il drago divenne leggenda.”