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Quote by Sunday Adelaja

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Sunday Adelaja
Sunday Adelaja

Sunday Adelaja is a prominent pastor known for his unique leadership style and influence. Born on May 28, 1967, he has a wide following in the Christian community, particularly in Africa and globally. more

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“Sono sovraccarico di tensione, irritato ed irritabile. Con le persone, con gli oggetti. Il pensiero più disturbante? Che sia stato io stesso ad alimentare qualcosa che forse non c’era. Ora sicuramente quel coltello che mi scava dentro non è più un illusione. Gli occhi e le orecchie invisibili a cui è affidata la mia persona non avranno mancato di tradurre i miei nuovi atteggiamenti in paragrafi e capitoli, corredati di suggerimenti e domande, a dubbi legati alla mia affidabilità ed efficienza. Un giorno non mi spiacerebbe avere accesso ai rapporti compilati e incasellati a mio nome. Avrei l’occasione di leggere il diario segreto che qualcuno ha scritto su di me.”

“Sono cattivi esploratori quelli che pensano che non ci sia terra se vedono solo mare, disse Francis Bacon con centinaia d’anni di anticipo. Francis non sapeva quanto le sue parole riflettessero l’indole delle generazioni future, e settecento anni dopo che il suo inchiostro si era mescolato alla carta, l’uomo si era dimenticato di lui. Ma le sue parole erano lì, sotto gli occhi di tutti.”

“Josephine è uno e molti. È fatta di respiri, ricordi, paure. Sogni, anche. Il suo nome è sconosciuto ai più, ma chi la incontra sa riconoscerla. Ha tanti volti. I suoi occhi ciechi esplorano intensamente tutti i mondi. E ha un’anima per ogni universo. Josephine vive su una stella. O nel fango delle paludi. O tra gli sterminati campi di grano delle praterie. Su ruvide montagne di roccia o tra le sabbie rosse di pianeti lontani. Sopra di lei, un cielo carico di oscuri presagi. Intorno, ombre dense e un corposo silenzio. Acque fluide la avvolgono e la cullano. Josephine è ovunque, e in nessun luogo.”

“Ticchettio d'ingranaggi. Rumore di pistoni. Sbuffi di vapore. Boyle. Rufus Leddy Boyle, lo scienziato pazzo. Henry sentì crescere dentro di sé la paura, come albume d'uovo montato a neve. In che mani era finito? Tentò ancora di muoversi, ma invano. L'ombra dell'uomo che aveva appena parlato gli coprì il viso. «So che potete sentirmi, lord Demison. Sono il colonnello Comask». Pausa. Anche l'uomo chiamato “dottor Boyle” entrò nel campo visivo di Henry. Poi il colonnello proseguì: «Avete servito egregiamente la corona, ma date le circostanze, credo che sia opportuno congedarvi. Non c'è urgenza di recuperare i documenti. E, almeno per il momento, la vostra missione è compiuta». Fece un saluto militare. «Ci rivedremo a Londra». Salutò il dottore e se ne andò. Henry era ancora impossibilitato a muoversi. Vide il dottor Boyle farsi più vicino e togliersi gli occhialini di protezione. Gli lesse negli occhi una strana mescolanza di orgoglio e compassione. «Bentornato tra i civili, lord Demison», disse l'uomo con insolita dolcezza. «E benvenuto nella vostra nuova vita».”

“Il cacciatore calò il pugnale, disegnando una falce di luna nell’aria, e colpì il torace, proprio al centro, scavandosi la strada tra le scaglie dai mille colori che impallidivano man mano che il sangue defluiva. Squarciò e lacerò. Ci fu dolore, così tanto dolore da riecheggiare oltre le montagne, fino al cielo, eppure il drago non si mosse. Continuò a fissarlo, mentre la terra sotto di loro tremava. L’uomo dovette spostarsi per mantenere l’equilibrio, quando il mondo intero fu travolto da un’onda potentissima. Il drago sentì quella marea trascinarlo fuori dal suo corpo. Poi la lama si fermò e il drago morì. Eppure non era davvero morto. Era ancora lì, esisteva, ma fuori dalla magnifica carcassa che aveva solcato per secoli i cieli. E vide ogni cosa, attraverso una specie di nebbia. La valle inondata di sole. L’essere odioso e meschino che gettava via il pugnale imbrattato di sangue scuro e denso. Il proprio corpo straziato. La coda squamosa che percuoteva il terreno un’ultima volta, prima di crollare inanimata. E nell’istante in cui il cacciatore estrasse con le mani avide il cuore pulsante, ogni luce si spense e il drago divenne leggenda.”

“D’un tratto gli androidi prodotti dalla Hoffman & Sons parevano più umani degli umani stessi, si mescolavano nel grigio di Londra, tra le carrozze a scoppio e il vapore denso, lasciando in mostra protesi meccaniche come le persone esibivano tratti animali. E non era finita lì, molta gente stava ancora mutando, spariva dalla circolazione per qualche tempo e poi saltava fuori con un aspetto sorprendente. Cominciai a chiedermi quando sarebbe venuto il mio turno, quale aspetto avrei preso e quanto avrebbe condizionato le nostre vite.”

“Quando alzai la testa, ormai fradicia, ero di nuovo davanti alla centrale. Non mi ero nemmeno accorto che la sigaretta si fosse spenta a causa della pioggia; solo quando mi fermai l’odore acre del mozzicone bagnato che avevo tra le labbra raggiunse pungente le narici, disgustandomi. Lo sputai lontano, come a volermi liberare di un qualcosa che mi assillava da anni, ma quell’amaro che sentivo in bocca non se ne andò, anzi, sembrò restare per ricordarmi il sapore della realtà. Lo stomaco mi si rivoltò dallo schifo. Guardai il mio riflesso in una pozzanghera agitata dall’acqua che cadeva, e per la prima volta sentii il peso di ciò che era diventata la mia vita: un qualcosa di cui non mi sarei mai potuto liberare. Mi resi conto che tutto questo avrebbe finito per consumarmi e dopo tanti anni mi sentii di nuovo solo.”

“L'anima si ribella mentre gli occhi si chiudono. Il buio la inghiotte e niente disturba più il suo sonno. Voleva rispondere al bacio, voleva davvero farlo. Ma adesso non importa. Ora si gode la pace trovata. In quel limbo dov'è rinchiusa niente la turba, niente. E le paure scivolano via. Perdono consistenza, spariscono. Una pace artificiale l'ammanta e la stringe piano. La culla e le sussurra dolci parole placando la sua rabbia. Lucy rimane inerme tra le braccia di Nico che ancora la stringe. Oltre le palpebre chiuse un mondo fatto di foschia accarezza la sua mente stanca e provata. Lucy si lascia trasportare in quel vuoto. Grata di annullarsi e poter dimenticare. Lascia andare i suoi timori. Le sue ansie e i suoi tormenti. Tutto si confonde e tutto si trasforma. Adesso nulla è più come prima. Nemmeno i ricordi.”